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Le dighe elementi fondamentali del nostro territorio
dell'ingegner Franco Sironi, membro del C.S.C. di questo Giornale
Le dighe nelle Alpi sono una componente del paesaggio. Come le malghe,
i laghetti, i rifugi. Sono state costruite subito prima, a cavallo
e subito dopo la guerra. Se i loro progettisti avessero deciso di
scendere dal Paradiso, dove certamente albergano, per andare al
Politecnico di Milano il 10 e 11 aprile al convegno organizzato
da Giulio Maier, eclettico strutturista, sarebbero restati a bocca
aperta ed avrebbero probabilmente avuto un' irritata reazione. "Cosa
sono tutti questi dubbi! Le nostre dighe, progettate con il regolo,
sono lì, belle come il sole, a sfidare i secoli come i ponti
degli antichi romani." "Non è vero" avrebbe
risposto Lombardi con la sua lieve, deliziosa, inflessione altoatesina.
Lui si occupa da una vita a cercare di collimare il progetto, o
meglio quello che doveva avere in testa il progettista, perché
tante volte il progetto non c'è, con la realtà. Le
deformazioni che la struttura subisce non coincidono con le previsioni
del progetto, quando ci sono, e provocano fessurazioni o carichi
sul sedime che possono essere preoccupanti se si vuole mantenere
la sicurezza a 10-5 (la probanilità di essere colpiti da
un meteorite mentre si passeggia). Del resto nel secolo scorso le
dighe hanno fatto nel mondo circa 5700 morti(inclusi i disastri
italiani del Gleno con 5oo vittime nel 1923 e della Val di Stava
con 269 vittime nel 1985), senza calcolare il Vajont in cui la diga
non c'entra. Per controllare e colmare questa discrepanza tra il
mondo delle idee e quello della realtà, i progettisti sono
oggi obbligati anche a progettare i metodi di controllo delle deformazioni
ed a prevedere l'installazione degli strumenti in apposite cavità.
I motivi di decadimento di una diga, quando è ben progettata
(è stata mostrata una diga fessurata per eccessivo sforzo
di taglio) sono ascrivibili a 3 cause:
- movimenti delle fondazioni
- dilatazione termica
- agressione chimica da alcali -aggregato
- fessurazioni da calore di idratazione del cemento
Sono problemi molto seri che hanno indotto la C.E.E. a varare un
progetto europeo di identificazione e censimento delle dighe. In
sintesi un approfondimento: I cedimenti delle fondazioni possono
essere causati da movimenti del sedime ma anche da sforzi anomali
dovuti alla deformazione termica della diga. Lombardi ha mostrato
i problemi di una diga a volte multiple (quelle fatte di tanti archetti
che scaricano su grandi contrafforti triangolari) in cui la dilatazione
termica di questi contrafforti provoca un innalzamento al coronamento
con pericoloso trasferimento del carico sulle fondazioni che non
è più uniforme ma concentrato alle estremità.
I problemi del rapporto con il terreno sono oggi oggetto di monumentali
progettazioni. Il sistema diga-terreno è concepito come un
tutt'uno ed analizzato con programmi ad elementi finiti che risolvono
sistemi con un milione di incognite. Il volume di sedime preso in
esame è di 4/5 volte superiore a quello della diga e a ben
vedere, è giustificato, se si pensa alla diga del Malpasset
che è crollata a causa di fessure nella roccia di una spalla
non sufficientemente prese in esame.
La dilatazione termica inoltre può provocare preoccupanti
incrementi nello stato tensionale del calcestruzzo.
Il calore di idratazione del cemento riguarda il modo di costruire
la diga. Se è gettata in grandi conci può raggiungere
un DT di 15/20° e se la temperatura esterna è elevata
al momento del getto, il calcestruzzo si consolda a temperature
di 40/50° per cui l'inevitabile contrazione invernale può
essere decisamente pericolosa per l'insorgere di fessure.
Per ovviare a questo inconveniente, si adottano accorgimenti vari.
Uno dei più curiosi è quello adottato dall'Impregilo
per la diga di Ertan nella quale l'inerte è mescolato con
ghiaietto di ghiaccio, quello del whisky and soda, per tenere freddi
i getti. Un altro metodo importante è il calcestruzzo rullato.
Ne parliamo poi.
La reazione alcali-aggregato può essere un affare molto serio.
Se n'è molto parlato. Il fenomeno in breve è il seguente;
l'acqua notevolmente alcalina imbeve il calcestruzzo, entra in combinazione
con il legante e gonfia provocando fessure. Marcello, figlio di
famoso padre, ha esaminato in dettaglio la diga di.Poglia.in Val
Camonica soggetta a quest'inconveniente. Sembra che la soluziobe
migliore sia quella da tagliare periodicamente i giunti, Il Servizio
Nazionale Dighe, che controlla 522 dighe di cui 137 in corso di
collaudo, ha un bel da fare per star dietro a tutti questi problemi
ed ai relativi controlli. Particolarmente interessanti i problemi
della strumentazione. Talvolta gli strumenti gridano al lupo per
interventi immediati, ma sono loro che devono essere curati. Esempio:
pendoli rovesci in cui il liquido è gelato oppure estensimetri
cablati in modo da registrare le variazioni di temperatura anziché
le deformazioni strutturali. Altro importantissimo problema è
l'interramento che provoca il blocco delle
paratoie con conseguenze che possono essere gravissime. Ho lasciato
per ultimo il tema del calcestruzzo rullato perché riguarda
il prof. Costantino Fassò. Dimostrazione vivente della non
proporzionalità tra età ed invecchiamento. Fassò
ha insegnato a tutti come si fanno le dighe e tutto lo scibile dei
problemi idraulici. E' stato incaricato di progettare un'importante
diga sul Monte Nieddu dalle parti di Cagliari e naturalmete ha scelto
subito quanto di più innovativo si potesse trovare. Il calcestruzzo
rullato.
Per la verità non è proprio una novità ma la
variante dell' importante diga dell' Alpe Gera progettata durante
la guerra da Gentili. La novità consiste nel gettare il calcestruzzo
anziché a conci, a strati come si fa per le strade, salvo
che lo spessore degli strati è maggiore, circa 70 cm., e
poi rullato con i normali rulli stradali (all'Alpe Gera gli strati
erano vibrati). Questo sistema risolve alla radice il problema del
calore di idratazione perché l'ampia superficie lo disperde.
I giunti vengono realizzati successivamente mediante tagli verticali
con filo. Fassò ha avuto quest'incarico 10 anni fa. "More
solito" nulla è accaduto e lui ha aspettato a pié
fermo. Adesso il progetto è stato appaltato ed i lavori sono
iniziati. Il calcestruzzo previsto ha un dosaggio assai basso: 105
kg./mc.
con abbondante aggiunta di silice da fumi, ma le centrali a carbone
italiane sono ovviamente fatte per fare kWh e non silice da fumo
ed allora si deve cercarla fuori. perché la qualità
non soddisfa. Per utilizzare questi fumi deve litigare con le imprecisioni
delle norme e, ci volete credere, litiga anche con l'impresa. Tantissimi
carissimi auguri.
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