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A dieci anni dalla sua scomparsa
In ricordo di Silvestri ingegnere e storico

prof. ing. Pierangelo Andreini  
 

 

Massimo esponente dell’ ingegneria nucleare in Italia e storico insigne, Mario Silvestri non ha ottenuto, come spesso accade, i riconoscimenti che il suo genio meritava.
Innamorato degli studi classici aveva scelto viceversa un indirizzo universitario scientifico, proponendosi di acquisire da autodidatta una
più vasta cultura in campo umanistico.
E tra scienza pura e scienza applicata, aveva optato per quest’ ultima “per prosaiche considerazioni sulle future possibilità di lavoro”. Nel giugno ’41, non ancora ventiduenne, divenne ingegnere elettrotecnico presso il Politecnico di Milano, con medaglia d’oro quale miglior laureato.
Poco dopo fu coinvolto nella seconda guerra mondiale, come
sottotenente in Slovenia e, successivamente, nelle formazioni clandestine che dovevano proteggere gli impianti industriali di Milano dalle ritorsioni dei tedeschi in ritirata.
Da queste esperienze acquisì una “tranquillità spirituale di fronte agli eventi più tragici e straordinari” - come egli soleva dire – e trasse stimolo per rendersi consapevole del periodo storico in cui il destino l’
aveva immerso.
I suoi meriti patriottici gli fruttarono un posto di altissima dirigenza all’ Azienda Elettrica Municipale di Milano, ma ben presto rinunciò a “fare il generale” per cominciare dalla gavetta, comeimpiegato alla Edison.
Qui gli fu chiesto di studiare il funzionamento della bomba nucleare lanciata su Hiroshima il 6 agosto ’45. Dopo sei mesi di intense
ricerche e conversazioni con gli amici della Facoltà di Fisica, Giorgio Salvini e Carlo Salvetti, e con il loro maestro Giuseppe Bolla, potè consultare il “Rapporto Smith”, il libro bianco americano sul programma nucleare militare (il celebre “progetto Manhattan”), che
il prof. Edoardo Amaldi aveva ottenuto negli Stati Uniti e distribuito ai colleghi italiani.”
C’era materia per discutere: la fissione nucleare poteva rappresentare una nuova fonte di energia. Mi assunsi l’impegno di portare il
problema all’ attenzione della Edison”, ricordava Silvestri.
Qui trovò ascolto, soprattutto da parte dell’ ingegnere De Biasi, attento alle novità. “Ma tutti eravamo convinti dell’ enormità dell’
impresa, anche limitata al solo obiettivo di riprodurre la reazione a catena autosostenentesi, che Enrico Fermi aveva realizzato a Chicago il 2 dicembre 1942”. De Biasi cointeressò l’ Adriatica di
Elettricità, la Fiat, la Falck, persino la nemica Montecatini, e successivamente la Pirelli.
Nel novembre ’46 queste Società fondarono il Cise di Segrate, con lo scopo di svolgere studi ed acquisire esperienze nel campo dell’ energia nucleare; il ventisettenne Silvestri figurava tra gli “scienziati promotori” dell’ iniziativa (era stato proprio lui a convincere gli industriali elettrici a scommettere sul nucleare).
Al Cise sviluppò studi, che ottennero poi riconoscimenti internazionali, in particolare sulla separazione isotopica (degli isotopi dell’
idrogeno e dell’ ossigeno), ed elaborò i presupposti per la realizzazione di un reattore nucleare di concezione italiana, il CIRENE ( CIse REattore a NEbbia): una macchina alimentata con
uranio naturale, moderata con acqua pesante e refrigerata con acqua naturale in cambiamento di fase, fluente entro tubi in pressione. All’ inizio del ’53, raccontava Silvestri, “lo Stato si accorse che esisteva l’ energia nucleare, che esisteva il Cise e che doveva occuparsi della materia.
Lo fece cercando di monopolizzare tutto, di demolire il Cise dal di dentro, comprando i suoi tecnici dal difuori, e per un
pelo non ci riuscì”.
Fortunatamente la Comunità europea finanziò il progetto Cirene
