06-2010 | Ordine di Cagliari
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Gianni Massa, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Cagliari, esorta le autorità a scelte rapide e definitive

“Sardegna: c’è bisogno di una legge che autorizzi la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili”

Donato di Catino

La possibilità di realizzare impianti industriali per la produzione di energia da fonti rinnovabili è, specialmente in alcuni ambiti territoriali italiani, una soluzione vincente per creare sviluppo, occupazione e dar vita ad un deciso e serio progetto di sostenibilità ambientale. La Sardegna, proprio per caratteristiche morfologiche e naturalistiche, è una delle regioni che si presta maggiormente alla sperimentazione in tale settore. Eppure, per meri motivi burocratici, sull’isola è ancora impossibile costruire e gestire impianti eolici e fotovoltaici. Una questione da risolvere in maniera urgente, come sottolinea Gianni Massa, neo presidente (eletto lo scorso mese di novembre) dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cagliari. “Purtroppo – dice l’ingegner Massa – si tratta essenzialmente di un problema di competenze, visto che la Giunta Regionale non ha ancora deciso quale assessorato debba rilasciare l’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio di impianti eolici e fotovoltaici”.

L’Ordine cagliaritano aveva già segnalato questo “ingiustificabile ritardo”, come si legge sul sito Internet ufficiale, con una lettera inviata alle massime cariche regionali, ricordando che altre realtà italiane “hanno dato un fortissimo impulso al rilancio della propria economia adottando una politica di forte attenzione alle fonti rinnovabili, rendendo accessibili e chiare le procedure e potenziando le strutture pubbliche preposte alla pianificazione e al controllo del territorio”. Ma non solo: l’Ordine ha proposto anche l’avvio di un confronto sulla possibilità di semplificare le procedure autorizzative per gli impianti destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili. “E’ necessario comprendere – spiega il presidente cagliaritano – che il territorio è una risorsa unica, da preservare con un attento e oculato sviluppo sostenibile. In questo ambito si inserice il lavoro degli ingegneri. Da sempre la categoria è sensibile a due aspetti: innanzitutto, agire mirando alla qualità del progetto da portare avanti. Conseguentemente, ecco il significato del ruolo dell’ingegnere nella società contemporanea, vale a dire anello di congiunzione tra le istituzioni e i cittadini. Le autorità devono fare le leggi, tocca a noi metterle in pratica sul campo.

Ovvio, però, che se vengono interpretate in maniera differente in base al colore politico o a convenienze personali, il nostro compito diventa sempre più difficile e oneroso”. “La qualità ambientale, il recupero dei rifiuti, la produzione di energia da fonti rinnovabili, la pianificazione, la progettazione, il recupero del nostro patrimonio, la valorizzazione dei centri urbani, il potenziamento dei servizi turistici, attuati con sapienza, e senza sacrificio delle risorse – aggiunge Massa - potranno costituire la futura ‘industria’ del paesaggio in Sardegna. Il paesaggio, frutto di una storia millenaria, va gestito responsabilmente e responsabilmente immaginato con visione contemporanea. E’ per questo che riteniamo fondamentale riportare al centro dell’attuazione degli atti di indirizzo politico il ‘progetto’ inteso come strumento di conoscenza, di ricerca, e non come mera esecuzione funzionale imprenditoriale. Le visioni per essere attuate hanno necessità di strumenti che, per quanto riguarda in particolare il paesaggio, le risorse, la pianificazione, il recupero di senso del territorio costruito, non possono prescindere dalla conoscenza e dalla sua attuazione progettuale. Conseguentemente, ecco il significato del ruolo dell’ingegnere nella società contemporanea, vale a dire anello di congiunzione tra le istituzioni e i cittadini. Le autorità devono fare le leggi, tocca a noi metterle in pratica sul campo. Ovvio, però, che se vengono interpretate in maniera differente in base al colore politico o a convenienze personali, il nostro compito diventa sempre più difficile e oneroso”.

Altra tematica di grande attualità, il rischio sismico e idrogeologico che attanaglia numerose porzioni d’Italia, tra le quali anche la Sardegna. Come Ordine avete dato vita ad iniziative particolari per affrontare al meglio eventi di tale tipo?

“Ci siamo già attivati, visto che vorremmo coinvolgere tutti gli Ordini della Sardegna per dar vita ad un gruppo di ingegneri che, in caso di emergenza, possa coordinarsi con la Protezione Civile. Già in passato, tra l’altro, avevamo proposto di non far pagare le prestazioni di primo e immediato intervento, proprio per non lucrare in situazioni di grave disagio collettivo. Inoltre, mi piace ricordare che da sempre siamo molto sensibili a tali argomentazioni, visto che, d’accordo con la Protezione Civile e il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in seguito al terremoto aquilano abbiamo partecipato fattivamente attraverso il contributo volontario e gratuito di molti colleghi per le verifiche di agibilità degli edifici Tutte le spese inerenti i professionisti sardi sono state sostenute dall’Ordine”.

Lei è anche il presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Sardegna: quanto è importante un organo collegiale così strutturato per la crescita e valorizzazione della categoria?

