03-2012 | Ordine di Torino
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Torino Le Olimpiadi invernali

Remo Vaudano: “Ingegneri italiani competitivi a livello mondiale”

Donato Di Catino

L’organizzazione di un evento mondiale come le Olimpiadi invernali di Torino 2006: un vero e proprio successo, sotto ogni punto di vita.

“Un evento al quale io ho partecipato anche attivamente – dice l’ingegner Vaudano, presidente dell’Ordine di Torino – come progettista di alcune infrastrutture realizzate in città. Le Olimpiadi hanno lasciato un’importante eredità, non c’è dubbio. A cominciare dal villaggio olimpico realizzato all’interno dell’ex ospedale militare, oggi riconvertito in abitazioni per militari. E’ stato completamente ristrutturato lo stadio Olimpico, costruito il Palaolimpico, struttura polivalente, che ospita concerti e eventi sportivi. Senza dimenticare, naturalmente, la ristrutturazione di decine e decine di immobili già presenti in Torino, che sicuramente avevano bisogno di essere riqualificati. Grazie alle Olimpiadi abbiamo riscoperto una vocazione turistica che si era persa nel tempo: inoltre, e questo è forse il dato principale, la manifestazione sportiva per diversi anni ha dato lavoro a migliaia di persone nei più disparati settori, dagli operai ai professionisti sino ai dirigenti”.

Quale ruolo hanno ricoperto gli ingegneri, soprattutto nella progettazione e realizzazione delle opere?

Fondamentale. I nostri professionisti hanno collaborato fattivamente con le strutture organizzative, nella realizzazione delle infrastrutture si sono impegnati centinaia di ingegneri e architetti non solo torinesi ma provenienti da tutta Italia. Si è lavorato condividendo un grande spirito costruttivo, e posso senz’altro affermare che l’ingegneria italiana ha dimostrato al mondo intero la sua valenza e competenza. In più bisogna aggiungere un’altra cosa: in quegli anni, parliamo del 2003, siamo riusciti ad operare con bandi di gara senza i ribassi “lunari” ai quali assistiamo al giorno d’oggi e senza l’abolizione delle tariffe minime. Tutto ciò ha permesso agli ingegneri di operare al meglio, realizzando progetti e opere di alta qualità; i risultati, d’altronde, sono sotto gli occhi di tutti, basta venire a farsi un giro a Torino per comprendere la portata delle infrastrutture edificate. Se avessimo dovuto operare con le regole vigenti attualmente, invece, difficilmente avremmo ottenuto gli stessi risultati.

Grandi opere, grandi eventi: nel 2015 a Milano si terrà l’Expo. Crede che si ripeterà il successo di Torino?

Lo spero davvero, ma non le nascondo che sono seriamente preoccupato. A quanto leggo dai giornali e dalle informazioni che posso avere dai colleghi milanesi, si stanno accumulando dei ritardi che potrebbero inficiare il buon esito della manifestazione. E ne rimango proprio stupito, oltre che dispiaciuto, vista la tradizionale celerità e solerzia dei milanesi, così ligi al dovere e orgogliosi della loro città. Va detto che a Torino il clima nel quale abbiamo operato era senz’altro meno conflittuale e votato alla completa collaborazione, cosa che non mi pare stia succedendo nel capoluogo lombardo. In ogni caso confido nella professionalità e competenza dei colleghi e sono sicuro che, quando chiamati in causa, agiranno con forte senso di responsabilità recuperando il tempo perduto e regalando a Milano e all’Italia un evento di indubbio valore culturale, economico e sociale.

Veniamo ai fatti di casa nostra: qual è il suo giudizio sui primi mesi di lavoro del nuovo Cni?

Il giudizio è positivo. Dopo un breve e naturale periodo di rodaggio, i nuovi consiglieri hanno preso in mano la situazione, lavorando con profitto per far uscire la categoria da una situazione tutt’altro che facile. Guardi, lo dico molto chiaramente: ho molta fiducia nel nuovo Consiglio nazione degli ingegneri e sono convinto che si stia muovendo nel modo migliore per dare quella tanto auspicata svolta che la categoria da anni chiede e sollecita. Ora finalmente abbiamo una rappresentanza compatta, solidale, che agisce con armonia di intenti.

Recentemente si è svolto il “Professional day”, vero e proprio happening delle professioni per rivendicare un ruolo preminente all’interno della società civile.

E’ stato un momento di confronto interessante, anche a Torino abbiamo riunito in assemblea oltre cinquecento colleghi, dibattendo animatamente delle tematiche più attuali che riguardano la professione, dalla riforma al sistema tariffario. La verità è che ancora una volta è emersa una visione distorta, da parte dell’opinione pubblica e dei mass media, sul ruolo dei professionisti, visti come il male assoluto, come una casta che vuole unicamente difendere privilegi e posizioni guadagnate negli anni. Mi domando una cosa: possono essere considerati i taxisti dei privilegiati? Non mi pare vivano nell’oro… Quindi è giusto ribadire un concetto, che vale anche e soprattutto per gli ingegneri: siamo pronti a confrontarci con le istituzioni e gli organi politici sui temi di nostra competenza, ma nessun dialogo è lecito con chi parla unicamente per slogan ed ha posizioni preconcette.

 

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