Chiarimenti per i professionisti che non hanno la partita Iva

 

In seguito alla confusione che si è generata tra gli iscritti dopo la pubblicazione, da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, della Nota n. 448 “Professionisti iscritti ad albi e prestazioni occasionali”, il Centro Studi ha ritenuto doveroso intervenire con una serie di chiarimenti in merito all’argomento in questione. La Nota si pone l’obiettivo di fornire ai colleghi non titolari di partita Iva, uno strumento utile a valutare se le prestazioni realizzate o da realizzarsi possano essere inquadrate tra quelle di natura occasionale o meno.

Secondo alcuni, invece, il documento avrebbe avallato un’apertura indiscriminata alle prestazioni occasionali quale strumento per eludere gli obblighi che derivano dallo svolgimento abituale di un’attività professionale. Gli aspetti principali della Nota sono i seguenti: l’iscritto all’albo che non eserciti in modo abituale attività di lavoro autonomo, cioè che non eserciti lavoro autonomo con regolarità, sistematicità e ripetitività, può svolgere attività di lavoro occasionale, cioè un lavoro saltuario ed episodico, non svolto con ripetitività, eseguito prevalentemente in proprio senza vincolo di subordinazione con il committente, senza la necessità di avere partita Iva; per determinare l’occasionalità della prestazione non si può ricorrere ai limiti di tempo e di remunerazione imposti dalla normativa sul lavoro occasionale (che impone una durata massima di 30 giorni del contratto e un compenso che non superi 5.000 euro nell’anno solare), in quanto tali disposizioni non valgono per le professioni intellettuali, per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali, secondo quanto espressamente previsto dal comma 3 dell’art. 61 del decreto legislativo 276/2003.

In questo senso, e solo in questo senso, le prestazioni occasionali per gli iscritti all’Albo non hanno limiti di tempo e di remunerazione. “E’ importante sottolineare che i limiti di tempo, di compenso e l’obbligo di possedere la partita Iva – spiegano Massimiliano Pittau e Luca Di Maio, che hanno provveduto a redigere il comunicato chiarificatore - vengono meno solo nel caso in cui gli iscritti ad un Albo professionale non svolgano lavoro autonomo in modo abituale, regolare, sistematico e ripetitivo e che, nello stesso tempo, intendano svolgere una prestazione occasionale, ovvero una prestazione non ripetitiva, svolta una volta ogni tanto, senza vincolo di subordinazione con il committente e caratterizzata anche dall’elemento dell’episodicità”.

E ancora: “Per determinare l’occasionalità della prestazione per un iscritto all’Albo occorre, quindi, valutare l’abitualità o meno della prestazione e la natura stessa della prestazione. La più recente giurisprudenza, ad esempio, ha considerato come reddito d’impresa (quindi attività svolta con abitualità) un importo di poco superiore a 3.000 euro poiché la prestazione si configurava come organizzata e composta di attività economiche tra loro collegate”. (R.D.S.)

 

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