Delusione e proteste dei mille delegati presenti a Palermo per l’assurda manovra estiva

Con un blitz il ministero fissa le tabelle dei corrispettivi

Licenziati in gran fretta e senza condivisione con Ingegneri e Architetti i nuovi parametri dei compensi per le gare di progettazione che restano inspiegabilmente facoltativi per le stazioni appaltanti

Matteo Palo

E' stata la coda velenosa del Congresso di Palermo. L’ultimo giorno di lavori, tradizionalmente dedicato alla mozione conclusiva e ai saluti, quest’anno ha riservato una sorpresa: dal palco del teatro Massimo il consigliere tesoriere del Cni, Michele Lapenna ha annunciato l’approvazione e la pubblicazione del decreto ministeriale sui nuovi parametri da porre a base delle gare di progettazione. La versione aggiornata del Dm 143/2013 è uno dei pezzi fondamentali del nuovo codice appalti, perché sarà il riferimento del mercato nei prossimi anni. Nonostante le attese, però, è stata licenziata senza nessuna condivisione con le categorie interessate. E, cosa più grave per i professionisti, conferma che il suo utilizzo resta facoltativo per le stazioni appaltanti: chi vorrà utilizzare altre metodologie di calcolo, potrà farlo senza problemi particolari.

Il decreto in questione è previsto dall’articolo 24 comma 8 del Dlgs 50 del 2016. Qui si stabilisce che un Dm della Giustizia, di concerto con il ministero delle Infrastrutture, approverà le tabelle dei corrispettivi “commisurati al livello qualitativo delle prestazioni di progettazione dei servizi di architettura ed ingegneria”. Si tratta della nuova versione del Dm n. 143 del 2013, approntato dopo un lavoro di mesi nel quadro del vecchio Codice appalti. La prima novità clamorosa, allora, è proprio l’approvazione improvvisa del provvedimento. Fino a pochi giorni fa tutti davano per scontato che, prima di lanciare questo nuovo Dm, sarebbe passato ancora qualche mese, dal momento che nessuno aveva notizia di bozze allo studio.

Il ministero, però, ha evidentemente cambiato linea all’improvviso, stimolato dalla necessità di rispettare le scadenze indicate dal Codice appalti. Qui, infatti, si fissa la dead line del 18 giugno per chiudere questo decreto. Da qui la decisione di procedere a un’approvazione inattesa, senza condividere il testo con ingegneri e architetti: “Siamo molto delusi e non comprendiamo le ragioni di questa decisione”, ha spiegato Lapenna a caldo tra le proteste dei circa mille delegati presenti a Palermo. Questo strappo appare ancora più evidente perché il vecchio testo era stato definito in stretta collaborazione con i progettisti.

Nel merito il decreto non fa altro che riprendere le tabelle del vecchio Dm n. 143 del 2013, riproponendo quindi i livelli di retribuzione già utilizzati negli ultimi anni. La novità più dura da digerire per i professionisti arriva nell’articolato. All’articolo 1, infatti, si stabilisce che i parametri del decreto “possono essere utilizzati  dalle stazioni appaltanti, ove  motivatamente; ritenuti  adeguati”. Viene, cioè, confermata l’interpretazione più sfavorevole ai professionisti, a scapito degli orientamenti di segno differente dell’Anac: non esiste alcun obbligo di fare riferimento al decreto per le amministrazioni. Le Pa che vogliano fare diversamente potranno determinare a loro piacimento i compensi delle gare pubbliche. Il blitz di via Arenula, insomma, conferma un orientamento che si è andato consolidando negli ultimi mesi: nonostante le sollecitazioni delle commissioni parlamentari e le indicazioni arrivate dall’Autorità anticorruzione in diverse sedi, i compensi da porre a base delle gare di progettazione non diventeranno obbligatori. Almeno per ora.

 

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