11 - 2016 | Federazione umbra
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L’appello di Simone Monotti, presidente della Federazione umbra, all’indomani del terremoto

“Edifici storici, ricostruirli fedelmente per rispettare la storia della nostra terra”

di Roberto Di Sanzo

Un disastro dopo l’altro. Al terremoto che aveva colpito lo scorso 26 agosto il Lazio e le Marche, ecco il recente evento sismico che ha dilaniato parte dell’Umbria, delle Marche, ancora Lazio e Abruzzo. Paesi come Norcia hanno subito danni incalcolabili, con decine di edifici crollati, migliaia di sfollati e la magnifica basilica di San Benedetto che ormai non c’è più. L’unica nota positiva è che non ci sono state vittime. Come spiega Simone Monotti, presidente della Federazione Umbra degli ingegneri, “Ciò deriva dal lavoro fatto in molti casi dopo il sisma del 1997 ma anche e paradossalmente dalla tipologia di sviluppo di questo sciame sismico. In effetti da un lato il susseguirsi di scosse di elevata magnitudo ha determinato un accumularsi del danno plastico sugli edifici che ne ha poi determinato il lesionarsi o il collasso.

Dall’altro lato però ciò ha fatto sì che molti edifici fossero già inagibili e quindi vuoti dopo la scossa del 24 agosto o abbandonati per precauzione dopo quella del 26 ottobre”. Da un punto di vista ingegneristico sarà necessario iniziare prontamente una ricostruzione ottimizzata capace di adeguare il tessuto edilizio alle prestazioni imposte dalla Normativa Sismica vigente. “Per gli edifici di pregio storico – continua Monotti - la situazione è più complicata e si dovrà intervenire di concerto con la Sovrintendenza del MIBACT. Immagino che, come è usuale in questi casi, si aprirà un duro dibattito per gli edifici di pregio totalmente o quasi interamente collassati. Secondo una certa scuola di pensiero infatti ricostruire fedelmente tali opere darebbe luogo a ‘falsi storici’. Personalmente rispetto l’opinione di tutti ma la mia è che in casi come questo si debba restituire l’esatto aspetto estetico originale per rispetto della storia e della cultura del luogo. Ovviamente per le questioni strutturali non è invece possibile mantenere un approccio filologico conservando cioè materiali e tecniche costruttive nel tempo.

Ciò proprio per la prevenzione antisismica necessaria. Sul piano estetico invece ciò andrebbe fatto e non sarebbe certo una novità. Penso al Teatro Petruzzelli di Bari o al Teatro ‘La Fenice’ ed al campanile di San Marco entrambi a Venezia solo per citarne alcuni. Quel che è certo è che occorre agire prontamente per evitare il rischio che vengano a generarsi dei veri e propri paesi fantasma”. Nella fase emergenziale il contributo degli ingegneri umbri, che come noto hanno aderito al progetto IPE (Ingegneri per la Prevenzione delle Emergenze), coordinato dal CNI e dalla Protezione Civile, assieme a tutti gli altri colleghi d’Italia, è stato davvero prezioso.

“I circa 60 ingegneri dell’unità dell’Umbria - conclude Monotti - hanno dato un contributo notevole e moltissimi colleghi hanno rinnovato la loro disponibilità in tal senso. Purtroppo tutti gli edifici giudicati agibili dopo l’evento di agosto dovranno essere nuovamente esaminati il che aumenta esponenzialmente il lavoro da fare e da rifare. A tal proposito è doveroso un ringraziamento alla collega Patrizia Angeli ed a tutti i componenti dirigenziali dell’IPE per il duro lavoro che stanno facendo da mesi”.

 

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