04 - 2015 | Ordine Ingegneri di Cremona
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Intervista ad Adriano Faciocchi, presidente dell’Ordine di Cremona

Fondamentale separare l’attività di progettazione dalla costruzione

Roberto Di Sanzo

Forte condivisione dei principi evidenziati da Armando Zambrano in tema di lotta alla corruzione nel settore degli appalti pubblici. Adriano Faciocchi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Cremona, dimostra di apprezzare le idee proposte dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri per contrastare in maniera efficace il malaffare che spesso si impadronisce degli affari legati alla Pubblica Amministrazione.

A cominciare dalla necessità di una maggior rotazione dei dirigenti, accompagnata da una ridefinizione delle competenze di chi detiene il potere decisionale.

“Si tratta sicuramente di una soluzione condivisibile e quindi mi auguro che possa trovare una giusta applicazione. Partendo sempre da un presupposto, però: cambiare tanto per farlo non ha senso. Se le persone lavorano con impegno, meticolosità e trasparenza è giusto che possano mantenere la loro posizione. Il provvedimento di rotazione dovrebbe piuttosto riguardare chi, evidentemente, non risponde alle aspettative dell’ente, macchiandosi di errori e negligenze evidenti”.

Cosa pensa della separazione dei ruoli, distinguendo tra attività di progettazione e quella di costruzione?

“La progettazione in capo alle imprese costruttrici può nascondere trappole e insidie pericolose. Il progettista deve essere una persona terza tra il committente e l’impresa in quanto garantisce l’assoluta idoneità del progetto presentato, realizzato con tutte le caratteristiche tecniche necessarie. In tal modo, tra l’altro, si eviterebbero derive che portano ai subappalti che spesso si traducono in lavori eseguiti senza i crismi necessari, a prezzi stracciati, con naturale svilimento della professione e a detrimento della qualità del prodotto finale. E’ necessario dunque che a livello istituzionale vengano stabiliti degli standard progettuali con un giusto costo, in grado di salvaguardare la qualità e – allo stesso tempo – la dignità del professionista”.

Molti richiedono l’obbligo di iscrizione all’albo professionale per i tecnici che svolgono attività professionale nell’ambito della Pubblica Amministrazione. E’ d’accordo?

“Certamente. Appartenere ad un albo vuol dire seguire i principi deontologici e di correttezza che la propria professione richiede. Il controllo da parte dell’Ordine professionale, inoltre, è sinonimo di maggior tutela nei confronti dell’utenza, che ha diritto ad avere un prodotto realizzato con dovizia e professionalità”.

Altro caso spinoso, le società di ingegneria, che non hanno l’obbligo di iscrizione all’albo…

“Un tema del quale noi ingegneri da tempo discutiamo, chiedendo a gran voce che le società di ingegneria rientrino negli albi di competenza. Si tratta di una delle tante questioni che sicuramente non aiutano ad avere la giusta trasparenza nel settore degli appalti pubblici. Così come l’eccesso di burocrazia che rende ancora farraginosa l’attività dei colleghi e degli stessi Ordini territoriali”.

 

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