La gestione delle riserve nell´esecuzione delle opere pubbliche

dott. ing. Ambrogio Carenzi

Il 13/12/2010 si è tenuto presso la sede della Fondazione Ingg. di Milano un convegno sulle riserve in ambito OO.PP., patrocinato da INARSIND di Milano e Lodi e dal Collegio Ingg. e Arch. di Milano. Di seguito si riporta una sintesi dell’intervento tenuto nell’occasione dall’Ing. Ambrogio Carenzi – Funzionario del Comune di Milano (il testo integrale è consultabile sul sito).

1 - LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Durante l’esecuzione di un’opera pubblica, l’appaltatore, può manifestare le proprie doglianze, mediante l’iscrizione di riserva sul registro di contabilità, nei modi e tempi previsti dalla normativa sui LL.PP.:

  • -il D.Lgs. n. 163/2006 - (artt. 239 ÷ 243), che integra e sostituisce la legge n. 109/1994 - (artt. 31 bis e 32);
  • -il DPR n. 207/2010 - (artt. 190 e 191), che integra e sostituisce il DPR n. 554/1999 - (artt. 131, 149 ÷ 151, 165, 174),
  • -il DM n. 145/2000 - (artt. 31 ÷ 34),
  • -il D.L n. 70/2011 (art. 4).

Qualora, nei successivi 15 giorni dalla data dell’eventuale “firma con riserva” del registro ciò non si verificasse, la richiesta di ristoro non avrà efficacia e si intenderà come non avvenuta e pertanto decaduta. Le doglianze così formulate, se non già transate, andranno poi confermate sul conto finale, dovendosi ritenere altrimenti abbandonate e non più efficaci: le partite contabilizzate s’intenderanno quindi definitivamente accertate e l’appaltatore decadrà dal diritto di far valere in qualunque termine e modo le riserve. E’ prassi comune che l’impresa sottoscriva il registro di contabilità all’atto di maturazione del SAL e successivamente in relazione certificato di pagamento (emesso entro 45 giorni dalla maturazione del SAL): in tali occasioni l’appaltatore può contestare la somma posta in liquidazione e le eventuali penali applicate. Ciò detto la riserva può esser di tipo:

  • 1.tecnica o contabile, là dove viene contestata la partita contabilizzata, o gli eventuali lavori non inseriti in contabilità;
  • 2.amministrativa o risarcitoria, là dove l’ipotetico danno deriva da anomalo andamento dei lavori, per fatti, eventi pregiudizievoli, non riconducibili a responsabilità dell’appaltatore.

In ogni caso la doglianza, così come previsto dall’art. 165, comma 3) del DPR n. 554/1999, deve esser circostanziata, tempestiva e contenere un’analitica valutazione economica dell’indennizzo, cui l’appaltatore ritiene di avere diritto. Il DL, preso atto della riserva così iscritta dall’appaltatore sul registro di contabilità, deve, entro il termine perentorio di 15 giorni (successivi alla data di esplicitazione della riserva), trascrivere le proprie controdeduzioni, verificando se modi e tempi di iscrizione delle riserve sono stati rispettati (verifica di tempestività):

  • 1. in caso negativo, tale doglianza è da ritenersi decaduta e come tale inefficace e quindi non accettabile e rigettata “in toto”,
  • 2. in caso positivo, provvede a darne immediata comunicazione al RUP, trasmettendo altresì, sotto forma di relazione riservata, un rapporto dettagliato sui fatti e gli eventi ed esprimendosi anche sulcomportamento dell’appaltatore in modo tale che il RUP possa attuare la verifica di ammissibilità e non manifesta infondatezza della riserva ai fini dell’effettivo raggiungimento del limite previsto del 10% rispetto all’importo di contratto.

2 - L’ITER GESTIONALE E LA CASISTICA

Insorta pertanto la contestazione, la casistica è la seguente: A) Riserva di importo complessivo = al 10% dell’importo contrattuale Si attua la procedura di accordo bonario, disciplinata dall’art. 240 del D.Lgs. n. 163/2006 ed introdotta per la prima volta nell’ambito dei LL.PP. dalla legge n. 109/1994 (art. 31 bis), si applicano cioè le norme acceleratorie in materia di contenzioso, che contemplano la possibilità di trattare e definire già in corso d’opera le doglianze così esplicitate dall’appaltatore, senza attendere il termine di ultimazione dei lavori. Il RUP, valutata quindi l’ammissibilità e la non manifesta infondatezza delle riserve, promuove la costituzione della “commissione riserve” (qualora l’importo del contratto stipulato è = di 10 milioni di euro), affinché la stessa formuli, acquisita la relazione riservata del DL e, ove costituito, dell’organo di collaudo (nominato ai sensi degli artt. 187 e 188 del DPR 554/1999), entro 90 giorni dalla costituzione della commissione, proposta motivata di accordo bonario ai sensi dell’art. 240, comma 5 del D.Lgs. n. 163/2006. Diversamente, se l’importo del contratto stipulato è < a 10 milioni di euro, la costituzione della commissione è facoltativa ed il RUP, in siffatta situazione, ne può far parte.