nelle sue esigenze essenziali di ricerca, poi anche il Comitato Nazionale dell’ Energia Nucleare lo accettò come asse portante del programma di ricerca italiano.
La messa in esercizio sperimentale del prototipo di reattore fu però bloccata nel 1987 a seguito del referendum nazionale sull’ energia nucleare, e una prematura fine, per la stessa ragione, fece la centrale “Enrico Fermi” di Trino Vercellese, che pure era stata realizzata con grande concorso di Silvestri. Nel frattempo egli aveva svolto un’ intensa attività accademica: aveva organizzato, con il prof. Bolla, il primo corso di laurea in Ingegneria nucleare al Politecnico di Milano, a cui diede un impulso fondamentale, divenendo titolare dal 1961 della cattedra di impianti nucleari; aveva diretto poi l’Istituto di Fisica Tecnica, ricoprendone la cattedra, e nel 1980 ricoperto per primi in Italia la cattedra di Energetica, da lui stesso concepita e tenuta fino al 1989.
Eletto presidente del Comitato Tecnologico del Cnr, ricoprì l’ incarico per due legislature (1972-1982) e ciò gli consentì, tra l’ altro, di ideare e dirigere nella fase iniziale il progetto finalizzato “Energetica”, che nell’ arco di dieci anni sviluppò ricerche su tutti gli aspetti della produzione ed utilizzo dell’ energia.
Fra i campi di studio ai quali Silvestri ha apportato un c o n t r i b u t o
fondamentale ricordiamo la sopraccennata separazione isotopica e l’
ideazione del reattore Cirene; da quella concezione seguirono molti lavori originali, che egli condusse con un numero crescente di allievi, sul trasporto di massa e calore, sulla termoidraulica dei deflussi bifase (in particolare sul flusso bifase ascendente, specialmente in quel regime che venne definito anulare-disperso), sullo sviluppo delle celle a combustibile. All’ imponente attività scientifica, testimoniata da oltre 200 memorie scientifiche e da vari manuali di termodinamica,
Silvestri ha affiancato un’ intensa attività umanistica, tradottasi nella pubblicazione di numerosi volumi sulla storia d’ Italia. Ad essa si è dedicato con il dichiarato intento di “ritrovare nell’ analisi del passato le costanti di una vicenda collettiva e del carattere di tutto un popolo”.
Già nel 1968 uscì il primo volume “Isonzo 1917”, sono seguiti poi “La decadenza dell’ Europa occidentale 1890- 1946” (4 vol., 1977-1982), “Cento anni di storia d’Italia 1861-1961” (3 vol., 1980- 1983), “Storia parallela” (1981), “Caporetto:una battaglia e un enigma” (1984), “La vittoria disperata” (1991) e “Riflessioni sulla grande guerra” (1992). Sono opere in cui egli analizza con grande cultura, distacco e virtuosismo documentale le più dettagliate problematiche economiche e tecnologiche, oltre che le strategie e i comportamenti umani, riuscendo nel difficile compito di accompagnare il rigore scientifico
a uno stile limpido e scorrevole, comprensibile ai più. Incentrati invece sulla questione energetica e, in particolare, sulla dissennata politica dell’ apparato pubblico italiano, sono Il costo della Menzogna: Italia nucleare 1945-1967 (1968) e Il futuro dell’ energia (1988). In quest’ ultima opera, tuttora di grande attualità, Silvestri invita la classe politica italiana (ma anche gli scienziati, i tecnici e tutte le parti sociali) ad effettuare in tema di energia scelte che affrontino il problematico futuro “guardando agli interessi della nazione anziché della fazione”.
A dieci anni dalla sua scomparsa e tuttora forte il ricordo della Sua persona, come forte è la riconoscenza dei numerosi allievi e collaboratori per l’ insegnamento del Maestro: ricercare instancabilmente il “perché” delle cose, cogliere l’ essenza delle verità che devono ispirare scelte e comportamenti, il lavoro come testimonianza e come servizio alla comunità civile.