03 - 2014 | Intervento di Michele Lapenna
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L’intervento del consigliere del Cni in merito alla direttiva europea 2008/96

Sicurezza stradale, Michele Lapenna: “Elevata qualità dei progetti e controlli sono fondamentali per l’efficacia della nuova legge”

 

La Direttiva europea 2008/96 /CE impone una gestione innovativa della sicurezza delle strade. La normativa prevede l’attuazione di procedure finalizzate ad incrementare la sicurezza delle reti stradali ed è già in vigore per quanto riguarda le strade primarie e principali della rete trans-europea (autostrade e altre strade di interesse internazionale). Lo strumento di recepimento in Italia, costituito dal Decreto Legislativo n. 35 del 15 marzo 2011, stabilisce la progressiva estensione delle azioni di sicurezza a tutte le infrastrutture stradali: a partire dal 2016 per le strade di interesse nazionale (rete ANAS o assimilabile) e successivamente con l’emanazione da parte delle Regioni, entro il 2020, delle disciplina riguardante le reti secondarie e locali, sia in ambito extraurbano sia in ambito urbano.

Di tali tematiche e del ruolo che potranno avere gli ingegneri nell’attuazione e gestione della normativa si è parlato in un convegno tenutosi lo scorso 28 febbraio a Potenza, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri locale, dal Cni e dalla sezione Puglia e Basilicata dell’Associazione Italiana Ingegneria del Traffico. Tra i relatori, particolare importanza ha avuto l’intervento di Michele Lapenna, consigliere tesoriere del Cni e Referente dei Servizi di Ingegneria e Architettura, che ha specificato ruolo e compiti degli ingegneri in tale ambito.

“Il dlgs 35 e le relative norme attuative – specifica l’ingegner Lapenna - riservano agli ingegneri il ruolo di controllori e ispettori della sicurezza. L’ingegnere è l’unico soggetto a cui la norma demanda l’assolvimento di determinati compiti funzionali ed esclusivi, dalla progettazione alla verifica della sicurezza delle opere stradali”. Il dlgs 35 fa, quindi, risaltare il coinvolgimento dell’ingegnere nel perseguimento del “fine pubblico” della sicurezza, “costringendoci anche a rivedere il concetto di ‘buona progettazione’ a cui tutti come operatori del settore dovremmo tendere.

La buona progettazione, difatti, non è solamente la ricerca della soluzione tecnica ottimale, ma essa deve assumere uno spiccato contenuto etico-sociale proprio perché finalizzata a garantire l’interesse generale alla sicurezza. In tal senso, un ruolo fondamentale viene assolto proprio dagli Ordini professionali, che in questa funzione trovano una delle principali ragion d’essere della propria esistenza”.
Al giorno d’oggi gli incidenti stradali hanno ancora un costo sociale altissimo, stimato in oltre 160 miliardi di euro l’anno, pari al 2% del PIL dell’Unione Europea.
“Considerato che l’Italia, ogni anno, sopporta un costo sociale di oltre 30 miliardi di euro a causa dei danni determinati dagli incidenti stradali – continua Lapenna - un progressivo ampliamento della quota di spesa dedicata alla sicurezza stradale non solo è socialmente opportuno ma è anche economicamente conveniente. Una parte importante dell’ammontare degli investimenti dovrà riguardare la formazione di tecnici per monitorare lo stato della rete stradale. Il dlgs 35/2011 prevede, infatti, che sia effettuata la classificazione della sicurezza della rete esistente attraverso l’analisi sul campo”.

L’obiettivo è chiaro: puntare ad una verifica preventiva della sicurezza stradale.
“La rimozione di numerosi fattori di rischio potrebbe consentire una riduzione del numero degli incidenti e delle loro conseguenze. Di grande interesse è quindi la possibilità per ogni arteria di istituire una mappa del rischio agendo a priori e non eliminando i problemi dopo gli incidenti. Gli ingegneri potrebbero, a tal proposito, proporre l’istituzione di protocolli di intesa finalizzati all’obiettivo di una maggior sicurezza, mettendo a disposizione le proprie competenze tecniche”.
Ma diventa fondamentale restituire al progetto e al progettista il ruolo centrale nella realizzazione dell’opera pubblica: “Un’elevata qualità dei progetti e dei controlli è una condizione necessaria per l’efficacia della legge. In questo nuovo scenario i progettisti dovranno riappropriarsi del ruolo che tradizionalmente gli è sempre appartenuto, ossia la prima autorità in materia di costruzioni.

Ciò, del resto, è anche scritto nell’articolo 67 contenuto nella direttiva sui lavori pubblici approvata recentemente dal Parlamento Europeo che recita: Fatte salve le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative nazionali relative al prezzo di determinate forniture o alla remunerazione di taluni servizi, le amministrazioni aggiudicatrici procedono all’aggiudicazione degli appalti sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Ci auguriamo che nell’Iter di recepimento della direttiva all’interno dell’ordinamento nazionale tale principio non venga disatteso o annacquato”.

 

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