09-2010 | Ordine di Genova
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La mobilità e l’ammodernamento delle strutture sono fondamentali per Francesco Boero, presidente dell’Ordine ligure

Collegamenti viabilistici più veloci per merci e passeggeri: così Genova avrà un futuro importante a livello internazionale

Donato Di Catino

Tradizionalmente Genova è un nodo strategico per quanto riguarda la mobilità e i trasporti, porto commerciale e turistico tra i più importanti nel Mediterraneo. Per mantenere alta la competitività è necessario rivalutare il sistema infrastrutturale e viabilistico del territorio: non solo della città della Lanterna, quindi, “schiacciata” tra il mare e le montagne, ma di tutto il territorio. Lo scorrimento fluido di merci e passeggeri, infatti, darebbe maggior vigore all’economia del Nord Italia. Ne è convinto Francesco Boero, dal 2009 presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, struttura che può contare su oltre 4.700 colleghi iscritti. “Per motivi morfologici lo spazio di movimentazione delle merci e dei container nel nostro territorio è davvero esiguo – spiega l’ingegner Boero -. Ecco perché è necessario uno sfogo verso la pianura e, allo stesso tempo, realizzare infrastrutture per i collegamenti veloci con la Riviera e con la Francia. Il mio sogno sarebbe quello di dar vita ad un sistema interportuale che comprenda le strutture di Genova, Savona, La Spezia e Livorno, relazioni sinergiche e scambi commerciali continui tra quattro porti collegati tra loro e che, così facendo, acquisirebbero un peso economico davvero notevole a livello internazionale.

Insomma, un sistema unico con quattro approdi differenti”. Una sfida che però non si gioca unicamente per mare… “Sarebbe davvero importante collegare alla Tav anche Genova – aggiunge Boero -: poter raggiungere Milano in soli 40 minuti permetterebbe al porto di svilupparsi ulteriormente, con approvvigionamenti molto più veloci e continui nel tempo. E poi, è giusto precisare alcune cose: qui stiamo ancora parlando di terzo valico, ed è dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che se ne discute; si studiano corridoi intercontinentali, ma tutto diventa inutile se prima non si pianificano progetti e soluzioni che connettano in maniera più razionale la Liguria alla pianura. Il pericolo è reale: se il nostro sistema perde attrattività verso le grandi navi portacontainer – e porti come Valencia e Barcellona si sono già attrezzati in tal senso – allora ne risentirà l’intera economia continentale, con risvolti negativi anche su Milano e Torino”.

A tal proposito, si continua a parlare della possibilità di realizzare una sorta di tunnel tra Alessandria e Genova, una struttura ad alta potenzialità tecnologica per il transito di camion e merci. E’ secondo lei una strategia di intervento plausibile?

Potrebbe essere senza dubbio un primo passo verso una soluzione condivisa per dar sfogo alla circolazione delle merci e dei container. In questo caso il cosiddetto “bruco”, come lo chiamano gli addetti ai lavori, segue proprio la filosofia del collegamento rapido con Lombardia e Piemonte. Lei è presidente di un Ordine molto importante: quali sono le principali attività che avete intrapreso, in questi anni, a favore dei colleghi? Da sempre ci muoviamo in due direzioni ben chiare di intervento: innanzitutto l’aggiornamento dei nostri iscritti, poi la salvaguardia della professione. Per quanto riguarda la formazione, ci siamo focalizzati, con l’allestimento di diversi seminari, sulla certificazione energetica. Ora sta partendo un corso di 120 ore sul D.lgs 81/2008 (ex 494/1996) relativo alla sicurezza nei cantieri. Recentemente, inoltre, abbiamo tenuto, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, il Comune di Genova e la Sovrintendenza ai Beni Culturali, un convegno dedicato al centro storico della nostra città, incentrato sullo studio delle strutture e degli edifici. Insomma, in tale settore devo dire che abbiamo una vasta attività. Per quanto concerne la salvaguardia della professione, siamo molto vicini ai colleghi cercando, soprattutto, di farli orientare nella enorme complessità di leggi e leggine che regola l’attività ingegneristica in ogni campo. La burocrazia e le sue lungaggini sono ancora una malattia dalla quale dobbiamo liberarci.