“Devo dire che in questo campo c’è ancora molto da fare. Ritengo che il processo di regionalizzazione e federalismo sia ormai nella cultura della nostra società. E’ necessaria una riflessione sul fatto che temi condivisi a livello regionale debbano essere portati a sintesi e rappresentati da un organo a carattere regionale (forse solamente ripensando una modalità efficiente di funzionamento). Un’istituzione regionale (una giunta, un consiglio), tanto più nelle regioni a statuto speciale, non può avere una pluralità di intercultori che rappresentano un’unica categoria. Su questo tema ricordo che la mozione del congresso di categoria del 2008 conteneva uno spunto in questa direzione che non possiamo oggi, secondo noi, tralasciare. Per fare un pò di polemica, si può dire che molti Ordini forse osteggiano le Consulte/Federazioni per paura di perdere potere e peso specifico. In ogni caso, vi sono realtà che, secondo me, costituiscono esempi virtuosi e che potrebbero rappresentare il punto di partenza per un futuro sicuramente più consistente per queste entità”.

Nel suo programma elettorale ha puntato molto sulla centralità della qualità del progetto e sul ruolo preminente dell’ingegnere nella società.

“Per rimanere competitivi ai massimi livelli e dimostrare in ogni ambito e settore la nostra professionalità, la cultura è indispensabile. Proprio per tale motivo, l’Ordine di Cagliari ha avviato una stretta collaborazione con l’Università locale. L’esempio più vistoso di tale partnership si è avuto quando siamo stati chiamati a discutere i piani di studio accademici. In seguito al nostro intervento, è stata bocciata l’ipotesi di dar vita ad una laurea specialistica in Strutture. Noi da sempre sosteniamo, infatti, che le iper specializzazioni sono inutili e dannose, l’ingegnere perderebbe la propria visione globale dei problemi, andando incontro ad una pericolosa riduzione delle competenze e conoscenze”.

Interessante la vostra posizione per quanto concerne la questione delle tariffe nei lavori pubblici: ce ne vuole parlare?

“In Sardegna siamo stati protagonisti nel settore dei lavori pubblici, con la legge regionale 5 del 2007. Numerose nostre idee sono state inserite nel dettato normativo, a cominciare dal sistema delle tariffe, del quale vorrei far notare una stranezza”.

Quale?

“E’ quanto meno curioso che di qualità e livello delle prestazioni gli ingegneri abbiano iniziato ad interessarsi solo dopo la promulgazione del Decreto Bersani. Riteniamo sbagliato continuare a porre l’accento sul concetto di inderogabilità del minimo tariffario e sulla presunzione che chi rispetta la tariffa è in qualità e chi non la rispetta non è in qualità (è un problema delicato di percezione della categoria da parte della società su cui è necessaria una profonda riflessione!). Dobbiamo arrivare ad una proposta organica di valutazione del giusto compenso di riferimento che, secondo noi, potrebbe essere, seppure parzialmente, slegato dall’importo dell’opera (…un progetto di qualità, la cui realizzazione e gestione costano meno, ha alla base un percorso di ideazione più difficile e complesso). Ora, riprendiamo il discorso sulla legge regionale 5: nel Codice dei Contratti si dice che le Amministrazioni Pubbliche possono prendere come base di gara il sistema delle tariffe. Ebbene, noi in Sardegna abbiamo proposto di cambiare la parola ‘possono’ con ‘devono’ e così è stato fatto. In seguito, la legge regionale è stata impugnata di fronte alla Corte Costituzionale con tanto di ricorso, che comunque non prende in considerazione il comma concernente l’inserimento della dizione da noi voluta”.

Ciò vuol dire che l’obbligo dei minimi tariffari è consentito dalla normativa?

“Le dirò di più: il ricorso è stato presentato dal Consiglio dei Ministri, che quindi, non prendendo in esame il comma da noi voluto, ha dato ampia legittimazione alla parola ‘devono’. Io credo che il mercato debba essere libero, con poche regole ma semplici. Il Decreto Bersani, invece, eliminava ogni vincolo, e ciò vuol dire anarchia. E’ necessario comprendere che viviamo in una realtà complessa, il compito che spetta agli ingegneri è quello di essere una sorta di guida per la società, un concetto trasferibile anche in un ambito più specifico, a livello territoriale”.

Sta parlando della Sardegna?

“Esattamente. La nostra regione ha una notevole estensione e pochi abitanti. Per sua natura, e prettamente per motivazioni economiche, sono molti gli imprenditori che decidono quotidianamente di investire le loro risorse sulla nostra isola. I loro interventi incidono notevolmente sulla trasformazione del territorio, basti pensare alle realizzazioni di complessi turistici e all’edificazione di immobili in aree particolarmente pregiate da un punto di vista naturalistico. Per far sì che tali interventi siano razionali e aderenti alle priorità e caratteristiche del territorio, il compito degli ingegneri deve essere quello di indirizzare, con scelte strategiche e oculate, le decisioni dei politici e degli investitori”.

 

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