04-2011 | Ordine di Caserta
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Vittorio Severino, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Caserta, interviene nel dibattito in merito sull’introduzione dell’importante decreto governativo

Il federalismo visto dal Sud: “Non è la panacea di tutti i mali, fondamentale una svolta decisiva in materia occupazionale”

Roberto Di Sanzo

“Il federalismo? Speriamo solo che porti in dote con sé qualcosa di positivo per la categoria. In ogni caso, non credo sia la panacea di tutti i mali che affliggono l’economia del nostro Paese. Ci vogliono interventi strutturati e mirati che coinvolgano ogni settore vitale della nazione”. Dal sud, e precisamente da Caserta, Vittorio Severino, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri, comunica la sua opinione sull’importante provvedimento governativo. Un pensiero autorevole, senza dubbio, che arriva da un Ordine che può contare su oltre 3.400 iscritti e un Presidente dalla notevole esperienza, visto che è in carica dal 2005 e già in passato, precisamente dal 2001 al 2003 aveva ricoperto lo stesso ruolo. “Se federalismo significa maggior assunzione di responsabilità – spiega il Presidente Severino – allora devo dire che a noi ingegneri servirà a ben poco. Siamo infatti già coscienti delle prerogative che il nostro ruolo ci impone e dunque lavoriamo da sempre con il massimo impegno, morale ed etico, per rispetto di noi stessi e soprattutto della collettività. Un modo di agire ed una filosofia di vita, che fa della qualità del servizio offerto la nostra massima aspirazione. Certo, se il federalismo sarà in grado di dare una svolta decisiva alla situazione occupazionale, oggi drammatica specialmente in una regione come la Campania, allora sarò il primo a salutarlo con favore. Va comunque valutato nel tempo ed in maniera concreta. I suoi effetti potranno essere giudicati soltanto a lungo termine”.

Una situazione economica difficile, dunque, anche se in Campania proprio in questi giorni sta per essere varato il nuovo Piano Casa…

Potrebbe portare dei benefici importanti soprattutto per l’occupazione, anche per gli ingegneri. In ogni caso, va rilevato un dato di fatto: anche in occasione della stesura del documento relativo al Piano Casa nella nostra regione, purtroppo il mondo delle professioni, ed in particolare noi ingegneri, non siamo stati ascoltati dalle istituzioni. E questo è davvero un peccato, perché la nostra esperienza e competenza avrebbero potuto apportare indicazioni preziose per l’arricchimento del Piano. E invece siamo stati consultati unicamente a giochi fatti. Sono rassegnato, avviene così e non è una questione di colore politico, si tratta di una consuetudine che coinvolge tutti gli amministratori pubblici.

Par di capire che anche per l’ingegneria nel vostro territorio la crisi si fa sentire, eccome, giusto?

Non è un mistero che nelle varie classifiche stilate dagli istituti di statistica la Campania, per quanto concerne l’occupazione, sia quasi sempre agli ultimi posti. Insomma, la verità è che da noi la situazione è peggiore rispetto al resto d’Italia. Un trend negativo che non risparmia neanche gli ingegneri. Basta un esempio per dimostrare quanto sto dicendo: in ambito edilizio, il Genio Civile ha rallentato notevolmente il rilascio delle autorizzazioni a costruire. E’ evidente, quindi, il danno che subisce il mondo del lavoro, sia per quanto concerne i professionisti sia per tutto l’indotto, dalle imprese di costruzioni alle altre coinvolte nell’edilizia, che non riescono a lavorare e produrre. A Caserta il protocollo per il rilascio delle autorizzazioni è ancora fermo al mese di aprile. Il motivo? Carenza di personale, pensi che i tecnici impiegati sono soltanto tre: immagini la montagna di pratiche che devono smaltire e dunque potrà comprendere ritardi e danni connessi.

Un malessere che coinvolge anche i giovani e i neo laureati?

Assolutamente sì. Ed è davvero un problema grosso per il nostro territorio: periodicamente incontro giovani ingegneri che si lamentano per le enormi difficoltà nel trovare un posto di lavoro stabile, soddisfacente. Una vera ingiustizia dopo anni di duro studio e applicazione sui libri. Fino a poco tempo fa l’unica soluzione credibile e praticabile era ‘rifugiarsi’ nel settore pubblico: sono molti i colleghi, infatti, impiegati nel mondo della scuola. Oggi anche questo filone è andato in esaurimento, le uniche chances le si possono trovare in ambito privato. In ogni caso, specialmente per chi si è laureato da poco, al primo ingresso nel mondo del lavoro, le retribuzioni sono molto basse, spesso non consentono neanche di mantenersi e costruirsi una famiglia, pensare al futuro. Spero che le istituzioni possano occuparsi con celerità di questa difficile situazione, individuando soluzioni e strategie di intervento utili.

Come può l’Ordine, in questi casi, essere utile ai colleghi e – in generale – alla categoria?

Cerchiamo di stare vicino ai colleghi il più possibile, stabilendo rapporti diretti e costruttivi, senza far sentire la distanza tra l’istituzione e le persone. Un esempio illuminante, in tal senso, è la nostra variegata a prolifica attività nell’organizzazione di corsi di aggiornamento, formazione e informazione. Proprio di recente ne abbiamo tenuti alcuni sulla sicurezza, sulla 818; lezioni e convegni che ottengono un notevole successo di pubblico e registrano sempre il tutto esaurito, a dimostrazione dell’interesse degli ingegneri a mantenere alto il loro grado di preparazione e istruzione. L’aggiornamento, d’altronde, è fondamentale per permettere al professionista di dare il meglio di sé. C’è, insomma, voglia di essere competitivi, al passo con i tempi e concorrenziali con i colleghi degli altri Paesi europei e del mondo. Eppure, gli ingegneri italiani per essere davvero al top devono compiere un ulteriore, fondamentale passo in avanti.

Quale?

E’ necessario riscoprire l’orgoglio di appartenenza alla categoria, essere fieri di far parte della grande famiglia dell’ingegneria. Un modo di vivere che apparteneva alle vecchie generazioni ma che oggi non è certo nelle corde delle nuove leve. Bisogna compiere uno sforzo importante, e questo è un messaggio che lancio a me stesso e alle istituzioni che ci governano, a partire dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, per riappropriarci del nostro ruolo e della sua importanza, far crescere in noi la consapevolezza dell’utilità per il Paese e la collettività del nostro operato e delle nostre competenze.

 

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