Genova e l’ingegneria: quali sono le professionalità maggiormente richieste? La crisi ha colpito anche il nostro settore?

C’è un certo fermento, soprattutto per quanto concerne le professioni legate all’alta tecnologia. Nell’area degli Erzelli, sulle colline prospicienti l’ex complesso siderurgico dell’Italsider (oggi Ilva) entro breve verrà trasferita la Facoltà universitaria di Ingegneria e saranno allocate una serie di aziende specializzate in high technology. Qui sorgeranno numerosi laboratori e studi specializzati che – speriamo davvero – possano accogliere i nostri giovani ingegneri, che hanno proprio bisogno di lavorare e fare esperienze importanti in ambito professionale. Vediamo anche di buon occhio la ripresa del nucleare in Italia: qui a Genova l’Ansaldo è particolarmente attiva nel settore. Anche in questo caso i nostri colleghi potrebbero trovare nuove ed interessanti opportunità di impiego. In ogni caso, la crisi si fa particolarmente sentire: l’edilizia e la meccanica sono praticamente ferme, le grandi aziende hanno da tempo lasciato la Liguria e quindi molti giovani laureati sono costretti ad andare via: Milano e l’Emilia le tappe preferite, ma anche l’estero, con la Francia e gli Stati Uniti in testa.

Recentemente il ministro Alfano ha riunito i rappresentanti degli Ordini per dare un’accelerata alla riforma delle professioni: tra i nodi cruciali, il ripristino delle tariffe minime. Qual è il suo pensiero a tal proposito?

Il Decreto Bersani ha abolito i minimi tariffari, noi siamo per una loro reintroduzione. Ma non solo: auspico un adeguamento generale delle tariffe, che in Italia sono tra le più basse in Europa; in Germania le hanno già aggiornate, quindi credo sia giusto farlo anche da noi. Per quanto concerne l’abolizione dei minimi, è ormai sotto gli occhi di tutti che il danno per gli ingegneri è stato evidente, con ribassi oltre il 70% e la progressiva espulsione dal mercato dei liberi professionisti. Un percorso molto pericoloso, che va contro la qualità delle opere da realizzare e la sicurezza per la collettività.

Accesso alla professione: crede sia necessaria maggior severità nella normativa per garantire alla collettività ingegneri di alto livello?

Guardi, di leggi ve ne sono già parecchie. La soluzione migliore è prestare maggior attenzione alla carriera universitaria dei nostri ragazzi, facendo sì che non vadano fuori corso e che successivamente arrivino sul mercato ingegneri demotivati e poco interessati alla professione. Ecco perché spingo da sempre per un rapporto più diretto tra docenti e studenti, uno scambio di relazioni che permetterebbe al giovane di essere maggiormente coinvolto nella vita quotidiana dell’università e – allo stesso tempo – ai professori di conoscere meglio problematiche ed esigenze dei futuri professionisti. Una provocazione: perché non tornare alla frequentazione obbligatoria dei corsi accademici? Un ulteriore passaggio: dopo aver conseguito la laurea, ci vuole un tirocinio serio, della durata massima di due anni, prima dell’esame di Stato. Ecco il percorso per elevare la qualità dei nostri ingegneri.

Un accenno alle Federazioni: uno strumento utile a livello “politico” oppure ancora da sviluppare in maniera più articolata?

Occorre crescere molto in questo campo. Innanzitutto è necessario che all’interno stesso delle Federazioni vi sia maggior amalgama tra gli Ordini, lasciando perdere interessi personalistici e invece pensando unicamente al bene comune. Successivamente, esorto le Regioni a coinvolgere con più costanza le nostre realtà federative nelle discussioni e decisioni che competono i settori nei quali siamo competenti.

 

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