Progettazione, arriva lo studio di fattibilità pesante

Matteo Palo

Arriva lo studio di fattibilità pesante. Il ministero delle Infrastrutture ha appena completato il lavoro su uno dei provvedimenti di attuazione del Codice appalti più cruciali per ingegneri e architetti: il decreto sui livelli di progettazione che, in sostanza, andrà a rivedere i rapporti di forza tra gli elaborati che vanno redatti ai diversi livelli di avanzamento. La novità principale del testo è che muore il preliminare a favore del nuovo studio di fattibilità. Che diventa anche la fase nella quale andranno svolte tutte le indagini di contesto: analisi topografiche, urbanistiche, storiche, geologiche, sismiche, geognostiche.

Il lavoro tecnico sul provvedimento è stato completato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici già a luglio, dopo una serie di riunioni durate poco più di un mese, ed è stato poi girato al ministero dei Beni culturali e dell’Ambiente per il loro visto finale. Questo percorso ha prodotto un testo di 36 articoli che, nella sostanza, andrà ad attuare i principi sanciti dall’articolo 23 del Codice appalti, regolando il nuovo sistema dei tre livelli di progettazione. Si tratta di una novità strategica nella geografia del nuovo Codice, perché renderà possibile il completamento di altre parti della riforma, come l’introduzione dell’obbligo di Bim per alcune tipologie di opere.

La commissione del Consiglio superiore ha definito un sistema basato, anzitutto, sul nuovo studio di fattibilità tecnica. Quella del primo livello è l’innovazione maggiore, perché sostituirà il preliminare rafforzandolo in maniera consistente. L’idea di fondo del ministero è che stazioni appaltanti e imprese dovranno avere da subito a disposizione, con questo livello progettuale, un riferimento sia tecnico che economico che resti fisso e non venga modificato con il tempo. Il risultato di questo processo è che il progetto di fattibilità sarà più ricco del vecchio preliminare perché sarà completato con una serie di indagini che prima erano inserite nel definitivo. In pratica, tutta la serie di analisi di contesto che prima si facevano nel quadro del secondo livello adesso sarà inserita al momento della pianificazione delle opere, confluendo nello studio di fattibilità. Questa scelta manda per sempre in cantina il sistema dei preliminari troppo generici.

La revisione del primo livello influisce anche sui due successivi. In particolare, sarà il definitivo ad essere cambiato di più, perché tutti quegli elaborati che prima andavano presentati a corredo delle analisi di contesto adesso saranno spostati dal secondo al primo livello. Ne risulterà, quindi, un definitivo dal perimetro decisamente alleggerito. Ma conseguenze ci saranno anche sull’esecutivo, l’ultimo livello di progettazione. Questo resterà, a grandi linee, molto simile a come era prima. Anche se verrà corretto seguendo un’indicazione inserita proprio all’articolo 23 del Codice. Qui si punta a valutare il “ciclo di vita e della manutenibilità delle opere”. In base alle indicazioni del Consiglio superiore, in applicazione di questo principio, il nuovo sistema terrà più conto della fase di manutenzione delle strutture, rispetto a quanto avviene oggi.

 

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