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La
Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa collabora per far nascere una
squadra di "umanoidi"
Tra cinquant'anni calciatori robot affronteranno i campioni
del mondo |
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Franco Cianflone |
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PISA - L’ancestrale desiderio degli uomini di disporre di uno
“schiavo” meccanico che potesse fare al suo posto lavori
pesanti, noiosi o ripetitivi, è ora realtà, grazie alle
recenti realizzazioni di “robot”. Con questo termine,
derivato dal cecoslovacco “robota”, il cui significato
letterale è “lavoro forzato”, s’indicano
tutte quelle macchine più o meno complesse, con molti gradi
di libertà, che possono sostituirsi all’uomo e compiere
lavori di vario genere. I robot non si affaticano, non si distraggono,
non sono mai stanchi e non vanno in depressione se agiscono in modo
reiterato e tedioso.
Sin ora i robot si presentavano come scatole metalliche, di varie
dimensioni, dotati di braccia snodabili e pinze di manipolazione.
Ben poco avevano da spartire con i robot antropomorfi dei film di
fantascienza (Guerre Stellari docent). Questo sino a poco tempo fa.
Oggi a Pisa, la Scuola Superiore S. Anna, in collaborazione con la
Waseda University di Tokyo, una delle più prestigiose università
private giapponesi, è stato avviato un Programma Esecutivo
di Cooperazione Scientifica e Tecnologica tra Italia e Giappone, per
le attività di un Laboratorio Congiunto sulla Robotica Umanoide.
L’inaugurazione del primo nucleo del Laboratorio Congiunto,
denominato RoboCasa, è stata fatta agli inizi d’aprile,
in occasione della missione a Tokyo del Ministro Letizia Moratti.
Il futuro è già cominciato: la linea evolutiva seguita
dal Giappone è rappresentata dalla sfida, lanciata pubblicamente
nel 1997 dall’associazione “RoboCup”, di realizzare
una squadra di calcio composta da robot umanoidi in grado di competere
nel 2050 con la squadra “umana” campione del mondo.
Il Giappone è il primo paese al mondo per numero di gruppi
di ricerca e d’industrie impegnate nello sviluppo e nella commercializzazione
di robot ispirati ai sistemi biologici (robot umanoidi e “animaloidi”).
In Italia la ricerca affronta aspetti scientifici diversi, focalizzandosi
sullo studio delle problematiche legate all’applicazione della
robotica nelle neuroscienze, o “neuro-robotica”, per lo
studio dell’Uomo e la comprensione del funzionamento del cervello
umano.
“Svolgere ricerca congiunta sulla robotica umanoide –
dichiara il professor Riccardo Varaldo, direttore della Scuola Superiore
Sant’Anna, - offre la possibilità di affrontare tematiche
scientifiche di avanguardia, di perseguire sinergicamente obiettivi
di ricerca ambiziosi e ottenere risultati che vadano oltre le prospettive
che le due strutture possono porsi singolarmente. Inoltre, la possibilità
per i ricercatori italiani di svolgere studi in questo settore direttamente
in Giappone offre l’opportunità di sviluppare tecnologie
innovative in un ambiente decisamente fertile.
Data la complementarietà degli approcci e dei risultati dei
due gruppi coinvolti, la ricerca congiunta è strutturata in
modo da sfruttare la massima sinergia tra le competenze e le attrezzature
disponibili. In particolare, la sinergia sarà sfruttata integrando
a RoboCasa una piattaforma robotica umanoide a partire dal busto con
due braccia e testa, equipaggiato con due mani dotate di sensori tattili
sviluppate all’ARTS Lab del Polo Sant’Anna Valdera, che
curerà anche l’elaborazione dei dati sensoriali, tattili
e visivi, finalizzata alla coordinazione dei movimenti di presa e
manipolazione delle braccia”.
Il gruppo dei ricercatori italiani è composto da 4-5 unità
che potranno aumentare, in funzione del volume d’attività
di ricerca.
