05-2010 | Ordine di Monza
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Dagli elevati livelli dello smog sino all’inquinamento del fiume, Piergiorgio Borgonovo, presidente dell’Ordine di Monza, invoca scelte strategiche precise

Lambro e ambiente, serve una programmazione degli interventi. E deve essere affidata a professionisti competenti

Roberto Di Sanzo

“Gli ingegneri sono dei tecnici indispensabili nella società contemporanea in quanto sono in grado di tradurre in pratica le scoperte degli scienziati. Senza di noi non c’è progresso”. E’ questo il concetto, forte ma certo condivisibile, di Piergiorgio Borgonovo, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Monza e Brianza. Un modo di pensare ribadito con sempre maggior convinzione in un periodo in cui i fatti di stretta attualità, dai blocchi del traffico per lo smog eccessivo all’inquinamento doloso del fiume Lambro, riportano al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e della società civile le questioni di politica ambientale e delle scelte strategiche in tale ambito. “Quando si parla di ambiente – aggiunge l’ingegner Borgonovo – spesso assistiamo a decisioni prese solo attraverso slogan propagandistici. Dire che si vuole l’aria pulita, i fiumi limpidi e i laghi trasparenti è un’ovvietà, nessuno potrebbe obiettare. La verità è che poi, purtroppo, manca una vera pianificazione ambientale, una programmazione degli interventi che dovrebbe essere affidata a professionisti competenti come gli ingegneri”.

Altro elemento di discussione, il Piano Casa, sul quale gli ingegneri monzesi hanno molto da dire, specialmente per come è stato attuato nel loro territorio: “In campo edilizio l’obiettivo che si era preposto la Regione Lombardia era quello del recupero degli edifici fatiscenti e non costruire su terreni nudi, premiando le riqualificazioni di strutture vecchie. Purtroppo abbiamo verificato che molti Comuni del Monzese hanno recepito la legge in maniera difensiva, vale a dire escludendo dalle loro aree di competenza la maggior parte del territorio. Insomma, sono stati introdotti troppi vincoli che hanno, di fatto, reso vano il Piano Casa. Un vero peccato”. Un Ordine, quello di Monza, che in pochi anni di vita, precisamente dal 2006, è cresciuto in maniera esponenziale, tanto che oggi può contare su quasi 2000 iscritti. Nei giorni scorsi, tra l’altro, si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo, che hanno visto la conferma alla presidenza dell’ingegner Piergiorgio Borgonovo. “Una grande soddisfazione per me e per tutto il Consiglio uscente – sottolinea il presidente monzese – visto che gli elettori hanno voluto ridare fiducia anche a tutti i miei collaboratori. Un risultato importante, a dimostrazione che è stato apprezzato il lavoro che abbiamo svolto in questi anni al servizio della categoria”.

Un riconoscimento importante che vi carica di ulteriori reponsabilità per i prossimi impegni…

“E’ vero. Devo dire che i primi anni di lavoro abbiamo scontato anche una certa dose di inesperienza. Praticamente dal nulla abbiamo dovuto dar vita ad un nuovo Ordine, lavorandovi anche fisicamente, visto che ci siamo impegnati per trovare la sede, assumere del personale, costituire l’albo e allo stesso tempo organizzare la vita ordinistica. Basti pensare che in questo periodo abbiamo allestito numerosi corsi di formazione, penso alla 818, alla certificazione energetica, oltre ad una serie di seminari formativi sulla sismica, sui lavori pubblici e tanti altri ancora. A tal proposito, per occuparsi direttamente di tale attività, abbiamo dato vita all’Associazione dell’Ordine degli Ingegneri”.

Quali sono gli obiettivi che si pone per il nuovo mandato che ha appena cominciato?

“L’obiettivo principale è davvero ambizioso: la nascita dell’Alpi, l’Associazione delle libere professioni intellettuali. Si tratta di una organizzazione che raggrupperà ingegneri, commercialisti, ragionieri, avvocati, geometri, consulenti del lavoro e spero che a breve si uniscano a noi anche i medici, gli architetti e i farmacisti. Daremo vita ad una ‘Casa delle professioni’ comune, con evidenti vantaggi per tutti. A cominciare da quelli organizzativi, con un’unica segreteria e quindi costi di gestione minori e razionalizzati. Per non parlare, poi, del beneficio che ne potremo trarre dal punto di vista della rappresentanza politica di fronte alle istituzioni. Un conto è relazionarsi separatamente, un altro invece è sedersi al tavolo delle trattative con una struttura complessa e prestigiosa come la nostra. Il peso specifico è notevolmente superiore”.

Quali sono i tempi di costituzione dell’Alpi?

“Intanto dobbiamo trovare una ubicazione adeguata, che progetteremo noi stessi. Nel frattempo, però, come Ordine di Monza dobbiamo pensare alla nostra realtà, ampliando la sede attuale e rendendola più funzionale. Fortunatamente, grazie anche all’impegno e all’abnegazione del nostro tesoriere, in questi anni abbiamo accantonato delle somme adeguate che ci permetteranno di intervenire con tempestività. E poi vi sono tante altre cose da fare”.

Quali, ad esempio?

“Dobbiamo potenziare il nostro sito Internet e renderlo interattivo con gli iscritti. L’obiettivo, tra gli altri, è permettere ai colleghi di scaricare una serie di documenti importanti, dai certificati alle dispense sui corsi sino alle normative di legge, evitando così che debbano per forza venire sino all’Ordine per avere a disposizione della modulistica”.

Da sempre siete particolarmente attenti alle dinamiche del territorio e a tal proposito avete ideato un concorso molto interessante. Ce ne vuole parlare?

“La Brianza non coinvolge solo Monza, ma anche porzioni dei territori di Lecco e Como. Ecco perché abbiamo pensato al concorso ‘Proposte per le Brianze’: tutti coloro che lo vorranno potranno fornire dei contributi, dei progetti volti a migliorare da un punto di vista sociale, economico ed urbanistico le zone nelle quali viviamo. I documenti migliori li presenteremo e regalaremo alle Province coinvolte, a patto che li sviluppino in maniera adeguata e a favore della collettività. Si tratta di un’iniziativa che dimostra la volontà del nostro Ordine di non essere un mero organo burocratico e di tenuta dell’albo, ma una struttura al passo con i tempi, propositiva e attiva all’interno della società. Per esempio, un’altra idea riguarda l’ambito della formazione”.

Si spieghi meglio.

“La formazione non è obbligatoria per gli Ordini, lo sappiamo. Però, specialmente per i più giovani, credo che sarebbe fondamentale poter accedere ad una sorta di apprendistato, come accade per gli avvocati, affiancati da ingegneri esperti, in modo da imparare bene la professione e non andare allo sbaraglio sul mercato del lavoro. Un’altra questione: lo sa che non ci sono solo gli ingegneri iscritti all’Ordine, ma ve ne sono moltissimi, penso ai dipendenti e a funzionari di grandi aziende, che sembra non esistano? Ebbene, mi piacerebbe poter rappresentare anche loro, avere la possibilità di stabilire un rapporto fattivo e duraturo. L’Ordine deve essere la casa di tutti gli ingegneri”.

 

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