07 - 2013 | Congresso CNI - Remo Vaudano
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Congresso CNI 2013 | Remo Vaudano presidente dell’Ordine di Torino

“Il futuro dell’ingegneria? Le società tra professionisti unica strada per uscire dalla crisi e rimanere competitivi”


Mirando alla riduzione dei costi indotti dalla burocrazia, quali sono, in ordine di importanza, le semplificazioni che richiederebbe ai vari livelli di governo (nazionale, regionale, locale)?

Al giorno d’oggi i professionisti sono ancora costretti ad espletare pratiche burocratiche lunge e noiose che nulla hanno a che fare con il progetto o con la propria attività concreta, con evidenti perdite di tempo e denaro. Il problema è sotto l’occhio di tutti: da Comune a Comune, da Regione a Regione ognuno fa le proprie regole. Non è pensabile andare avanti così. La soluzione? Affidarsi maggiormente all’autocertificazione: gli ingegneri sono pronti a svolgere il proprio ruolo, sostituendo in parte anche quello dell’ente pubblico, ma è necessario che ci venga data fiducia nell’attestare la regolarità di determinate procedure.
Bisognerebbe seguire quanto di buono è stato fatto in ambito prevenzione incendi, dove i nostri compiti hanno anche una valenza certificatrice. E’ questa l’unica strada da seguire, altrimenti continueremo a dover sopportare delle lungaggini burocratiche paradossali. E’ possibile che per la realizzazione di un pozzo per le pompe di calore geotermiche, in Piemonte e in Lombardia si passi tra uffici amministrativi, bolli e scartoffie almeno un anno prima dell’inizio dei lavori? E’ incredibile.

Ancora molto va fatto in tema di sicurezza del territorio: quali gli interventi prioritari in tema di prevenzione sismica?
La nostra posizione è chiara: è necessario dar vita ad una politica di prevenzione massiccia in grado di cambiare diametralmente il modo comune di pensare in merito alla questione “sicurezza”. Pensiamo agli eventi sismici: dobbiamo ormai prendere atto che in Italia periodicamente avvengono dei terremoti, più o meno gravi. Ebbene, sappiamo tutti poi che i costi per la ricostruzione sono davvero alti, per non parlare delle perdite di vite umane, purtroppo in alcuni casi ingenti. Ma se tutte le risorse investite in passato fossero servite a mettere in sicurezza gli edifici e i territori? La prevenzione non è mai una “spesa” ma un investimento per il futuro. Ecco perché diventa sempre più necessario, come primo intervento, dar vita ad uno screening degli immobili pubblici e dei capannoni industriali per verficarne lo stato ed adeguarli alle recenti normative antisismiche.

Crisi del settore edile e delle opere pubbliche, quali sarebbero i provvedimenti prioritari per rilanciare il mercato?
Purtroppo per uscire dalla crisi, e non certo solo nel settore edile, non esiste la bacchetta magica. Le difficoltà in edilizia derivano anche dai gravi ritardi che stanno accusando gli enti pubblici nel pagare le imprese per i lavori svolti, un vortice negativo che sta portando molte aziende alla chiusura con conseguenti perdite di posti di lavoro. In tal senso urgono decisioni forti da parte dello Stato, incentivando gli investimenti e dando vita ad una precisa campagna di sgravi fiscali.

Pensando all’avviamento alla professione dei giovani ingegneri, sarebbe praticabile a suo avviso un patto generazionale?
Il patto generazionale è un processo ineludibile al quale io credo molto. Come Ordine di Torino ci stiamo adoperando parecchio in tal senso, mettendo in contatto giovani ingegneri con colleghi più esperti: scambio di esperienze, servizio di tutoraggio e non solo, per trovare nuove forme di collaborazione e rimanere al passo con i tempi. Anche perché nella nostra professione è necessario compiere un salto di qualità notevole: per superare la crisi bisogna capire che la libera professione intesa come “faccio tutto io”, vissuta come esperienza solitaria, sta lentamente ma inesorabilmente morendo. Il futuro sta nell’aggregazione tra professionisti, anche di differenti settori, condividendo risorse comuni, facendo squadra per fornire servizi integrati competitivi e concorrenziali.

Quale deve essere, a suo parere, il primo impegno da prendere nel corso del congresso bresciano
L’ho detto più volte e lo ribadisco in questa occasione: gli ingegneri svolgono un ruolo sociale importante, con implicazioni dirette per la collettività. Noi siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, come abbiamo sempre fatto, d’altronde, anche se spesso ci siamo sentiti messi da parte e presi un po’ sotto gamba. Ecco, auspico che al congresso di Brescia i rappresentanti del mondo politico possano davvero cogliere il senso del nostro ruolo, comprendendo e sfruttando in pieno le potenzialità dell’ingegneria italiana.

 

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