A differenza del Giappone, dove governo e industria hanno creduto
nello sviluppo di robot per applicazioni di servizio e hanno investito
prima in robot per protezione civile, per operazioni in centrali nucleari
e in ambienti sottomarini e poi sulla “robotica umanoide”,
in Italia si è preferito proseguire nell’innovazione
incrementale dei robot industriali visti come evoluzione delle macchine
utensili e dei sistemi robotici per l’automazione.
“L’obiettivo – spiega ancora il professor Varaldo
- è costruire macchine “umanoidi” meccatroniche
con funzionalità avanzate (quali la capacità di correre
su un campo di calcio e di pianificare e coordinare strategie di gioco.
Quest’attività ha una valenza scientifica e tecnologica
paragonabile al programma “Apollo” che condusse alla prima
missione umana sulla Luna. La realizzazione di robot umanoidi non
rappresenta solo un traguardo di ricerca, ma può trainare applicazioni
industriali nel medio-lungo termine, in contesti diversi”.
Lo sviluppo di sistemi complessi come i robot umanoidi richiede competenze
profondamente interdisciplinari per progettare dispositivi e macchine
meccatroniche, costituiti dall’integrazione armonica di meccanismi,
sensori, attuatori, controllori immersi, sorgenti di energia e interfacce
uomo-macchina. Attraverso la ricerca sulla robotica umanoide, il Giappone
punta anche a formare progettisti “meccatronici” in grado
di dominare e integrare armonicamente discipline tecniche, in Italia
spesso considerate (e insegnate) separatamente, quali la meccanica,
l’elettronica, l’informatica, i controlli. Queste nuove
e moderne figure di ingegneri meccatronici potranno assicurare all’industria
un importante vantaggio competitivo.
Fra i vari progetti oggi in corso, c’è lo studio di una
testa robotica in grado di riprodurre i movimenti del collo e degli
occhi umani, per seguire con lo sguardo oggetti di interesse ed esprimere
emozioni attraverso movimenti facciali. Ci si propone di sviluppare
un robot in grado di parlare, mediante emissione e modulazione di
aria.
Il Giappone investe nella ricerca robotica circa 8 milioni di Euro
all’anno.
La maggior parte degli sforzi di ricerca accademici in Europa è
rivolta a tematiche abbastanza tradizionali (robotica mobile -soprattutto
su ruote-, visione, manipolazione, robot per e per applicazioni spaziali;
ecc.), mentre quella industriale si focalizza sulle tematiche dell’automazione.
Le ragioni di questo scarso impegno sono molteplici e si riconducono
alla propensione delle industrie europee a impegnarsi in ricerche
con ricadute applicative e allo scetticismo della cultura europea
verso le macchine antropomorfe. Inoltre, l’Italia e l’Europa
non hanno più una rilevante presenza industriale nel settore
della elettronica di consumo, che è proprio quello che in Giappone
influenza lo sviluppo di robot umanoidi.
“Vi sono alcuni aspetti della ricerca e dello sviluppo industriale
della robotica umanoide – conclude il Prof. Paolo Dario, direttore
del Polo Sant’Anna Valdera (PSAV), la struttura che ospita i
nuovi laboratori di ricerca - ai quali l’accademia e l’industria
italiana e europea potrebbero contribuire in modo significativo.
Il primo riguarda le competenze interdisciplinari e transdisciplinari
richieste al progettista dei nuovi robot umanoidi. A differenza di
quanto avveniva nel caso del progettista di robot industriali, esclusivamente
rivolta a utenti tecnici, la nuova figura di ingegnere progetterà
robot concepiti per lavorare insieme all’uomo. Si dovranno tenere
in grande considerazione alcuni aspetti non sempre familiari all’ingegnere
tradizionale, quali l’analisi di fattori culturali, psicologici,
antropologici, il design estetico e funzionale, ecc. La cultura umanistica
europea costituisce una solida base per affrontare questo genere di
problemi in modo soddisfacente e originale.
