10 - 2016| Elezioni CNI
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Una ingegneria che deve andare oltre al costo della prestazione professionale

Il CNI che vogliamo

 

Il CNI del Presidente Zambrano chiamato a cogliere la sfida nel segno della continuità di azione, ma consapevole dell’apertura al rinnovamento con un programma di idee concrete e condivise

di Maurizio Vannucchi

 

Riconosciamo le difficoltà nel rappresentare la categoria professionale degli ingegneri mentre si sta attraversando un periodo non certo favorevole alla presenza degli Ordini in generale. I nuovi indirizzi politici assunti dal governo e sostenuti dalle lobbies presenti in Parlamento tendono ogni giorno ad instaurare un rapporto diretto con i cittadini cercando in ogni modo di rendere inutili i corpi di rappresentanza come gli Ordini. La legge sulle libere professioni (L.4/2013), la formazione continua obbligatoria, l’abolizione delle tariffe vanno in questa direzione, anche se poi ci sono altri Ordini professionali che continuano a mantenere la propria tariffa. Dal nuovo CNI ci aspettiamo che compia tutte la azioni necessarie a rappresentare alla società intera quanto l’ingegneria sia importante per la tutela e la salvaguardia dei cittadini e non debba essere vista solo come un costo per la prestazione professionale di un servizio.

Non in secondo piano il grande tema dei percorsi formativi delle università che, a causa dei numerosi ed articolati piani di studio, porta alla laurea studenti competenti in specifici ambiti, ma decisamente poco preparati a svolgere l’attività del libero professionista. È necessario pertanto che il nuovo CNI si attivi presso gli organi competenti affinchè nel nostro Paese venga istituito il tirocinio obbligatorio per i laureati che intendono esercitare la libera professione. Per rimanere in questo ambito, in attesa che si vedano gli effetti di una sinergia tra il mondo della scuola e quello del lavoro, c’è il tema degli esami di stato per l’abilitazione alla libera professione. Il nuovo CNI dovrebbe sintetizzare le esperienze maturate negli ultimi anni dagli Ordini territoriali nei rapporti con le università sedi di esami di stato, assumendo il ruolo di coordinamento nazionale delle commissioni di abilitazione definendo le competenze minime che i candidati devono dimostrare di avere nelle materie che il Ministero definisce professionalizzanti. È auspicabile che si giunga ad un’inversione dei ruoli affidando agli Ordini la responsabilità di abilitare un laureato alla libera professione, non alle università nelle quali spesso si fa ricerca ad altissimo livello, ma in un contesto nel quale di libera professione si parla poco!

Terminiamo questi nostri piccoli “desiderata” con un accenno alla formazione continua obbligatoria. Il nuovo CNI dovrebbe vigilare in sede di accreditamento e di svolgimento degli eventi, arginando tutte quelle proposte che sono sempre più sfacciatamente commerciali e che poco hanno a che fare con una formazione qualificata. Purtroppo sostenuti da interessanti sponsorizzazioni vengono venduti eventi che poco hanno a che fare con contributi scientifici. Il Giornale storicamente accoglie sulle proprie pagine le opinioni e le problematiche degli Ordini territoriali trattando argomenti di interesse per ingegneri che operano in tutti i campi dell’ingegneria. Saremo attenti alle iniziative del nuovo CNI e sempre pronti a prendere posizione, anche con critiche costruttive laddove, raccogliendo le istanze del territorio, lo riterremo utile per la categoria. Nuovo CNI buon lavoro!

 

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