11 - 16 | Economia industriale
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I provvedimenti della Legge di Stabilità a favore dell’innovazione delle imprese


Incentivi fiscali da 14 miliardi per investire in industria 4.0

Iperammortamento al 250% per investimenti tecnologici, credito d’imposta per ricerca e sviluppo, rifinanziamento della Nuova Sabatini, Fondo di Garanzia potenziato per i crediti alle piccole e medie imprese, ampliamento dei premi di produttività per i dipendenti e un piano da 100 milioni per il Madein Italy, questi i contenuti della legge che dovrà essere approvata in Parlamento entro il 31 dicembre

di Paolo Mazzanti


L’impresa che da gennaio acquisterà una stampante 3D, una macchina a controllo numerico, un robot, potrà godere dell’iperammortamento al 250%: in pratica, se spenderà 100 nei bilanci dal 2018 potrà detrarre 250. L’iperammortamento per gli investimenti in tecnologia si aggiunge al superammortamento al 140% per gli investimenti “ordinari” (120% per i mezzi di trasporto).

Le imprese che investiranno in ricerca e sviluppo potranno ottenere crediti d’imposta per un totale di 727 milioni nei bilanci 2017 (che si approvano nel 2018) e nei bilanci 2018 (che si approvano nel 2019). Il credito d’imposta crescerà fino al due miliardi entro il 2024. Le imprese che devono rinnovare i macchinari potranno avere incentivi fino a un totale di 28 milioni nel 2017, 84 nel 2018 e 112 nel 2019 (la cosiddetta Nuova Legge Sabatini).

Le piccole imprese che hanno difficoltà a ottenere prestiti bancari per fare gli investimenti potranno accedere al Fondo di Garanzia che viene rifinanziato per un miliardo, il che dovrebbe attivare investimenti per almeno 25 miliardi. Infine, le imprese che erogano premi di produttività ai propri dipendenti (anche sotto forma di servizi di welfare aziendale) vedranno aumentare gli incentivi fiscali per un totale di 211 milioni nel 2017, 392 nel 2018 e 385 nel 2019; in particolare, gli incentivi fiscali si applicheranno ai dipendenti che prendono stipendi fino a 80 mila euro l’anno (fino il limite di reddito era pari a 50 mila euro) e potranno raggiungere i 4mila euro l’anno contro i 2.500 attuali. Infine, le imprese che esportano avranno maggiori servizi perché il piano per il Made in Italy viene rifinanziato con 100 milioni.

A tutto ciò si aggiunge la riduzione delle tasse sulle imprese (la cosiddetta Ires) dal 27,5 al 24% con una riduzione di circa 3 miliardi l’anno. Tutti questi provvedimenti, che nei prossimi otto anni dovrebbero erogare alle imprese incentivi e servizi per oltre 14 miliardi (oltre alla riduzione delle tasse) sono contenuti nella Legge di Stabilità approvata a metà ottobre dal Consiglio dei Ministri che dovrà essere approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre dopo l’esame della Commissione europea, che potrebbe chiedere modifiche. Gli incentivi danno sostanza al Piano Industria 4.0 elaborato dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che dovrebbe accelerare l’evoluzione del nostro sistema produttivo verso l’innovazione e le più avanzate frontiere tecnologiche. “Tutto il Piano – ha detto Calenda presentando Industria 4.0 agli imprenditori - è costruito su incentivi fiscali orizzontali. L’azienda li attiva nel suo bilancio, non deve fare domanda e aspettare che qualcuno timbri. Non ci sono più bandi, gare o graduatorie. Nel solo 2017 mobiliteremo investimenti privati per 10 miliardi in più è una sfida culturale, politica oltre che economica perché il Piano punta sulla fiducia nelle imprese. Non è il governo che deve dire agli imprenditori dove investire. Sono le aziende che decidono, in piena libertà dove investire e il governo si limita a mettere a disposizione gli strumenti”.

Il Piano prevede incentivi maggiorati per ricerca e sviluppo e una governance centralizzata pubblico-privata che ne seguirà l’attuazione e gli stati d’avanzamento.

“Ci sarà una priorità per la banda larga e le tecnologie informatiche al fine di puntare su strumenti già esistenti per favorire il salto tecnologico e la produttività. Il credito di imposta per ricerca e innovazione viene incrementato, portando l’aliquota della spesa interna dal 25% al 50%, con un credito massimo per contribuente da 5 milioni fino a 20 milioni. Sono poi previste detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 miliardo di euro in start-up e pmi innovative. Il piano Industria 4.0 ha bisogno di una governance, perché noi siamo il paese della non governance. Abbiamo istituito una cabina di regia a livello governativo con tutti gli attori pubblici e privati che deve funzionare come un’assemblea degli azionisti, che si riunisce una volta ogni sei mesi, un anno, per fare il punto della situazione e verificare in modo abbastanza spietato cosa ha funzionato e cosa no, se gli obiettivi sono stati raggiunti”.

Un altro tema importante riguarda le piccole imprese, che sono l’architrave della struttura produttiva nazionale e che devono essere messe in grado anch’esse di investire in tecnologie d’avanguardia e partecipare a pieno titolo a Industria 4.0: “Il Piano – conclude Calenda – ha le sue peculiarità italiane, visto che siamo un sistema industriale fortemente basato sulle pmi e non possiamo fare come i tedeschi il cui piano prevede il coinvolgimento di grandi player industriali e tecnologici. Industria 4.0 è l’occasione per riprogettare e innovare il Paese in termini più competitivi e produttivi. Occorre mettere in atto un grande sforzo di collaborazione pubblico-privata, diretto a sensibilizzare imprenditori e management e a costruire percorsi che fattivamente conducano imprese e filiere sulla via dell’innovazione, in termini tecnologici, finanziari e di cultura aziendale”.

La decisione del Governo di “scendere in campo con una strategia articolata a favore di Industria 4.0 – ha commentato il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania – offre forti stimoli all’economia italiana. Ora la priorità è come incidere sul territorio per scaricare a terra tutto ciò. Come far giungere il messaggio, le risorse e le opportunità alla più ampia platea di Pmi, che vanno aiutate in modo concreto ad abbracciare la trasformazione digitale. Industria 4.0 dovrà sostenere i necessari progetti digitali di integrazione, che sono il vero valore aggiunto dei nuovi processi manifatturieri. A livello territoriale la cinghia di trasmissione non può che essere che l’incontro del sistema delle imprese con l’offerta di soluzioni, competenze, servizi e tecnologie. È in questa chiave che Confindustria interpreta la creazione di una rete di Digital Innovation Hub, allocati presso le Unioni industriali, che esprimerà il massimo in sinergia con i centri strategici di competenza previsti dal piano governativo”.

 

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