Un secondo aspetto interessante riguarda il processo, che si sta già
verificando e ancor più si potrebbe sviluppare in futuro, di
progressivo avvicinamento fra robotica e neuroscienze. Infatti i robot
animaloidi e umanoidi possono essere visti non solo come macchine
utili o divertenti, ma anche come piattaforma fisica usabile molto
efficacemente per studiare e sperimentare modelli di componenti (per
esempio, gli organi di senso), di sottosistemi (gli organi di presa),
di funzionamento (l’apprendimento del cammino o del coordinamento
visivo-motorio), e di sistemi biologici complessi. Questo approccio,
che conduce alla nascita di aree di ricerca affascinanti e tecnologicamente
avanzatissime, profondamente transdisciplinari (come la “robotica
antropomorfa” o “biomedica”, e la “biomeccatronica”),
rappresenta un importante contributo dell’Italia al progresso
della ricerca in questo settore”.LA SCUOLA SUPERIORE SANT’ANNALa
Scuola Superiore Sant’Anna è un istituto universitario
autonomo a statuto speciale, che opera nel campo delle scienze applicate
per promuovere lo sviluppo della cultura, della ricerca scientifica
e tecnologica e dell’innovazione, e curare la formazione universitaria,
post-universitaria e quella continua, nonché assicurare la
costante interazione fra le attività di ricerca e di formazione
a beneficio dell’alta qualità degli studi.
La Scuola si articola al suo interno in due rami: Classe di Scienze
Sociali (con discipline Economia, Giurisprudenza e Scienze politiche)
e Classe di Scienze Sperimentali (che comprende Agraria, Medicina-Chirurgia
e Ingegneria), cui fanno capo distinti settori disciplinari dei corrispondenti
corsi di laurea dell’Università degli Studi di Pisa.
La Scuola continua le antiche ed illustri tradizioni di precedenti
collegi, accogliendo studenti di facoltà non presenti nella
Scuola Normale Superiore, sui cui regolamenti è modellata la
sua attività didattica e la sua vita comunitaria, sempre con
l’obiettivo di formare alla ricerca scientifica e all’insegnamento
giovani studiosi particolarmente dotati. E’ notevole il gran
numero di professori universitari dell’Università di
Pisa e di altre università italiane che sono stati allievi
della Scuola. Da sempre, tuttavia, la Scuola ha riservato un’attenzione
particolare al mondo del lavoro in genere, rappresentato dalle istituzioni
pubbliche e dalle imprese, il quale, accanto alla carriera universitaria,
costituisce il naturale sbocco dei suoi allievi.
La valorizzazione dei risultati della ricerca è orientata al
potenziamento delle relazioni con il mondo industriale, finanziario
e della Pubblica Amministrazione.
La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha istituito Il Parco
Sant’Anna Valdera (PSAV), una struttura d’avanguardia
che costituisce l’ambiente ideale per svolgere attività
di ricerca e fondazione in settori ad alto contenuto energetico.
Il PSAV sorge su un’area donata dalla Piaggio e riconvertita
in scuola con contributi del MIUR, dell’UE, della regione Toscana
e del Comune di Pontedera.
Il PSAV, come centro per la ricerca d’avanguardia, ospita una
buona parte dei Laboratori della Scuola, che svolgono ricerca avanzata
nel campo delle nuove tecnologie, robotica, bioingegneria, biotecnologie,
microingegneria, ambienti virtuali, informatica, oltre che nell’innovazione
e nel marketing territoriale.
I Laboratori della Scuola sono inseriti in reti internazionali d’eccellenza
e vantano una consolidata esperienza di collaborazione con imprese,
enti locali e amministrazioni pubbliche.
Uno dei primi laboratori di ricerca attivati è ARTS Lab (Advanced
Robotics Technology and Systems Laboratory).
Il PSAV è anche dotato di Laboratori Biologici a elevato livello
tecnologico,
Altri laboratori sono Il CRIM (Center for Applied Research in Micro
and Nano Engineering), il PERCRO (Perceptual Robotics Laboratory)
svolgente ricerca nel campo di Ambienti Virtuali e Teleoperazione,
il RETIS (Real-Time Systems, laboratori per sistemi in tempo reale)
e altri, sui quali il Giornale dell’Ingegnere si riserva di
tornare per illustrare le ricerche svolte.
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