05-2011 | Ordine di Trieste
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A colloquio con Salvatore Noé, dal 2009 alla guida dell’Ordine giuliano

“A Trieste l’ingegnere è sempre più un professionista di dimensione europea”

Roberto Di Sanzo

Federalismo e futuro della professione. Salvatore Noé, Presidente dell’Ordine di Trieste, parla a 360 gradi delle sfide che attendono la nostra categoria, disegnando anche un importante affresco della professione svolta nella città giuliana, a un tiro di schioppo dal confine con la Slovenia e quindi impregnata di valori e conoscenze europee. Classe ‘57, professore associato di Tecnica delle Costruzioni alla Facoltà di Ingegneria dell’Università triestina, è Presidente dell’Ordine dal mese di ottobre 2009.

Il federalismo e la sua adozione è sicuramente una innovazione importante in 
ambito economico, sociale e politico. In che modo potrà influenzare, e magari 
rivitalizzare, il mondo dei professionisti, in particolare quello 
ingegneristico?

Allo stato attuale non è ancora evidente quale potrà essere l’influenza della riforma federale sulla professione di ingegnere. Va detto tuttavia che l’ingegnere ha un estremo bisogno di chiarezza normativa e non di una proliferazione di norme che renda difficile l’attività professionale. In questo senso potrei osservare che gli ingegneri, ed in particolare quelli che operano sul territorio, vivono già problemi che un federalismo mal interpretato potrebbe peggiorare. Mi riferisco all’insieme di norme di legge e di regolamenti rilevanti per la professione che spesso, sullo stesso argomento, cambiano da regione a regione, da provincia a provincia e da comune a comune. Al contrario è auspicabile che i professionisti possano operare con facilità non solo su tutto il territorio nazionale ma anche su tutto il territorio comunitario senza incontrare norme a carattere locale che talvolta poco hanno di tecnico. Gli Eurocodici strutturali, ad esempio, sono nati con questo intento. La riforma federale dovrebbe portare semplificazione a favore non solo degli ingegneri ma in genere di tutta la collettività.

Il Friuli Venezia Giulia, di cui Trieste è capoluogo, è una regione a statuto speciale, che ormai da quasi 50 anni legifera in autonomia in numerosi campi che in altre regioni sono ancora di pertinenza statale. In questo senso la situazione della provincia di Trieste, così come della regione tutta, è in qualche modo in anticipo rispetto alla riforma nazionale in senso federale. È auspicabile che la riforma nazionale si integri positivamente con le specialità regionali ormai maturate. Certamente il federalismo inteso come valorizzazione delle particolarità locali in una ristrutturazione solidale ed equa degli obblighi, può dare forte impulso alle specificità locali. Voglio porre l’accento sulle eccellenze tecnico-scientifiche che rendono la provincia di Trieste unica non solo in ambito regionale ma anche e soprattutto nazionale, quali il Sincrotrone, l’Area di Ricerca, la Scuola Superiore di Studi Avanzati, il Centro di Fisica Teorica, alcune specificità dell’Università (ad esempio i corsi di studio in Ingegneria Navale). Il rafforzamento e lo sviluppo di queste eccellenze locali si tradurrebbe nella valorizzazione e nell’aumento di competitività del sistema paese. 


Trieste è la porta dell’Italia per l’est europeo, da sempre città di confine
e quindi aperta alle novità e al dialogo: è una situazione che caratterizza 
anche la professione ingegneristica?


Fino a non moltissimi anni fa esercitavano la professione a Trieste ingegneri che si erano formati a Vienna. Il territorio di Trieste ha vissuto nel secolo scorso mutamenti importanti, figli della storia d’Europa. Negli ultimi anni, con la caduta dei confini orientali, le cose sono ancora cambiate. Nell’ambito della professione di fatto oggi si è avviato un fenomeno di osmosi con le vicine repubbliche di Slovenia e Croazia. Molti ingegneri che vivono e operano oltre confine si sono formati all’Università di Trieste, come molti giovani tecnici triestini hanno studiato a Lubljana, permettendo uno scambio tecnico culturale che si arricchisce ogni giorno anche attraverso gli scambi professionali. Negli studi tecnici triestini si trovano a lavorare ingegneri che si sono formati da entrambi le parti di un confine che non c’è più, uniti in un’ottica europea dove la normativa comunitaria sta effettivamente creando una piattaforma comune di lavoro.

La crisi economica colpisce soprattutto gli ingegneri più giovani, appena
laureati: è così anche a Trieste?


La crisi economica ha colpito seriamente il tessuto produttivo anche nella provincia di Trieste, dove le attività produttive in senso lato (mi riferisco sia al tessuto industriale sia al mondo della ricerca) hanno un estremo bisogno di sostegno per poter essere di supporto al rilancio. Il tasso di non occupazione della categoria non risulta ad oggi significativo, anche se è in peggioramento e la situazione deve essere attentamente monitorata. Un’elevatissima percentuale dei rapporti di lavoro dei giovani laureati è di tipo precario. Nel caso di Trieste si aggiunge la grave deficienza di collegamenti efficaci con il paese e con l’Europa che effettivamente isola anche la categoria.

Formazione, aggiornamento, varo della riforma delle professioni: quale la 
questione che, secondo lei, è la più urgente da trattare per la nostra 
categoria?


Tre punti critici, ai quali aggiungerei il problema della tariffa professionale. L’obiettivo principale è a mio avviso la qualità del prodotto della professione e questo richiede formazione, aggiornamento, chiarezza sulle competenze e compensi adeguati all’impegno richiesto. La formazione universitaria soffre ancora del continuo transitorio provocato dal succedersi delle riforme nel corso degli ultimi anni, unito al progressivo ridursi delle risorse a disposizione. È opinione diffusa che l’ingegnere che usciva dai tradizionali cinque anni del cosiddetto vecchio ordinamento fosse in generale meglio preparato ad affrontare la professione. Per questo, nei limiti concessi dalle disposizioni delle leggi vigenti e dalle risorse disponibili, negli ultimi anni la riorganizzazione dei corsi di laurea di ingegneria delle diverse sedi universitarie tende in generale a ricostruire un percorso formativo simile al tradizionale quinquennale, anche se ancora separato in 3+2 anni. L’aggiornamento professionale è al tempo stesso un obbligo e un’esigenza molto sentita dalla maggioranza degli ingegneri, sia liberi professionisti che dipendenti. Il mondo dell’ingegneria è in continua e veloce evoluzione in ogni campo. Ritengo importante introdurre quanto prima l’obbligo della formazione permanente anche per gli ingegneri. In quest’ambito, il supporto che gli Ordini provinciali possono dare agli iscritti è fondamentale.

L’Ordine di Trieste e gli ingegneri: quali iniziative e attività sono state 
sviluppate nel tempo a favore dei professionisti?


L’Ordine di Trieste punta in particolare su questi aspetti: partecipazione diffusa degli iscritti a tutte le iniziative dell’Ordine, soprattutto attraverso il funzionamento delle Commissioni dedicate a tematiche specifiche; confronto continuo con le istituzioni sia con un ruolo propositivo che di interfaccia tra iscritti e istituzioni stesse; organizzazione di corsi di aggiornamento; creazione di tavoli di confronti con riferimento a specifici temi, con particolare attenzione alla vita civile

 

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