Le biomasse scendono in campo per bilanciare il mix energetico

Davide Canevari

Ci sono anche le biomasse nell’agenda dei lavori del governo indiano, con un progetto ambizioso che chiama in causa, come ordine di grandezza, le migliaia di MW. “Per rispondere alla crescente domanda interna dell’India – ha annunciato nelle scorse settimane il Ministero per le New and Renewable Energy del grande stato asiatico – stiamo valutando la possibilità di installare 10 mila MW di impianti alimentati a biomasse entro i prossimi 10 anni. La causa di questa decisione non è imputabile solo all’accresciuto fabbisogno di elettricità, ma anche alla costante riduzione delle disponibilità di fonti fossili”.

L’auspicio è quello di rivolgersi soprattutto a surplus biomass, ovvero a residui di origine sia agricola, sia forestale, evidentemente per non entrare in conflitto con le produzioni alimentari. L’intenzione è comunque quella di realizzare una vera e propria filiera industriale controllata, con una maggiore programmazione – rispetto a quanto già oggi succede – degli approvvigionamenti. L’esperienza accumulata in questi anni ha dimostrato che il solo ricorso ai residui di coltivazioni - quali ad esempio il riso o il cotone - non permette un costante utilizzo degli impianti a pieno regime e pone inevitabili vincoli in termini di disponibilità.

Da qui la scelta di prevedere apposite piantagioni dedicate a supporto, in aree oggi degradate o abbandonate. Secondo alcuni studi sviluppati in ambito locale, con 150-200 ettari di foresta marginale o di terra degradata, convertita a colture dedicate, si potrebbe ottenere un raccolto annuo sufficiente per alimentare una centrale di produzione da 1 MW.

(Questa notizia è contenuta all’interno di un articolo di approfondimento “India e futuro energetico, la sfida è solo all’inizio” pubblicato nel numero 15-16 di Agosto)

 

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