10 - 2016 | Urbanistica
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Approvato il Decreto per la ricostruzione

Un contributo pari al 100% dei danni e white list antimafia

Matteo Palo

Arriva la definizione del cratere all’interno del quale saranno concesse le agevolazioni e arrivano le misure per garantire la trasparenza negli appalti. Sono questi i due ingredienti fondamentali del decreto con il quale il Governo ha dato ufficialmente il via alla ricostruzione post terremoto. È stato necessario un lavoro di diverse settimane, perché il testo preparato dall’esecutivo non è un semplice provvedimento di urgenza, ma un intervento strutturato che cerca di definire in maniera puntuale il perimetro nel quale ci si muoverà nei prossimi anni.

Il primo punto fondamentale riguarda l’elenco dei Comuni colpiti dal sisma. Secondo il decreto predisposto dal Governo, alla fine le amministrazioni incluse nel cratere sono sessanta. All’interno di questo perimetro ci sarà la ricostruzione vera e propria. Per quella privata, che rappresenta la parte principale, tutte le abitazioni riceveranno un contributo pari al 100% dei danni, calcolato in base alle tabelle predisposte da Palazzo Chigi  in relazione alla superficie reale dell’immobile. Saranno sostenuti sia i proprietari di prime case che quelli di seconde case e di edifici non residenziali: dopo una fase di riflessione, allora, il commissario Vasco Errani ha scelto di non lasciare indietro nessuno, anche se questo comporta oneri più elevati, visto il grande numero di case destinate alle vacanze presenti nell’area. Una precisazione importante riguarda i costi di progettazione. Saranno interamente considerati all’interno del contributo pubblico. I professionisti, quindi, saranno pagati esattamente come le imprese di costruzioni. Fuori dal cratere sarà possibile comunque richiedere l’indennizzo dello Stato. Ma bisognerà provare l’esistenza di un nesso di causalità tra il sisma e il danneggiamento. Inoltre, in questi casi il contributo massimo sarà nella misura del 50 per cento.

Altro punto importante, dal lato della sicurezza, è rappresentato dal livello di resistenza sismica che bisognerà garantire. Tutti gli edifici privati dovranno attuare interventi di miglioramento sismico che portino a un livello di resistenza pari all’80% rispetto a quello assicurato dalle norme tecniche per le costruzioni. Si tratta, nella sostanza, di un’indicazione che allinea la ricostruzione alle decisioni che il ministero delle Infrastrutture si appresta a prendere con le nuove norme tecniche. A questo, però, viene aggiunta una postilla fondamentale. Questo coefficiente può scendere fino al 65% nel caso in cui “non fosse possibile raggiungere la percentuale sopra indicata”. Nella pratica, il Governo fa una scelta di opportunità: anziché impiccarsi a fare investimenti molto pesanti per raggiungere parametri molto elevati, è meglio optare per una ricostruzione leggera, che comunque garantisca un livello di sicurezza buono e, nel caso di un sisma, salvi vite umane. Una filosofia che accompagnerà anche i nuovi sismabonus, allo studio in queste settimane.

Dal punto di vista operativo, saranno gli uffici speciali per la ricostruzione a occuparsi della gestione delle domande. Prima sarà approvato il progetto, poi la richiesta di contributo e, infine, entreranno in gioco le banche. Una convenzione da stipulare con l’Abi, infatti, indicherà le modalità con le quali anticipare i contributi. L’entità del finanziamento sarà parametrata solo alla dimensione dell’immobile e non al reddito del richiedente.  Altro capitolo riguarda un robusto pacchetto sulla trasparenza negli appalti. Il cuore del testo è costituito dalle white list, gli elenchi di imprese certificate che si sottopongono ai controlli antimafia prima delle gare.

La novità principale, su questo fronte, è costituita dal fatto che, per la prima volta, il Governo ha scelto di abbandonare il modello basato su elenchi puntuali di categorie a rischio, da inserire nelle white list, a favore di una scelta di largo respiro: tutti coloro che sono coinvolti nella ricostruzione, a qualsiasi titolo, dovranno passare dagli elenchi. In questo modo vengono inclusi anche momenti finora poco considerati in chiave antimafia, come le opere di urbanizzazione o il trasporto di rifiuti o di inerti. Ma non è tutto. Questo paletto così gravoso sarà esteso alla ricostruzione privata, e non solo pubblica. E, inoltre, sarà necessario iscriversi materialmente e non presentare una semplice richiesta, come è successo in passato. La white list dedicata al terremoto si chiamerà “Anagrafe antimafia degli esecutori” e sarà tenuta da Struttura di missione costituita presso il Viminale. Si tratta di un dettaglio fondamentale, perché nelle precedenti ricostruzioni le prefetture non erano riuscite a gestire in maniera efficace la procedura. Questo aveva creato un effetto imbuto in grado di rallentare di molto la qualificazione delle imprese e, quindi, le gare.

Completano il quadro altre regole che serviranno ad avvicinare la ricostruzione al modello Expo. All’Anac di Raffaele Cantone, allora, saranno affidati i controlli preliminari su tutte le gare. Mentre Invitalia, la società controllata dal Mef che si occupa di investimenti, avrà il ruolo di centrale unica di appalto: dalle sue strutture dovranno passare tutte le gare di lavori. Un compito fondamentale sarà affidato anche alla Corte dei conti, che dovrà vigilare sulla compatibilità di tutte le iniziative con i profili di finanza pubblica. Importante la tracciabilità dei flussi finanziari: le regole applicate finora alle grandi opere saranno utilizzate per tutti i lavori, pubblici e privati. Ancora, in tema di subappalti, una delle questioni più esposte a rischio di infiltrazioni, vengono ribaditi tutti i tetti fissati dal nuovo Codice. Infine, sugli incarichi di progettazione vengono fissati due paletti molto importanti. Solo i professionisti in possesso di un Durc regolare potranno accedere alle gare. Mente i direttori lavori, per prevenire conflitti di interessi, dovranno dimostrare di non avere avuto rapporti con le imprese impegnate in cantiere nei tre anni precedenti i lavori. 

 

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