06-2012 | Ordine di Bari
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Il Presidente dell’Ordine del capoluogo pugliese, Angelo Domenico Perrini, rivendica la centralità del ruolo dell’ingegneria

Bari, grandi opportunità per gli ingegneri necessario far rete tra le città del Mediterraneo

Roberto Di Sanzo

Dare impulso all’economia locale grazie anche all’intervento dell’ingegneria, in grado, con le proprie competenze, di rinvigorire il tessuto sociale e l’occupazione. Un concetto che Angelo Domenico Perrini, Presidente dell’Ordine di Bari, ribadisce e ritiene valido per il suo territorio, porta aperta sul Mediterraneo e luogo dalle grandi potenzialità, sino ad oggi non ancora del tutto espresse.

Viviamo un periodo di profonda crisi economica, che inevitabilmente coinvolge il Meridione d’Italia. E quindi la “sua” Bari, la Puglia. Esiste una ricetta, almeno di massima, per ridare slancio all´economia del territorio?

Più che una ricetta faccio delle valutazioni frutto dell’esperienza di professionista che opera sul campo come progettista e direttore dei lavori di infrastrutture e di strutture pubbliche e private. Credo che la cosa più importante sia rappresentata dalla necessità di dare la massima efficienza alle poche realtà produttive che ancora riescono a sopravvivere nel territorio. Operando a contatto con il sistema ci si accorge che le nostre imprese sono organizzate in modo prevalentemente artigianale. In edilizia, ad esempio, non si utilizza un management aziendale; il costo di produzione risulta appesantito da una organizzazione di cantiere costituita da apparati a volte ridondanti e perciò inutilmente gravosi. Pochi sono i soggetti che programmano in modo scientifico la propria attività. L’esecuzione non è preceduta da una attenta pianificazione e durante il procedere delle attività manca un’azione di monitoraggio e controllo; ciò comporta, oltre che dispendio di risorse, la necessità di effettuare interventi correttivi tardivi, talvolta a prodotto finito con conseguenze negative sia per la qualità che per le risorse investite.

In che modo gli ingegneri possono essere protagonisti di un cambiamento di tale portata?

La funzione dell’ingegnere da sempre è centrale in ogni tipologia di attività; fermo restando il ruolo di garante della sicurezza nelle strutture e negli impianti, la funzione di programmatore e gestore dei processi produttivi costituisce l’elemento cardine per la modernizzazione delle nostre imprese.

Se dovesse individuare un grande pregio e un grande difetto della sua città quali ´situazioni´ indicherebbe?

Tra i pregi vi sono sicuramente la grande attenzione da parte della classe politica al recupero del centro storico ed in particolare della città vecchia, inteso sia come recupero del patrimonio edilizio che come integrazione sociale dei residenti. Senza dimenticare la creazione di parcheggi interrati e di parcheggi di testata, che hanno migliorato in maniera rilevante le condizioni di vivibilità, anche se resta irrisolta la questione del fascio di binari che taglia in due la città. Il grande difetto, che peraltro non è solo di Bari, è quello di non essere riusciti a sviluppare un collegamento con le altre città del Mediterraneo; una intensificazione degli scambi sia culturali che commerciali deve costituire veicolo di arricchimento oltre che di approfondimento delle esperienze professionali. Nell’ultima assemblea dei presidenti degli Ordini provinciali il rappresentante dell’Organismo mondiale di governo degli Ingegneri evidenziava che mentre nella nostra nazione c’è un eccesso di laureati in materie tecniche in altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo vi è carenza di ingegneri. Una realtà sulla quale riflettere.

Bari ospita il Politecnico: che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane che, all´ultimo anno delle scuole superiori, le dicesse di volersi iscrivere alla facoltà di Ingegneria?

Scegliere la facoltà in base alle proprie inclinazioni analizzando con attenzione le discipline da studiare, sforzandosi di capire se le stesse sono di proprio interesse. Ora più che mai la scelta deve essere consapevolmente fatta senza fare alcun riferimento alle prospettive occupazionali, atteso che ormai anche la laurea in ingegneria non dà alcuna certezza in merito ad una immediata collocazione nel mondo del lavoro.

Il Governo è alla ricerca di soluzioni per rilanciare il Paese. Un compito non facile e pieno di insidie: in che modo l´ingegnere italiano può contribuire alla riuscita di questa impresa?

L’ingegnere è stato il protagonista silenzioso della rinascita dell’Italia del dopoguerra, artefice e propulsore in tutti i campi di una economia fondata sulla ricchezza vera e non sulle bolle speculative di una economia ancorata a scomposizioni e ricomposizioni di aziende meramente virtuali.

Lei all´interno del Cni ha fatto parte della Commissione sulla formazione: quali i progetti che ritiene tale organismo debba portare avanti?

Il Qing portato avanti dall’Ordine di Milano ed attualmente sperimentato da parecchi altri Ordini territoriali credo sia il metodo migliore per favorire l’aggiornamento professionale dell’ingegnere. La formazione deve essere organizzata a misura degli iscritti e non cadere a pioggia su tutti. Si pone quindi per gli Ordini professionali il problema di conoscere i propri iscritti; intendo dire di conoscere i loro campi di azione e conseguentemente programmare la formazione in relazione alle rispettive esigenze.

Il tirocinio: quale davvero la sua utilità per i giovani ingegneri?

Considerata la caduta di livello della formazione accademica, conseguente all’entrata in vigore del DPR 328 ed alla nefasta introduzione del 3+2, il tirocinio diventa elemento essenziale. E’ di tutta evidenza, tuttavia, che il tirocinio non deve costituire un mezzo per parcheggiare i laureati dopo la laurea; il percorso deve essere completato nello stesso tempo che attualmente passa tra la laurea ed il termine dell’esame di Stato; ciò inevitabilmente significa che dodici dei diciotto mesi devono essere svolti nel corso dell’ultimo anno accademico e sei mesi devono coincidere con il periodo che attualmente mediamente viene impiegato per sostenere l’esame di Stato. E’ quindi piuttosto chiaro che il punto di partenza deve proprio essere la modifica dell’esame di Stato: esso dovrà costituire la sintesi conclusiva del tirocinio e non può non vedere gli Ordini professionali protagonisti assoluti della organizzazione.

“Terremoto, urge l’adeguamento del patrimonio edilizio nazionale”

“Appare evidente la necessità di imbastire al più presto una verifica sulla resistenza dei fabbricati realizzati in Italia prima dell’introduzione, nel 2003, dell’ordinanza relativa alla classificazione sismica del territorio nazionale e alle normative tecniche per le costruzioni in zone a rischio”. E’ questo il convincimento del Presidente Perrini: “Il problema esiste da tempo. Va adeguato il patrimonio edilizio italiano. Basti pensare alle decine di capannoni che in Emilia e Lombardia sono crollati in quanto costruiti senza utilizzare tecniche che tenessero conto dei carichi orizzontali. Voglio ricordare, purtroppo, che non è il terremoto a mietere vittime, ma il crollo degli edifici non a norma”. Un processo al quale deve partecipare lo Stato, garantendo le risorse necessarie, ma non solo: “E’ fondamentale l’impegno degli ingegneri, in grado di effettuare verifiche grazie alle loro competenze. Allo stesso tempo, auspico un adeguamento culturale della società civile, che deve comprendere di mettere al primo posto tra le priorità la sicurezza. Magari si può realizzare una casa senza piastrelle di pregio ma con una struttura a prova di terremoto”.

 

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