La Lectio di Renzo Piano

All'inaugurazione del 152esimo Anno Accademico del Politecnico di Milano


Una risposta di questo tenore non era affatto scontata. D'accordo, Renzo Piano è una archistar di fama mondiale, una celebrità. E quindi il suo ritorno al Politecnico di Milano, non poteva che essere un momento di grande emozione e un successo. Tuttavia merita di essere sottolineata l'accoglienza che gli studenti gli hanno riservato (e che lo stesso Piano ha calorosamente contraccambiato): un vero bagno di folla, immagini che in genere si vedono solo in occasione di qualche concerto rock di cartello.

Numerosi gli spunti offerti da Piano. Primo tra tutti, l'invito ai giovani: “Non dovete aver paura di rischiare, di sbagliare, di andare a lavorare all'estero per poi tornare in Italia con un bagaglio di conoscenze, perché è una fortuna essere nati in questo Paese”. E poi,ancora, il suo appello per uno spazio urbano più vivibile: “Oggi bisogna salvare le periferie. I prossimi 30 anni devono essere destinati a trasformare le periferie in città, perché se non lo facciamo sarà la barbarie”. Un compito che chiama in causa proprio l'architettura, disciplina che Piano ha definito come “l'arte del creare gli spazi per la gente e di ricercare la bellezza, che sfugge sempre”. Spazio anche a un ricordo personale: “Facevo una doppia vita, diurna e notturna. Di notte si occupava l'università, si cresceva nella protesta. Di giorno lavoravo in uno studio di architettura e studiavo; erano anni straordinari”.

A margine dell'inaugurazione c'è stato anche spazio per un ulteriore messaggio di ottimismo, questa volta nei confronti di Expo2015. “Credo che sarà un successo, Milano è una città capace di grandi cose. Non ho nessun dubbio sul fatto che Milano sarà capace di gestire al meglio questa occasione”.
Non è tuttavia mancata una dura presa di posizione sugli eventi di Genova. “Bisogna smetterla di parlare di fatalità: ognuno deve assumersi responsabilità precise e mettere la soluzione del problema come priorità assoluta nel tempo. A Genova il problema non è sapere che cosa fare, ma piuttosto quello di iniziare a fare”.

 

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