11 - 2016 | Editoriale
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L’editoriale

Professionisti italiani in saldo

di Andrea Tomasi Presidente Fondazione architetti e ingegneri liberi professionisti Inarcassa

 

I bassi salari sono elemento di competitività all’estero? La frase del Premier può dar vita a interpretazioni fuorvianti ma Fondazione Inarcassa vuole provare a leggerle in modo scevro da pregiudizi, con l’unico obiettivo di riportare l’attenzione del dibattito all’aspetto che ha più a cuore: valorizzare la dignità della categoria, qualità che prevale su qualsiasi parametro economico. E siamo certi che anche il Presidente del Consiglio condivida con noi questo obiettivo. In merito a quanto dichiarato dal Presidente Matteo Renzi a proposito della brochure “Invest in Italy” del Ministero dello Sviluppo economico, è intervenuto anche il Ministro Calenda, dimostrando un’apprezzata disponibilità al dialogo con la categoria. Per la Fondazione, la constatazione del Presidente del Consiglio, secondo cui il costo più basso degli ingegneri che operano nel nostro Paese è un fattore di competitività rispetto ai professionisti all’estero, è purtroppo e tristemente aderente alla realtà.

Gli architetti e gli ingegneri liberi professionisti sono costretti a vivere con meno di 15 mila euro l’anno. Una condizione che, se da un lato rappresenta un fattore attrattivo per gli investitori, dall’altro lato ben definisce la drammatica condizione in cui versano molti lavoratori italiani altamente qualificati, spesso costretti a cercare nuove opportunità all’estero. Come illustrato nel corso di un incontro a porte chiuse, durante il quale abbiamo presentato – in collaborazione con la Fondazione EYU – il rapporto che analizza l’impatto della crisi economica sulla categoria di ingegneri e architetti che vivono di libera professione, in 6 anni - tra il 2006 e il 2015 - il calo del fatturato per gli architetti è stato del 33%, per gli studi di ingegneria del 23%; ossia ben 10 mila euro in meno rispetto alla media europea.

In Italia il settore delle costruzioni, da sempre ritenuto strategico per il Paese, ha così perso il maggior numero di occupati durante la crisi (-24,4%). Un risultato sconfortante, paragonabile solo a quello conseguito dai vicini spagnoli. Tutto ciò soprattutto se si pensa che nella nostra Penisola, rispetto all’Europa, vi è, in assoluto, il più alto numero di architetti (oltre 150.000). Dal crollo della produzione nel settore delle costruzioni è, ovviamente derivato il crollo descritto dei fatturati di architetti e ingegneri liberi professionisti. Le cause sono state molteplici, soprattutto per gli architetti, a cominciare dalla contrazione dei consumi interni, per passare all’indebitamento sia da parte dei privati sia da parte delle PA. Una situazione che ha impattato inevitabilmente sulle prestazioni offerte, sempre più legate ad adempimenti tecnico-burocratici (redazione capitolati, perizie, ecc.) e sempre meno agli aspetti propri dell’architettura.

E la situazione non migliora neanche per gli ingegneri che nel 2013 hanno visto il calo dei fatturati del 4,1%, per gli iscritti a Inarcassa e del 13,6% per le società di ingegneria. A pesare sui conti della categoria sono stati anche i ritardi nei pagamenti. Basti pensare che – sempre nel 2013 – la percentuale di architetti con crediti residui si è attestata al 68% (+6% rispetto al 2012). Addirittura nel 2015 i giorni necessari per vedersi saldare una fattura da parte della PA sono arrivati a 141, portando il 31% dei professionisti a indebitarsi con banche e fornitori. In questo contesto è indispensabile una riqualificazione del ruolo dell’ingegnere e dell’architetto anche attraverso la creazione di co-working, nuove forme aggregative e piani di espansione dell’attività professionale all’estero. Una difficile trasformazione che deve essere adeguatamente supportata. In questo quadro il Jobs Act per gli autonomi è certamente sintomo di una nuova attenzione riservata dal Governo al mondo delle partite Iva e delle professioni ordinistiche, con la finalità di tutelare il lavoro autonomo al fine di riaffermarne la dignità e l’importanza anche per l’economia nazionale. Esso rappresenta un primo tassello per la creazione di opportunità di lavoro e per lo sviluppo di filiere produttive nel settore delle costruzioni, con riferimento al quale ci aspettiamo che il nuovo codice degli appalti dia un’effettiva spinta al processo di semplificazione e al riconoscimento del fondamentale ruolo della qualità architettonica, riaffermando così la centralità della progettazione che si è persa in questi anni.

 

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