08 - 2016 | Immobiliare
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Claudio De Albertis: “Eravamo sicuramente più fiduciosi alla fine dello scorso anno”

Ridare fiato alle imprese e infrastrutture al Paese

Ance: il nuovo codice appalti ha introdotto uno shock da innovazione che potrebbe bloccare i cantieri

Paolo Mazzanti

Ance ha diffuso alcune prime stime sull’andamento del settore delle costruzioni nei primi mesi del 2016. Ce le può riassumere?

I dati relativi ai primi mesi dell’anno mostrano che il nostro settore sta facendo ancora fatica a venir fuori dalla crisi. L’indice Istat della produzione del primo trimestre fa registrare, infatti, un calo dello 0,5%, e i bandi di lavori pubblici risultano diminuiti, tra gennaio e aprile, del 7,2% nel numero e del 16,1% nell’importo. Alla fine dello scorso anno eravamo sicuramente più fiduciosi sulla ripresa, ora qualche preoccupazione c’è. A questo punto diventa cruciale avere un quadro di certezze normative: ci auguriamo che l’Anac vari il più velocemente possibile tutte le linee guida per l’applicazione del Codice degli appalti e che le stazioni appaltanti si muovano velocemente nella direzione della nuova legge. Dobbiamo accelerare la spesa, per ridare fiato a migliaia di imprese che hanno già sofferto molto e, al tempo stesso, per realizzare la dotazione infrastrutturale che il Paese si merita.

La ripresa dei mutui immobiliari, quasi raddoppiati nell’ultimo anno, può rilanciare il residenziale o ridurre l’invenduto?

Nel 2015 abbiamo assistito a un’inversione di tendenza nel mercato immobiliare, con un significativo aumento delle transazioni e della richiesta di mutui: si parla di 445mila compravendite di abitazioni, di cui il 45,5% effettuato con ricorso ad un mutuo ipotecario, per un totale di 23 miliardi di euro di mutui erogati, contro i 19,3 miliardi del 2014. Ma è bene considerare che le transazioni riguardano per lo più case esistenti e non nuove costruzioni e che le cifre andrebbero depurate dalla grande quantità di surroghe messe in atto. Detto questo, è chiaro che la ripresa del credito alle famiglie e alcuni incentivi fiscali varati dalla legge di stabilità per favorire l’acquisto di abitazioni ad alta efficienza energetica possano fare molto per consolidare la crescita.

Sembra che ci sia una certa ripresa delle opere comunali dovute all’allentamento del patto di stabilità interno. Vi risulta?

Il superamento del patto di stabilità interno e l’introduzione del pareggio di bilancio rappresentano un elemento essenziale della strategia di rilancio degli investimenti pubblici adottata dal Governo con l’ultima legge di stabilità. Una scelta che offre finalmente le condizioni per sbloccare la spesa in opere pubbliche e che nel 2016 dovrebbe produrre un aumento di circa 1 miliardo di euro di investimenti da parte dei Comuni. Oggi, però, è ancora presto per valutare gli effetti di queste norme, perché molto dipenderà dalle scelte effettuate dagli enti locali, che hanno avuto tempo fino al 30 aprile per approvare i bilanci preventivi.Inoltre, dobbiamo anche tenere conto di altri fattori che potrebbero incidere pesantemente sul mercato dei lavori pubblici, come lo “shock da innovazione” rappresentato dall’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti, che potrebbe determinare un rallentamento se non un blocco dei cantieri, in attesa del recepimento delle nuove disposizioni.

Il governo sta varando il Masterplan per il Sud con 15 Patti di sviluppo con le Regioni e i maggiori Comuni meridionali, per orientare meglio i fondi europei e nazionali: pensa che queste iniziative potranno dare un impulso significativo alla ripresa delle costruzioni e quando?

I fondi europei e nazionali della politica di coesione territoriale sono un tassello fondamentale per la definizione di una politica industriale per il settore delle costruzioni in Italia. Per questo il concreto avvio della programmazione del fondo per lo Sviluppo e Coesione 2014-2020, con la sottoscrizione dei primi patti per lo Sviluppo dei territori meridionali che individuano gli interventi da realizzare e le relative tempistiche di attuazione, rappresenta una notizia molto positiva e un passo cruciale per la definizione delle strategie di sviluppo di questi territori.

Ministero Infrastrutture, con Cdp e banche, sta elaborando anche un’iniziativa per recuperare 75 mila alloggi di edilizia popolare da ristrutturare o da recuperare dai patrimoni degli istituti di credito: potrà funzionare questo approccio? E che cosa si potrebbe fare di più per dare risposta alla domanda di alloggi soprattutto nelle grandi aree urbane?

Dare risposte all’emergenza abitativa è una priorità che non possiamo rinviare. Per questo come Ance stiamo collaborando fattivamente all’iniziativa del Governo, insieme a tutti gli attori principali del mercato, con l’obiettivo di trovare una soluzione che sia il più possibile condivisa. Il progetto è sicuramente ambizioso: mettere sul mercato immobili dell’edilizia pubblica oggi non utilizzati, ristrutturandoli o se necessario demolendoli per poi ricostruirli, senza, dunque, consumo di nuovo suolo pubblico. Per realizzarlo è necessario uno sforzo complessivo di tutti i soggetti coinvolti affinché vengano reperite le risorse necessarie e il prodotto possa costare meno dei prezzi di mercato. E’ necessario poi avere una strategia di medio e lungo periodo per fornire risposte adeguate a una domanda abitativa che proviene sempre più da una popolazione anziana e meno abbiente. Occorrono, dunque, politiche diversificate, flessibili, articolate sul territorio, in grado di rispondere ai diversi tipi di bisogno, come già avviene in molte parti d’Europa. Ciò si traduce in un’articolazione dell’offerta abitativa, con alloggi pensati per diverse categorie di utenze e con un forte mix tra proprietà e affitto. Le politiche della casa devono dunque divenire parte integrante dei processi di trasformazione delle città.

Lei è anche presidente della Triennale di Milano che ha inaugurato in aprile la XXI Triennale Internazionale dedicata al design, che chiuderà a settembre, e che arriva dopo vent’anni dall’ultima edizione. Come sta andando la manifestazione?

Siamo soddisfatti: in appena un mese abbiamo registrato circa 200mila visitatori e una grande attenzione da parte di un pubblico vasto ed eterogeneo, non solo di addetti ai lavori. Pochi giorni fa, inoltre, abbiamo inaugurato la mostra “City after City” all’interno dell’area Expo, contribuendo in tal modo a mantenere vivo quell’importante spazio urbano, in attesa della sua collocazione finale. Realizzarlo non è stato semplice a causa del poco tempo a disposizione, ma il risultato, per l’immenso sforzo fatto, è davvero soddisfacente. Abbiamo messo a punto, infatti, una proposta culturale, estremamente attrattiva e accessibile a tutti in cui creatività e momenti di riflessione si intrecciano indissolubilmente intorno al tema della città, affrontato in modo unico dal curatore della mostra Pierluigi Nicolin.

 

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