03-2012 | Ordine di Milano
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Milano L’Expo nel 2015

Stefano Calzolari: “Pronti a collaborare, recuperiamo il tempo perduto”

Roberto Di Sanzo

Il presidente dell’Ordine di Milano, ingegner Calzolari, ha le idee chiare su quale debba essere la ricetta per l’ammodernamento della nazione. A partire dall’Expo 2015, grande evento che ha le potenzialità per catapultare Milano, la Lombardia e l’Italia al centro dell’attenzione mondiale.

Expo 2015, crescono l’attesa e le aspettative: secondo lei, ci stiamo preparando al meglio per una manifestazione di così grande importanza?

E’ indiscutibilmente un progetto strategico che permetterà alla nostra città, ma non solo, di presentarsi nella sua veste migliore al mondo intero. Ma la situazione è piuttosto critica: i tempi per la realizzazione delle opere necessarie sono proprio ridotti al lumicino. Una situazione che genera forte preoccupazione sulla qualità delle infrastrutture stesse; è la risorsa tempo che manca, con il rischio di una riduzione al minimo delle indispensabili attività di verifica, controllo e collaudo in tutte le fasi della costruzione, da parte dei professionisti coinvolti. Le colpe? La verità è che il mondo della politica ha perso due anni a discutere, a rimbalzare responsabilità e titoli di merito. Ed ora la situazione è difficile da recuperare.

Una situazione che aggrava e non poco il ruolo e il lavoro che dovranno svolgere i professionisti incaricati, tra i quali gli ingegneri?

Gli ingegneri saranno sino all’ultimo giorno al servizio delle Amministrazioni Pubbliche e di coloro che hanno la responsabilità gestionale di Expo 2015, trovando le modalità migliori per svolgere in maniera corretta il proprio lavoro. Spero che da oggi in poi i nostri interlocutori saranno più attenti alle proposte e alle offerte avanzate dalle categorie professionali coinvolte nel progetto, cosa che certo non è successa in passato. E questi, purtroppo, sono i risultati evidenti.

Grandi opere: eppure qualcosa si muove anche per le realizzazioni di piccolo e medio cabotaggio, visto che il Governo ha sbloccato i fondi per numerosi progetti lungo tutta la penisola.

Le piccole e medie opere sono fondamentali per migliorare il “sistema Italia”; il nostro Paese è caratterizzato da bellezze architettoniche, paesaggistiche ed ambientali uniche al mondo, con peculiarità specifiche che cambiano solo spostandosi di qualche chilometro. Ecco perché il compimento di infrastrutture a carattere locale diventa strategico per la crescita di tutta la nazione. Allo stesso tempo, bisogna aggiungere che sono importanti anche le grandi opere, che non devono essere alternative a quelle più ridotte. Esse servono sia per dare un’immagine di modernità del Paese, sia per cambiare lo stato dei luoghi, rendendoli più fruibili ed accessibili all’utenza. Le faccio un esempio relativo al Ponte sullo Stretto di Messina: se il progetto fosse concepito al meglio in tutte le sue parti, nessuna esclusa, dalla cosiddetta “fabbrica del Ponte” sino alla cura delle opere annesse e correlate, allora porterebbe ad un sicuro beneficio al contesto geografico nel quale verrebbe realizzato, con un progresso economico per le regioni collegate e per l’intero Paese.

Insomma, torna ad essere essenziale la qualità del progetto: ma lo sarà ancora anche negli studi professionali con l’ingresso di soci di solo capitale?

Io non sono nemico del capitale, ci mancherebbe altro. Il capitale, però, non deve diventare opprimente rispetto alla professione. Non va valutata unicamente la logica del profitto perché la nostra funzione è anche di utilità sociale. Ecco perché la professione deve rimanere indipendente e non condizionata da meccanismi legati alla pura redditività. Voglio ricordare a tutti che solo la buona ingegneria è utile alla collettività: se la professione viene banalizzata e svuotata dei suoi contenuti è dannosa, in quanto genererà opere con difetti, lontane anni luce dalle aspettative dei committenti.

Altra questione di attualità: il tirocinio per gli ingegneri. Pensa possa essere una soluzione utile?

Il tirocinio è necessario purché i giovani non vengano sfruttati e siano remunerati in maniera dignitosa. E’ doveroso studiare un percorso che preveda anche la formazione presso aziende, e in tutti i campi dell’ingegneria, un momento di apprendimento fondamentale in quanto si tratta della prima traduzione sul campo di nozioni teoriche apprese in università, con la conoscenza diretta del mondo del lavoro. In tal senso, diventerà sempre più importante il ruolo degli Ordini, che dovranno essere in grado di produrre occasioni di tirocinio o accreditare luoghi dove svolgerlo, facendo sì che il collega venga accolto con attenzione, per la sua crescita e dignità professionale.

Ultima questione: come valuta i primi mesi di lavoro del nuovo Consiglio nazionale degli ingegneri?

Ottimamente per la ritrovata armonia interna, che evidentemente si riverbera sull’intera categoria. Il Cni sta lavorando bene anche per quanto concerne i rapporti con l’esterno, soprattutto con le altre categorie professionali, e con il mondo della politica. C’è ancora molto da fare, invece, per dar vita ad una vera e propria innovazione dall’interno, vale a dire la capacità della struttura di darsi nuove regole, impostare metodi di lavoro efficienti ed al passo con i tempi.

 

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