11-2010 | Ordine di Lecce
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Daniele Lorenzo De Fabrizio, presidente dell’Ordine di Lecce, indica due fattori indispensabili per la ripresa economica pugliese

“Infrastrutture moderne e viabilità all’avanguardia: i nodi cruciali per il rilancio del nostro territorio”

Roberto Di Sanzo

Potenziare il sistema infrastrutturale e viabilistico del territorio per dare nuovo slancio all’economia locale. E’ questa la priorità per Daniele Lorenzo De Fabrizio, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce, in carica dal 2006. Libero professionista cinquantenne, già segretario della struttura, è alla guida di un Ordine che può contare su oltre 2.500 iscritti. “Le carenze strutturali del Leccese sono note – spiega l’ingegner De Fabrizio – e il primo passo da compiere sarebbe quello di adeguare e rendere più sicure le strutture già presenti sul territorio. Se i collegamenti su ruote possono essere definiti accettabili, la situazione più difficile è sicuramente legata al sistema ferroviario. Lecce in tal senso è collegata con frequenza alle grandi città come Milano e Roma, ma i trasporti interprovinciali sono sicuramente insufficienti”. Ecco perché “bisogna assolutamente investire con maggior vigore in tale settore, per far sì che Lecce e la sua provincia non rimanga un’isola. Una politica strategica e mirata, concordata tra le varie istituzioni e i professionisti del settore, porterebbe ad un ripensamento generale del sistema ferroviario e ad un suo potenziamento, rendendelo più funzionale alle esigenze della collettività”.

Una provincia, in ogni caso, che sta cercando di adeguarsi in ambito di sostenibilità ambientale. Numerosi, infatti, i progetti di impianti fotovoltaici ed eolici che sono in fase di avvio sul territorio. “Si tratta di interventi da valutare in maniera positiva – dice il presidente De Fabrizio -, anche perché va ricordato che attualmente la Puglia produce più energia di quanta ne abbia bisogno, siamo intorno alle due volte e mezzo il necessario. Tra l’altro gli sprechi e le problematiche sono ancora parecchie: basti pensare che proprio al confine tra la nostra provincia e quella di Brindisi da tempo è attiva una grande centrale a carbone che, purtroppo, continua a creare veri e propri disastri ecologici, inquinando i terreni agricoli circostanti e le falde acquifere”.

Ecco, quindi, la necessità di pensare alle energie da fonti alternative…

Vero, però quando si intraprendono dei percorsi così importanti vanno studiati e impostati nel dettaglio. Mi spiego meglio. Se vengono installati degli impianti fotovoltaici, è necessario stabilire anche un piano di recupero dei pannelli quando dovranno essere dismessi, un iter tecnico per il loro smaltimento. Il rischio, altrimenti, è quello di dar vita ad autentiche cattedrali nel deserto che andrebbero poi a deturpare l’ambiente circostante, abbandonate per anni. Insomma, ci vogliono regole chiare e precise, che per ora non abbiamo.

Rimaniamo in ambito ambientale: una questione di stretta attualità è l’erosione delle coste, nel vostro territorio un fenomeno particolarmente accentuato. Da ingegnere, quali sono gli interventi che possono essere messi in atto per rallentare tale processo?

In questo caso vanno fatti due discorsi ben diversi. E’ chiaro che da noi si tratta di un problema molto sentito, è inutile nasconderlo, il fenomeno esiste ed è anche visibile anno dopo anno. Solo che da un lato vi sono i normali e fisiologici eventi naturali, che ovviamente non possono essere fermati ma rallentati; dall’altro, ecco invece le lamentele degli operatori turistici, che appena perdono una fila di ombrelloni gridano al disastro ambientale. Ma non è proprio così: l’anno scorso ho svolto il ruolo di responsabile dell’ufficio tecnico ad Otranto, e nel periodo invernale l’erosione delle coste è stata notevole salvo, da maggio in poi, bloccarsi completamente. Anzi, la sabbia, grazie all’azione naturale mista del vento e dell’acqua, è tornata a riallungare la costa. Insomma, l’erosione è un fatto ciclico, che tra l’altro interessa la maggior parte delle coste sabbiose dei litorali italiani.

Lecce e l’ingegneria: quali sono i professionisti maggiormente richiesti?

Partiamo dal presupposto che sul territorio la grande industria praticamente è inesistente. Ecco perché molti colleghi scelgono la libera professione, altri ancora invece si dedicano alla docenza, nelle scuole medie e superiori. Senza dimenticare un’importante realtà d’eccellenza come la nostra Università del Salento, con un’ottima Facoltà di Ingegneria, nella quale trovano impiego come ricercatori molti colleghi. E i risultati dei loro studi sono davvero prestigiosi, specialmente nei settori dell’innovazione tecnologica e dei compositi.

Quanto ha influito la crisi economica nei confronti dei colleghi?

Parecchio, è inutile negarlo. Soprattutto per i giovani ingegneri le difficoltà a trovare un posto di lavoro adeguato alle loro conoscenze e alla loro laurea sono sempre più crescenti. Pensi che molti vengono assunti con contratti di quinto livello, come metalmeccanici. Ecco quindi che l’unica via d’uscita diventa l’emigrazione verso il Nord Italia: ma anche qui arriva la beffa, visto che le assunzioni, specialmente le prime, sono sempre con contratti da operai.

Una situazione difficile, quindi, aggravata anche dalla nota vicenda dell’eliminazione dei minimi tariffari.

Una decisione che ha arrecato – e continua a farlo – solo danni. Sbandierando ideali di liberismo sono stati perpetrati forti torti verso le professioni e il settore dei lavori pubblici. Le prestazioni intellettuali devono essere sempre connotate dall’alta qualità: come si può pensare che un medico, in base ad una tariffa, operi meglio o peggio? E lo stesso dicasi per l’ingegnere: un ponte va realizzato sempre con la massima professionalità, e non certo seguendo una corsa folle al massimo ribasso. Bisogna evitare che il mondo professionale cada sempre più in basso, ecco perché non può avere ragione una legge basata unicamente sul prezzo. La concorrenza va impostata sulla qualità e la competenza, non certo sul fattore economico.

Ultima questione, le Federazioni: in Puglia funziona in maniera “virtuosa”, come in altre realtà regionali, Lombardia e Piemonte su tutte. Pensa possano essere uno strumento utile per la categoria?

Direi indispensabile. Un coordinamento dei vari Ordini è fondamentale quando si devono stabilire rapporti con il mondo della politica, soprattutto a livello regionale. E’ impensabile, infatti, che una struttura dirigenziale della regione Puglia, ad esempio, si confronti con trenta diversi Ordini professionali per le più disparate questioni tecniche di pertinenza.

 

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