Qualità professionale e certificazione

Secondo il Censis, in Italia vi sono 3,5 milioni di lavoratori che appartengono a professioni non regolamentate, ossia sprovviste di ordine o collegio. In tale situazione, sussiste la possibilità da parte di chiunque di esercitare le professioni non regolamentate, anche da parte di chi non possiede alcun requisito, poiché manca un sistema che permetta di garantire la qualità professionale di chi esercisce le prestazioni considerate. A tal proposito, l’UE ha fortemente stimolato un processo di regolamentazione, attraverso la Direttiva 2006/123/CE del 12.12.06 relativa ai servizi nel mercato interno (GUUE L 376 del 27.12.06), che propone quale mezzo il ricorso alla normazione volontaria. Nel nostro Paese vi è una proposta di legge presentata il 20 novembre 2008 alla Camera (n. 1934), che ricorda come l’articolo 15 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea colleghi inequivocabilmente il principio della libera iniziativa economica al principio della libertà professionale.

Concetti ai quali si lega l’altrettanto imprescindibile principio della libertà di scelta dell’utente. Nel frattempo, seguendo le linee guida CEN (Guide 14:2010), ASSOPROFESSIONI ha avviato, in collaborazione con l’UNI, l’iter della stesura di norme tecniche per ogni professione radicata nella nostra economia, al quale potrebbe seguire la certificazione indipendente e accreditata dal sistema regolato da ACCREDIA, l’Ente unico nazionale di accreditamento nato dalla fusione di SINAL e SINCERT. Tali certificazione permetterebbe al cittadino di distinguere il professionista competente e aggiornato dall’improvvisatore.

G.M.

 

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