La “commissione riserve” è formata da 3 componenti in possesso di specifica idoneità professionale, nominati rispettivamente: -il primo, dal RUP (per la stazione appaltante) -il secondo, dall’impresa esecutrice (per l’appaltatore), -il terzo, di comune accordo dai due precedenti componenti già designati. Se l’appaltatore condivide la proposta, il RUP convoca le parti per la sottoscrizione dell’accordo bonario, in modo da definire ogni contestazione fino a quel momento insorta: tale accordo ha infatti carattere transattivo e le riserve così “risolte” non possono più esser riproposte per un successivo contenzioso, ai sensi dell’art. 149, comma 4) del DPR n. 554/1999 e dell’art. 240, comma 18) del D.Lgs. 163/2006.

Nel caso in cui la proposta notificata dal RUP, non fosse d’interesse per l’appaltatore, la risoluzione del contenzioso viene deferita:

  • - ad un arbitrato tra le parti, se, sul contratto d’appalto esiste la clausola compromissoria, di cui all’art. 150 del DPR n. 554/1999 eall’art. 34 del DM n. 145/2000, che demanda, la risoluzione dellacontroversia ad un collegio arbitrale, costituito da 3 componenti:
    • -il primo, nominato in rappresentanza della stazione appaltante,
    • -il secondo, nominato in rappresentanza dell’appaltatore,
    • -il terzo, di comune accordo scelto e nominato dai due precedenti arbitri già designati;
  • - ad un giudizio ordinario, presso il tribunale territorialmente competente sul luogo ove è stato stipulato il contratto, ai sensi dell’art. 20 del Codice di Procedura Civile, qualora il contratto non contenga la clausola compromissoria precedentemente evocata.

In entrambi i casi si allungheranno i tempi ed i costi per la definizione delle controversie rispetto a quelli legati alla risoluzione consensuale: ecco il duplice vantaggio della procedura di accordo bonario, introdotta per la prima volta con l’art. 31 bis dalla legge n.109/1994 e poi confermata dall’art. 240 del D.Lgs. n. 163/2006. B) Riserva di importo complessivo < al 10% dell’importo contrattuale. La trattazione delle riserve è rinviata alla fine dei lavori. Se l’importo del contratto stipulato è = di 10 milioni di euro, il RUP promuove la costituzione della “commissione riserve” al ricevimento del certificato di collaudo (entro 180 giorni) o di regolare esecuzione (entro 90 giorni), dopo la fine dei lavori, affinché venga formulata proposta motivata di accordo bonario entro 90 giorni dalla costituzione della commissione.

Viceversa se l’importo del contratto stipulato è < a 10 milioni di euro, la costituzione della commissione è facoltativa ed il RUP può esserne componente: la trattazione del contenzioso, è poi similare al precedente caso 2.a). Qualora il collaudo non venisse completato entro i 180 giorni dalla data di ultimazione dei lavori, così come previsto dall’art. 192 del DPR n. 554/1999, l’appaltatore, con istanza notificata, può richiedere che vengano definite le proprie riserve: in tal caso la stazione appaltante dovrà pronunciarsi entro i successivi 90 giorni. Di seguito si riporta un elenco non esaustivo delle cause più diffuse di riserva: 1. anomalo andamento dei lavori, rispetto alle previsioni del cronoprogramma, 2. applicazione di penali per ritardata esecuzione-ultimazione dei lavori, 3. opere non contabilizzate, oppure sotto stimate dal DL nel SAL, 4. errori progettuali (disegni, cronoprogramma, ecc.), che hanno prodotto incertezza-danni nell’esecuzione dei lavori e nella gestione del cantiere, 5. varianti in corso d’opera, che hanno recato, grave pregiudizio al regolare svolgimento dei lavori, 6. ritardata percezione dell’utile d’impresa per l’allungamento della durata contrattuale dei lavori (sospensioni, proroghe o novazioni), 7. adeguamento-ridefinizione dei prezzi (equo compenso) in relazione a lavorazioni, la cui quantità effettivamente realizzata è progressivamente aumentata oltre il quinto d’obbligo (20%), rispetto alle previsioni del progetto di contratto.

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