Nuovo Codice appalti, ed è subito Decreto correttivo

In bilico gli accordi quadro per la progettazione

di Matteo Palo

Lo strumento, introdotto dal nuovo Codice appalti e sperimentato per la prima volta dall’Anas con una serie di bandi estivi, potrebbe essere la prima vittima dell’opera di monitoraggio sull’attuazione della riforma, lanciata dal Governo in collaborazione con le commissioni parlamentari di Camera e Senato. Dopo le critiche dei professionisti, infatti, il Parlamento si prepara a muovere i suoi passi, chiedendo spiegazione all’Anas sulle modalità con le quali è stato utilizzato questo meccanismo. La revisione degli accordi quadro, allora, sembra già destinata a entrare nel correttivo in calendario per aprile del 2017.

Ma andiamo per gradi. L’accordo quadro per la progettazione è stata una delle grandi novità della riforma degli appalti. Prevede la possibilità di affidare incarichi di progettazione anche sulla base di accordi aperti ed è stato utilizzato per la prima volta in assoluto da Anas che, tra luglio e agosto scorso, ha pubblicato a più riprese alcune chiamate, sia per la progettazione esecutiva che per altre fasi, come le indagini geologiche. Le modalità con le quali sono state strutturate le chiamate hanno, però, immediatamente sollevato i dubbi dei professionisti. In sostanza, viene selezionato un solo operatore per una macro area (ad esempio, il Centro Italia).

A questo operatore, che dovrà rispettare requisiti di fatturato molto stringenti, viene affidato il compito di svolgere incarichi per un periodo di diversi anni. Un assetto che esclude un’ipotesi che era stata fatta in sede di definizione dei bandi: la selezione di più di un vincitore, in modo da tutelare le esigenze di concorrenza e di mercato. Ed è proprio guardando a queste esigenze che si sono immediatamente sollevate le rimostranze dei professionisti: per loro, infatti, la scelta di un solo soggetto (una società o uno studio) per aree di dimensioni così vaste e per importi così elevati va in direzione opposta a quelle che sono le indicazioni dell’Anac. Anziché aprire il mercato ai progettisti piccoli e medi, con gli accordi quadro si offre una clamorosa opportunità di limitare la concorrenza, a beneficio delle grandi società di ingegneria. Inoltre, bisogna considerare che il meccanismo dell’accordo quadro nasce per i servizi ripetitivi e, se applicato alla progettazione, rischia di abbassarne drasticamente la qualità. Da qui è arrivata una richiesta di riforma dell’istituto, che la Rete delle professioni tecniche ha formalizzato nel corso della sua audizione davanti alle commissioni parlamentari. Una richiesta che non è caduta nel vuoto. Sia il presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci che il relatore del Ddl delega al Senato, Stefano Esposito hanno espresso la volontà di chiedere chiarimenti ad Anas sull’utilizzo dell’istituto. La posizione della società, dalle indiscrezioni che emergono in questi giorni, è quella di difendere bandi che non hanno fatto altro che applicare le norme. Probabilmente, allora, sarà compito del decreto correttivo, atteso per aprile del 2017, rimettere mano allo strumento e limitare il suo raggio d’azione, per tutelare i professionisti più piccoli.

 

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