09 - 2016 | Approfondimento
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Per raggiungere gli obbiettivi della Conferenza sul clima Cop 21

Piano del Governo per le rinnovabili.9 miliardi d’investimenti fino al 2020

Renzi: “Sulle rinnovabili abbiamo le migliori performance d’Europa”

Paolo Mazzanti

 

Investimenti per 9 miliardi in 20 anni per le energie rinnovabili e le principali aziende del Paese, in primo luogo Eni ed Enel, impegnati ad “orientarsi” in questa direzione. Sono le cifre base del Piano energetico sostenibile, in attuazione dell’accordo sul clima di Parigi Cop 21, presentato a fine giugno dal presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Abbiamo aspettato – ha detto Renzi - la fine delle polemiche sul referendum sulle trivelle e delle polemiche sulle amministrative per presentare il lavoro di squadra che questo governo intende fare, partendo innazitutto dalle aziende. Eni ed Enel sono la prima e seconda azienda del Paese per lavoratori e fatturato: hanno ingegneria e innovazione tali da essere leader a livello mondiale, ma hanno contemporaneamente la possibilità di partire a livello territoriale nel nostro Paese. La produzione di rinnovabili non è efficiente senza una rete distributiva adeguata. E a questo saranno destinati i 4 miliardi di euro che Terna investirà nei prossimi 4 anni. Abbiamo le migliori tecnologie, i migliori ricercatori, le migliori università. E sulle rinnovabili abbiamo già le migliori performance d’Europa”.

Nel 2015 si è registrato un aumento della produzione di energia lorda nazionale per la prima volta dal 2010 dello 0,8% rispetto al 2014. Lo ha rilevato l’Autorità per l’Energia nella sua relazione al Parlamento da cui emerge che la produzione lorda da rinnovabili è stata del 38% circa del totale, con una flessione del 9% a causa del -25% registrato nella produzione idroelettrica. “La quantità di energia elettrica da rinnovabili incentivata ha superato i 65 TWh, per un costo nel 2015 di circa 12,5 miliardi di euro, di cui circa 12,3 miliardi coperti tramite la componente A3 della bolletta”, evidenzia la relazione.

L’Autorità ha anche spezzato una lancia a favore della riforma costituzionale del Titolo V, che riporta le infrastrutture energetiche nella completa competenza nazionale: “Occorre ridare allo Stato la competenza esclusiva in materia di energia superando l’attuale titolo V della Costituzione che prevede una competenza concorrente tra Stato e Regioni – ha detto il presidente dell’Autorità Guido Bortoni - L’esperienza quindicennale della governance Stato-Regioni in materia di energia disposta dall’attuale Titolo V fa emergere la necessità di superare l’assetto di competenza ‘concorrente’ per distogliere la materia da un contesto di diffidenze reciproche delle parti istituzionali, da cui crescono disaccordi. Ciò incessantemente dissipa energie del Paese ed anche in senso stretto, l’Energia del Paese”. Infine, in vista della completa liberalizzazione del mercato dell’energia nel 2018 prevista dal ddl concorrenza all’esame del Parlamento, l’Autorità proporrà una “offerta standard” sul mercato libero, che l’Authority ritiene di introdurre il prima possibile nel menu di offerte di ogni operatore nell’elettricità e nel gas. Si tratterà di una sorta di “offerta più tutelante” per i quasi 60 milioni di clienti che passeranno al mercato libero per rendere l’offerta standard proposta dai vari operatori paragonabile con quella dell’Autorità.

L’urgenza di puntare di più sulle rinnovabili per fronteggiare i cambiamenti climatici viene sottolineata dal recente rapporto del Wwf sull’inquinamento da carbone e i suoi effetti sulla salute intitolato “La nuvola scura sull’Europa: come i Paesi a carbone fanno ammalare i loro vicini” che analizza i dati sulle emissioni di 257 centrali a carbone sulle 280 attualmente in esercizio nei Paesi europei. Nel 2013 le emissioni di queste centrali sono state responsabili di più di 22.900 morti premature, di decine di migliaia di casi di malattie, che vanno da patologie cardiache a bronchiti, e di costi sanitari fino a 62,3 miliardi. “Per la prima volta - rileva il Wwf - il rapporto analizza come le pericolose polveri prodotte dalle centrali a carbone viaggino attraverso i confini nazionali, con tutto ciò che ne consegue.

