1-2 - 2015 - Notizie dal Cni
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Presentati i dati dell’ultima ricerca del Centro Studi del Cni: lo Stato intervenga con decisione per salvare i professionisti

Rilanciare le opere pubbliche per dare smalto all’economia

Roberto Di Sanzo

Il bicchiere è ancora mezzo pieno? La risposta può essere ancora affermativa. A patto che le istituzioni intervengano con decisione per risollevare le sorti del Paese e – in particolare per le questioni legate alla professione ingegneristica – mettano in atto un deciso piano di rilancio delle opere pubbliche. Sono questi i risultati, in estrema sintesi, che emergono dalla ricerca presentata dal Centro Studi del CNI “Ingegneri al lavoro – Crescita, Innovazione, Nuove tutele”, presentata nel corso dell’ultima assemblea di categoria e che ha coinvolto oltre 8 mila colleghi in tutta Italia.

I dati? Eccoli: il tasso di disoccupazione si attesta al 6%. Certo, è inferiore alla media nazionale ma allo stesso tempo è superiore al livello di guardia per una categoria che spesso si è avvicinata alla piena occupazione. Di contro, va riscontrato il marcato appeal dei laureati in ingegneria, sempre tra i più richiesti sul mercato: nel 2014 su mille nuovi assunti 46 sono ingegneri e nel complesso la domanda di assunzioni di ingegneri da parte delle imprese ha ripreso a crescere dopo due anni di calo. Più in generale, nei settori di punta della struttura produttiva del Paese, nel 2014, sono stati richiesti quasi 18mila ingegneri.

Tuttavia, nonostante questi segnali incoraggianti, il settore dell’ingegneria attraversa una crisi senza precedenti. Particolari difficoltà registrano gli ingegneri civili ed ambientali e l’intero comparto dei liberi professionisti. In un contesto così delineato, le scelte programmatiche della classe politica appaiono tutt’altro che in grado di rispondere alle esigenze della categoria. La modifica, in senso assai restrittivo, del regime di imposizione fiscale forfettaria per il lavoro autonomo (regime dei minimi); l’abolizione della Cassa Integrazione Guadagni in deroga per i dipendenti degli studi professionali in crisi; l’aumento dei contributi per la gestione separata Inps che i professionisti privi di cassa di previdenza di categoria saranno tenuti a versare a partire dal 2015, sono la dimostrazione del fatto che la politica guarda distrattamente al mondo della libera professione. “Se lo Stato non interviene con decisione – sottolinea Luigi Ronsivalle, presidente del Centro Studi - difficilmente verremo fuori da questa situazione.

Tanto per cominciare, chiediamo al Governo di investire e di rilanciare le opere pubbliche. In questo senso, una grande opportunità è rappresentata dai piani organici di riqualificazione delle città, che attualmente sono il cuore dello sviluppo delle economie moderne. Ma soprattutto occorre tornare ad investire nell’ingegneria. Tra i principali paesi europei, l’Italia è quello in cui l’incidenza dell’attività di progettazione sugli investimenti in costruzioni è in assoluto la più bassa: 10,4% contro il 32,8% della Gran Bretagna, il 25,1% della Spagna o il 24,6% della Francia. Prevale la cultura deleteria secondo la quale la progettazione altro non è che un costo da minimizzare il più possibile. Invece sappiamo bene come essa rappresenti la parte a maggiore valore aggiunto di un investimento”. Urge dunque un deciso cambio di rotta, altrimenti la situazione potrebbe ulteriormente precipitare.

In tal senso, gli ingegneri sono universalmente riconosciuti come gli uomini del fare e quindi hanno bene in mente come risollevare le sorti della categoria. “Gli intervistati – spiegano i responsabili del Centro Studi - puntano innanzitutto su un sistema di regole e policy che incentivino il lavoro, specie quello autonomo. Chiedono, in particolare: deducibilità delle spese per la formazione continua, accessibilità ai bandi di gara europei, regole sugli appalti pubblici, modalità di liquidazione dei compensi per lavori svolti per la Pubblica Amministrazione, ammortizzatori sociali anche per le attività professionali, revisione dei regimi di agevolazione fiscale divenuti sempre più restrittivi. Inoltre, considerano prioritario il rilancio degli investimenti pubblici in nuove infrastrutture materiali ed immateriali. Secondo gli ingegneri, non esiste possibilità di ripresa economica senza un ritorno agli investimenti, penalizzati oltremodo dalle scelte politiche degli ultimi anni”. 

 

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