14-2010 | Congresso CNI
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Sotto la Mole un Congresso che si proietta nel futuro

prof. ing. Pierangelo Andreini

“Costruire il futuro del Sistema Italia – Ruolo dell’Ingegneria e riforma delle professioni”, questo è il tema centrale del cinquantacinquesimo Congresso nazionale degli Ordini degli Ingegneri d’Italia che si terrà a Torino nei prossimi giorni. E’ uno slogan impegnativo che, da una parte, esprime la ferma volontà degli ingegneri di concorrere ad affrontare i complessi problemi posti dal rapido e critico cambiamento dell’economia e la disponibilità ad adottare nuove modalità per riuscire a risolverli; dall’altra, rivendica il primato della Categoria, il cui impegno, professionalità e competenze sono essenziali, per costruire il futuro, consolidare la crescita e assicurarle i necessari requisiti di competitività e sostenibilità. E’ uno slogan che nasce dall’orgoglio di essere ingegneri, ma è anche una forte assunzione di responsabilità. E’ una sfida formidabile, perché sostenibilità e competitività richiedono di ripensare in modo sistemico le attività economiche, per ricercare i margini di profitto che consentano alle imprese di investire e crescere nel mercato globale. A ciò, però, continua a opporsi l’attuale paradigma produttivo, che considera i risultati finali determinanti nel valutare la bontà delle produzioni, trascurando i processi.

E, d’altra parte, sostenibilità e competitività derivano proprio più dai processi, che non dai risultati finali, perché l’ interazione tra le variabili associa a un determinato risultato, numerosi effetti, diretti e indiretti, utili e nocivi, non sempre facilmente quantificabili e prevedibili. Considerare solo i risultati finali, quindi, significa valutare esclusivamente la dimensione economica di breve periodo delle produzioni, non la loro sostenibilità ambientale e sociale, che sono proprie dei processi. Ed è, comunque, un atteggiamento miope, perché la sostenibilità, di cui la sicurezza in senso lato - della salute, dell’alimentazione, dell’occupazione, degli approvvigionamenti, dell’ambiente, in una prospettiva infra e intergenerazionale - è ad un tempo premessa e conseguenza, condizionerà in misura crescente lo scenario, economico, politico e sociale e, conseguentemente, il mercato nei prossimi anni.

Ma, come detto, la sostenibilità è un traguardo difficile da raggiungere, anche perché composito, sociale, ambientale, economico, e lo strumento ultimo per avvicinarlo è la conoscenza, nelle sue varie forme, della complessità sistemica dell’ambiente naturale ed economico per poterne apprezzare i cambiamenti via via apportati dall’uomo con l’ introduzione delle nuove tecnologie e i conseguenti modelli di consumo. In sintesi, dunque, per fronteggiare l’attuale critica congiuntura, che non è solo economica ed ambientale, ma anche etica, lo strumento è la Cultura. E, stante la velocità del cambiamento, che fa ritenere che il progresso compiuto fino ad oggi dall’uomo sarà poca cosa rispetto a ciò che prospettano i prossimi decenni, occorre generare le cognizioni a ciò necessarie con incredibile velocità. Ma non basta, occorre facilitare l’accesso alle nuove cognizioni, diffondendone la conoscenza con modalità innovative di informazione, di carattere globale, che raggiungano gli interessati in tempi rapidi, praticamente reali, come già avviene in molti casi. E ciò perché sostenibilità e competitività devono trovare la loro sintesi in un contesto, chiaro, trasparente ed equo nel quale operino e si confrontino gli stakeholder, accrescendo e non penalizzando occupazione, sicurezza, qualità della vita, tutela dell’ambiente e del territorio, con un uso scorretto delle risorse pubbliche e private, tra cui il lavoro nelle sue diverse espressioni.

A questa Cultura, tutti sono chiamati a dare il proprio contributo: politici, economisti, esperti, ma tra loro primariamente gli ingegneri, attori privilegiati dello sviluppo sociale ed economico del quale sono stati concreti artefici, assicurando costantemente la necessaria spinta creativa per soddisfare le esigenze poste dalla crescita dei consumi, dalla globalizzazione dei mercati e dalla sostenibilità, attraverso lo sviluppo di soluzioni sicure, innovative e ambientalmente sostenibili. Gli ingegneri sono, infatti, i soli che hanno la possibilità di stimare adeguatamente le conseguenze delle tecnologie che stanno mettendo a punto e ciò attribuisce loro più ampi compiti e responsabilità, in quanto hanno il dovere, ma anche il diritto, di segnalare alle istituzioni e alle imprese gli eventuali problemi che ne possono derivare. La Categoria ha svolto tenacemente questa funzione e a Torino si propone, giustamente, tra i protagonisti per costruire il futuro del Sistema Italia.

Ma lo fa ponendosi anche in discussione, per rafforzare ulteriormente la propria identità, affinché le siano pienamente riconosciuti il ruolo primario e la competenza nella costruttiva attuazione di regole e tecnologie per contribuire alla crescita sostenibile e competitiva del nostro sistema economico. L’evento torinese potrà dire molto sul prestigio dell’Ingegneria italiana e sulla inadeguata attenzione che le riserva la Politica, non sempre attenta alle sollecitazioni dei tecnici. Esso troverà nei prossimi numeri del Giornale, al quale anche quest’anno è stato riconosciuto il ruolo di media partner del Congresso, uno strumento attento e preciso per consentire ai lettori di conoscerne gli esiti, partecipare al dibattito ed entrare nel merito delle problematiche che sta vivendo la Categoria. E’ un compito che questo Giornale si è costantemente prefisso ed è un compito oggi più che mai importante, per la crucialità delle sollecitazioni e delle scelte.

 

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