01-2012 | Attualità Italia
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Nuovi vertici al CNI: il presidente degli Ingegneri Italiani illustra idee e strategie

Zambrano: “Tutelare gli interessi dell’intera collettività”

Ufficializzate le cariche dei vicepresidenti Bontà e Massa e del segretario Pellegatta

Roberto Di Sanzo

“Ci attendono anni importanti, per il futuro non solo della categoria ma anche del Paese. Gli ingegneri dovranno essere protagonisti attivi del rilancio economico, sociale ed infrastrutturale dell’Italia: ne abbiamo tutte le capacità e competenze”. Si presenta così Armando Zambrano, nuovo Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. 59 anni, ingegnere civile edile, in passato, precisamente dal 2005 al 2011, ha guidato l’Ordine di Salerno.

Presidente Zambrano, inizia un periodo stimolante e impegnativo sia per lei che per tutta la categoria: quali sono gli obiettivi principali che si pone alla guida del massimo organo ingegneristico?

Ci aspetta un periodo fondamentale per il rinnovamento della professione, dopo anni tormentati per le note vicende che hanno portato a diversi stravolgimenti dell’assetto dirigenziale del Cni. Processi che inesorabilmente hanno nuociuto notevolmente all’efficienza e alla nostra capacità di comunicazione. Ecco perché mi sto già impegnano affinché venga messa in moto una seria attività di comunicazione interattiva per mettere in contatto il Cni con i diversi Ordini sparsi sul territorio. Stiamo rivedendo il sito Internet, ridisegnando la nostra rivista, il modo di inviare le circolari, il tutto con un unico obiettivo: dar vita ad un’informazione trasparente, efficiente e rapida. In tale attività è fondamentale il supporto degli Ordini, che dovranno fornirci un aiuto concreto, con uno scambio di notizie continuo ed incessante. La sinergia tra le varie anime e strutture che costituiscono la categoria, dagli enti territoriali al Centro Studi sino agli altri organi, dovrà diventare un fiore all’occhiello per costruire un Cni in grado di valorizzare le eccellenze che in ogni parte d’Italia lavorano per il bene della professione, e delle quali spesso non sappiamo nulla.

Il suo obiettivo però è anche valorizzare il buon nome dell’ingegneria all’esterno della categoria…

E’ necessario che l’ingegnere riacquisisca l’autorevolezza che gli compete e si merita. Stiamo già progettando una serie di interventi mirati, penso a convegni e incontri con le istituzioni, per rendere pubblico il nostro pensiero e fine ultimo, vale a dire la tutela e la garanzia della sicurezza dei cittadini. Un percorso possibile solo se le amministrazioni locali e nazionali sapranno recepire le nostre istanze e collaborare fattivamente. Spesso siamo stati ghettizzati, anche per colpa nostra: tra i nostri difetti riconosco il fatto che nei congressi molte volte ci parliamo addosso, analizzando unicamente le problematiche che coinvolgono la categoria. Ora dobbiamo allargare l’orizzonte, dimostrando che l’ingegnere è in grado di lavorare per il bene del Paese a 360 gradi, affrontando le più pressanti questioni economiche, infrastrutturali, di efficienza del sistema.

Insomma, da quanto ho capito sta prospettando un taglio netto con il passato?

Il nostro Consiglio si basa su una proposta strutturata, che coinvolge decine di Ordini sul territorio. Abbiamo messo insieme le esigenze e le aspettative di numerosi colleghi, provenienti da differenti esperienze di vita e lavorative. Le recenti disavventure del Cni, se così vogliamo chiamarle, sono servite a rafforzare il gruppo di lavoro e le nostre convinzioni, fornendo proposte elaborate e al servizio della categoria.

Qual è la sua posizione a proposito delle liberalizzazioni, di cui si fa un gran parlare proprio in questi giorni?

Le liberalizzazioni in ingegneria sono iniziate da tempo e questo percorso forse non è chiaro a tutti, sicuramente è oscuro all’opinione pubblica. Da sempre siamo aperti e ben disposti nei confronti dei giovani laureati: basti pensare che i nostri esami sono superati da una percentuale altissima di colleghi, a dispetto di quanto succede invece in altre categorie ben più chiuse e selettive. Ma dobbiamo compiere uno sforzo in più: far comprendere alla società che le posizioni privilegiate di alcuni Ordini sono anacronistiche, non possono essere più mantenute e danneggiano solo chi ha iniziato un iter liberale con l’unico scopo di favorire l’utenza finale.

Vi aspetta anche un forte impegno per quanto concerne la riforma delle professioni.

E’ vero, ci stiamo già adoperando per modificare alcune storture del testo che non ci convincono per niente, a cominciare dalla possibilità di avere delle maggioranze di puro capitale nelle società di professionisti. Si tratta di un provvedimento contraddittorio, che va contro il codice deontologico che ci guida e la natura della nostra professione, che è soprattutto intellettuale. Un accenno va fatto anche al sistema tariffario, che non va assolutamente abbandonato: un seppur minimo riferimento ci vuole, a tutela dell’utenza e della qualità del lavoro offerto. Altre tematiche affrontate nella riforma, dalla formazione continua ai collegi disciplinari distinti dagli organi amministrativi, vanno nel solco già tracciato dal Cni. Il mio obiettivo, in ogni caso, è trovare, proprio per fornire risposte adeguate, unitarie e condivise, un’intesa di massima con le altre professioni dell’area tecnica.

Tra i suoi obiettivi vi è anche il rientro del Cni nel Cup, il Comitato unico delle professioni.

Certo, ma alle nostre condizioni: il nostro rientro è importante anche per modernizzare le altre categorie. L’area tecnica deve avere il giusto riconoscimento in ambito decisionale, ribadendo il fatto che con il nostro ingresso il Cup cresce in prestigio e autorevolezza, se non fosse altro per una mera questione numerica di iscritti.

Altro passo importante, un’adeguata riforma del catasto.

Come Cni auspichiamo una riforma che lo renda finalmente moderno ed efficiente. Diciamo che il passaggio dal calcolo delle rendite dai vani alla superficie è un percorso utile, che si poteva fare anche molto tempo prima. Sicuramente si tratta, in ogni caso, di una tappa importante per rendere il nostro Paese sempre più efficiente, vicino ai cittadini e al passo con le più grandi realtà internazionali.

Torniamo alle tariffe professionali. Lei auspica l’adozione di un modello similare a quello tedesco: pensa che sia la strada giusta?

Si tratta di un modello condivisibile, che si basa essenzialmente sulla valutazione della qualità del servizio offerto e non certo unicamente sull’aspetto economico. Ribadisco ancora una volta l’importanza delle tariffe, specialmente nel settore delle opere pubbliche, proprio per porre alla base delle gare degli importi adeguati e poterne verificare, così, la reale consistenza.

Ultima questione, il Cni punterà molto ancora sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il nostro impegno, da sempre, è mettere in campo risorse, forze e attività formative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una questione troppo spesso sottovalutata. Mi piacerebbe poter approntare anche alcune iniziative con le scuole, proprio per insegnare ai più giovani cosa vuol dire sicurezza, non solo sul luogo di lavoro ma anche in ambiti domestici, laddove avvengono la maggior parte degli infortuni. Anche in questo caso l’apporto dei professionisti, a tutela della collettività, è senz’altro utile e determinante.

 

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