I cinque paesi dell’UE le cui centrali a carbone arrecano il maggior danno all’estero sono la Polonia (responsabile di 4.690 morti premature all’estero), la Germania (2.490), la Romania (1.660), la Bulgaria (1.390) e il Regno Unito (1.350). I cinque paesi dell’UE che più di tutti soffrono gli effetti dell’inquinamento prodotto dalle centrali a carbone nei paesi limitrofi, in aggiunta a quelli dei propri impianti, sono la Germania (3.630 morti premature in tutto), l’Italia (1.610), la Francia (1.380), la Grecia (1.050) e l’Ungheria (700)”. Il rapporto mostra poi che ogni centrale a carbone che viene chiusa rappresenta un beneficio importante per la salute non solo di coloro che vivono nelle vicinanze, ma anche per i cittadini dei Paesi vicini: il piano di graduale abbandono del carbone entro il 2025 messo in atto nel Regno Unito potrebbe salvare fino a 2.870 vite ogni anno, di cui più di 1.300 nell’ Europa continentale. Se la Germania decidesse di abbandonare gradualmente il carbone, si potrebbero evitare, ogni anno, più di 1.860 morti premature nel Paese e quasi 2.500 all’estero. Il Wwf ricorda che in Italia esiste ancora una decina di impianti a carbone attivi che forniscono circa il 13% del fabbisogno elettrico nazionale ma che pesano per quasi il 40% sulle emissioni di CO2 . Il rapporto sottolinea che un completo abbandono del carbone è una questione europea che riguarda tutti, e come tale dovrebbe essere uno degli obiettivi d’azione dell’UE.

“La direzione verso un’Italia più green – ha detto la responsabile energia del Pd Braga – sta già producendo i risultati attesi, ad esempio, in termini di emissioni di CO2. L’Italia infatti, grazie a rinnovabili ed efficienza energetica, già rispetta i parametri di Kyoto al 2020 e ancora di più si è impegnata a fare alla Cop21 di Parigi. Serve proseguire su questa strada, con ancora maggiore forza e convinzione, come una scommessa che l’Italia gioca tutta insieme”. “L’investimento di 9 miliardi annunciato dal premier Renzi – ha detto l’on. Oreste Pastorelli, della Commissione Ambiente della Camera - rappresenta un passaggio storico per l’Italia in materia di energie rinnovabili e dimostra ancora una volta la grande attenzione del Governo nei confronti dell’ambiente. Il pacchetto di interventi che saranno attuati da Eni, Enel e Terna svilupperà in maniera decisiva gli impianti di energia rinnovabile.

Segno che, a differenza di altri grandi Paesi europei, l’Italia mette al centro del suo programma lo sviluppo sostenibile: la giusta prosecuzione degli accordi di Parigi. Una precisa strategia ‘verde’, tutta italiana, che consentirà alle prossime generazioni di vivere in un Paese più sano”. Di parere diverso l’on. Gianni Girotto del Movimento Cinquestelle: “Dopo aver agevolato i grandi delle energie fossili tramite lo Sblocca Italia - Sbloccatrivelle e l’emendamento Total, che portò alle dimissioni l’ex ministro Guidi, oggi Renzi anziché schierarsi con le migliaia di piccoli e medi produttori e di imprese che lavorano nel settore dell’efficienza e delle rinnovabili, sentendosi il fiato sul collo parla di sostegno alle energie green presentandosi con Eni ed Enel. Renzi e il Pd fuori dal palazzo si mostrano sostenitori di un futuro green mentre nelle stanze dei bottoni si affidano ai grandi produttori/inquinatori. Bisogna invece aprire la strada agli interventi per il risparmio/efficienza e l’autoconsumo energetico effettuati dai clienti domestici e dalle industrie del mercato elettrico che, dopo aver investito nel settore, hanno subito il cambiamento delle regole, sostanzialmente retroattivo, tramite il Milleproroghe e i provvedimenti dell’Autorità per l’Energia”.

 

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