12 - 2015 | Ordine degli Ingegneri di Palermo
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Dissesto idrogeologico -  Il grido di allarme di Giovanni Margiotta, presidente dell’Ordine di Palermo


“In Italia manca ‘programmazione’ e rispetto per il bene pubblico”

Roberto Di Sanzo

In Italia manca la cultura della manutenzione ed una seria e concreta programmazione per quanto concerne la gestione del patrimonio edilizio e del territorio. Ne è convinto Giovanni Margiotta, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Palermo, particolarmente coinvolto in tematiche di stringente attualità soprattutto in una regione, la Sicilia, recentemente spesso in prima pagina per casi di crolli di viadotti e mal gestione della risorsa ambientale.

L’Italia è un Paese fragile: quali interventi sono necessari per dar vita ad una decisa e mirata politica contro il dissesto idrogeologico?
A prescindere dalle strategie di intervento, la verità è che nel nostro Paese manca una vera cultura della manutenzione ed una seria politica di programmazione. Spesso purtroppo non si è neanche a conoscenza della situazione reale delle emergenze presenti sul territorio nazionale e locale. E si interviene a giochi fatti, quando ormai il disastro idrogeologico è cosa fatta, come già accaduto proprio in Sicilia. Bisognerebbe dunque partire dal rispetto per il territorio e delle sue esigenze: quante abitazioni, quanti immobili sono stati realizzati negli anni là dove invece non dovrebbero esserci per pericolo di crolli e frane?

Lo scorso mese di agosto il Governo ha stanziato oltre 1 miliardo e 300 milioni per dare fattività al piano contro il dissesto idrogeologico, dei quali 90 destinati alla Sicilia: secondo lei si tratta di una cifra sufficiente?
Probabilmente non saranno abbastanza per colmare tutti gli errori, le falle e le emergenze che negli anni si sono accumulati in ogni parte d’Italia. Eppure se esistessero politiche programmatiche e indagini conoscitive approfondite sulla situazione idrogeologica del nostro Paese, allora anche in Sicilia 90 milioni di euro potrebbero essere davvero utili per ripristinare situazioni delicate e molte volte disperate, a favore dell’incolumità delle persone.

Oltre il 70% degli edifici siciliani è a rischio idrogeologico, una situazione davvero allarmante…
Una situazione figlia della mancanza di cultura della manutenzione, mi devo ripetere ma è la semplice e pura verità. La Sicilia ha un patrimonio edilizio notevole e spesso dall’elevato livello storico e artistico; senza contare, naturalmente, un paesaggio naturale ed ambientale di rara bellezza. Ebbene, le strategie di intervento portano molte volte ad interventi a pioggia, che quasi mai si focalizzano sulle urgenze più stringenti. Scontiamo scelte non adeguate e fallimentari da parte degli amministratori e di tutti coloro che si occupano del bene pubblico; in questo ambito anche gli ingegneri hanno le loro colpe, è inutile sottrarci.

Dunque quale può essere l’apporto degli ingegneri per cercare di porre un freno ad una situazione emergenziale?
Gli ingegneri hanno le competenze per fornire un contributo importante per la gestione del territorio e del patrimonio immobiliare. Esistono però ancora dei limiti, che coinvolgono anche i rappresentanti della nostra categoria: insomma, ci vuole maggior attenzione al bene pubblico ed innalzare la propria coscienza civica. Sa come si dice da noi in Sicilia? Quel che è mio è mio, quel che è di tutti è di nessuno. Ecco, bisogna invertire nettamente questa scuola di pensiero ed avere un’educazione al rispetto della collettività. Uno sforzo che deve obbligatoriamente coinvolgere anche gli ingegneri.

In Sicilia fanno scalpore i crolli dei viadotti delle autostrade, da quello di Favara allo Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento, sino a quello dell’Himera su un’arteria fondamentale come la Palermo-Catania: è possibile che non si potevano prevedere disastri del genere?
Tutte situazioni note, delle quali si conosceva la gravità. In Sicilia spesso si verificano una serie di cause concomitanti che poi portano a disastri simili: innanzitutto, la mancanza di controlli, successivamente l’arrivo di tecnici e professionisti da altre zone d’Italia e che quindi non conoscono a fondo le peculiarità del territorio siciliano. Se a ciò aggiungiamo la totale assenza di indagini approfondite sulle caratteristiche tecniche delle opere e delle infrastrutture, abbinate ad obiettivi, da parte di personaggi vari, che in alcuni casi non collimano con il bene pubblico, possiamo così comprendere le motivazioni di situazioni al limite del paradossale.

Secondo molti è necessario un approccio multidisciplinare per evitare nuovi errori, magari mettendo in campo collaborazioni tra professionalità diverse. È d’accordo?
Assolutamente sì. Le problematiche connesse alla gestione del territorio e alla progettazione di opere complesse non possono essere appannaggio di un singolo professionista. L’interdisciplinarietà è un dovere, ecco perché in questi casi la collaborazione tra ingegneri e geologi darebbe risultati importanti per il bene della collettività, con la realizzazione di infrastrutture sicure e di alto livello qualitativo.

 

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