L’Ordine di Modena istituisce una “Commissione Sismica”

Donato Di Catino

Terremoti, frane, disastri idrogeologici: negli ultimi anni l’Italia, dall’alluvione di Sarno al drammatico evento sismico che ha coinvolto L’Aquila sino alle recenti frane in Calabria, è stata purtroppo interessata da una serie di tragedie che hanno dimostrato, ancora una volta, la vulnerabilità morfologica del nostro Paese, spesso accompagnata da scellerati piani edilizi che molte volte non hanno rispettato le più elementari norme di sicurezza.

A tal proposito, l’Ordine degli Ingegneri di Modena ha istituito una Commissione sismica per approfondire le tematiche scientifiche e tecniche, che sono alla base della progettazione e della costruzione di edifici in grado di resistere ai terremoti. La commissione vede la partecipazione attiva di oltre settanta professionisti operanti sul territorio provinciale. Il territorio di Modena, nonostante non sia stato interessato di recente da eventi sismici rilevanti o distruttivi, non è certo esente dal rischio sismico, specie nella zona montana e pedemontana. “La normativa vigente – dice Giorgio Serafini, responsabile della Commissione Sismica dell’Ordine degli Ingegneri di Modena - prevede che, entro il 31 dicembre 2010, debbano essere soggette a verifica tecnica tutte le costruzioni coinvolte nelle operazioni di protezione civile, ma anche gli edifici che possono ospitare un numero elevato di persone. Rientrano in questa categoria, ad esempio, le scuole di ogni ordine e grado, i cinema, le sale convegni, le discoteche, i musei, le biblioteche, gli stadi, le chiese, i mercati coperti, i centri commerciali e tante altre tipologie di edifici. La legge chiarisce che l’onere della verifica spetta ai proprietari, ma ciò che spaventa è l’elevato numero di costruzioni che risultano soggette a tale verifica: per il territorio modenese stiamo parlando di migliaia di costruzioni.

Si pensi a quanto risulti impegnativa, anche solo dal punto di vista finanziario, la verifica per un Comune di medie dimensioni, peraltro soggetto a ristrettezze economiche ed a difficoltà di programmazione finanziaria in relazione al cosiddetto patto di stabilità”. L’esperienza mostra che è proprio con l’attenzione costante al patrimonio edilizio esistente che la società può mantenere il controllo sui livelli di sicurezza delle costruzioni, con una incisività ben maggiore di quella che si raggiunge attraverso la sola verifica delle nuove costruzioni. “È un fatto - prosegue l’ingegner Serafini - che il patrimonio edilizio italiano si rinnovi con grande lentezza; la vita media di una costruzione abitativa, secondo le norme, è di 50 anni. Ma chi investe il proprio denaro in un edificio, si aspetta un suo utilizzo per un tempo molto superiore”.

Ecco che, allora, assume importanza rilevante il ruolo dei professionisti, ma anche la collaborazione dei cittadini, il cui compito sarà quello di verificare che non venga meno, da parte di nessuna delle committenze coinvolte, quella tensione e quell’impegno necessari a raggiungere questo indispensabile livello di conoscenza dell’affidabilità delle città italiane.

 

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