Nuovo codice della proprietà industriale: cambiano i rapporti tra Università e Ricerca

dott. ing Luca Iannantuoni

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri, verrà introdotto a breve il nuovo Codice della proprietà industriale. Modificato il rapporto tra Università e Ricerca industriale con riferimento alla titolarità delle invenzioni, inglobate le norme biotech, armonizzata la normativa nazionale sul brevetto con quella europea, corretti errori e refusi del vecchio Codice del 2005, il nuovo testo passa ora all’esame delle commissioni parlamentari, del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata delle Regioni. Novità più rilevante la titolarità delle invenzioni nate all’interno di atenei e centri di ricerca, che ora passa alle Università o agli Enti, dove il ricercatore potrà depositare la domanda a proprio nome solo se questi non provvedono al deposito entro sei mesi.

Inoltre il ricercatore godrà di un diritto di opzione nel caso in cui l’università o l’ente, depositato il brevetto, decida di metterlo sul mercato. Eliminata, dunque, la discriminazione tra il regime dei ricercatori dipendenti di aziende e quelli universitari. Per i dipendenti privati, inoltre, si stabilisce il diritto ad un ”equo premio” non solo in caso di brevetto, ma anche nel caso in cui il datore di lavoro decida di utilizzare l’invenzione in regime di segreto industriale. Un passo in avanti anche per quanto riguarda l’armonizzazione con la normativa europea verso il traguardo dell’esame preventivo della domanda da parte dell’Ufficio brevetti italiano; a rischio, invece, un aumento dei costi di deposito a carico dell’inventore. Per quanto riguarda i marchi depositati dalle amministrazioni locali, i proventi derivanti dallo sfruttamento commerciale dovranno essere destinati al finanziamento delle attività istituzionali o alla copertura degli eventuali pregressi disavanzi. Trasferite, inoltre, nel nuovo codice, le norme vigenti sulla brevettabilità delle biotecnologie.

 

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