01-02 - 2016 | Attualità
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Il Governo approva la riforma delle regole per le partite Iva. Più tutele e protezioni ma con un iter che si annuncia ancora molto lungo

di Matteo Palo

Deducibilità totale delle spese di formazione e dei costi legati alla ricerca di lavoro. Più tutele per la maternità, con un’indennità di cinque mesi, e per la malattia, con la sospensione totale dei contributi previdenziali. Senza dimenticare la garanzia del pieno accesso ai fondi europei. Sono questi gli ingredienti principali del disegno di legge sugli autonomi, lo statuto delle partite Iva collegato alla legge di Stabilità 2016 che il Consiglio dei ministri ha approvato a fine gennaio. Ma che, prima di dispiegare i suoi effetti in maniera completa, avrà ancora bisogno di parecchio tempo. Calcoli alla mano, servirà più di un anno. Per la sua entrata in vigore, insomma, bisognerà aspettare almeno la metà del 2017. Sempre che non ci siano blocchi e rinvii, che potrebbero portare slittamenti ulteriori.

I lavori parlamentari, comunque, si annunciano particolarmente lunghi e travagliati. Nella bozza che circola in questi giorni, infatti, mancano completamente norme di riforma organica del fisco e interventi sulle casse di previdenza. Gli ordini già chiedono integrazioni. Il disegno di legge, collegato all’ultima legge di Stabilità, è stato materialmente preparato sulla base di una proposta del ministero del Lavoro e, stando al suo oggetto, disciplina “misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale”. L’obiettivo generale è costruire per le partite Iva un sistema di diritti e di welfare moderno, superando il caos attuale. E questo riguarda sia alcune agevolazioni per l’immediato che alcune riforme di lungo periodo. Scatterà, così, da subito la deducibilità (nella misura del 100%) delle spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’autoimprenditorialità, finalizzate all’inserimento o al reinserimento del lavoratore. Allo stesso modo, saranno deducibili al 100% le spese per la partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale e quelle per la garanzia contro i mancati pagamenti fornita dalle compagnie assicurative. Si compie così una battaglia che gli ordini professionali portano avanti da tempo, soprattutto dopo l’introduzione della formazione obbligatoria. Era illogico che, a fronte dell’obbligo di formazione continua, non ci fosse un regime fiscale di favore per le spese sostenute dagli autonomi. Il secondo capitolo importante del provvedimento viene dedicato alla maternità e alla malattia. Sul primo fronte viene riconosciuto il diritto di percepire l’indennità di maternità per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi: in totale, quindi, cinque mesi. indipendentemente dalla effettiva astensione dall’attività lavorativa. Viene anche estesa la durata del periodo nel quale è possibile eventualmente godere dei congedi parentali.

In caso di gravidanza, malattia o infortunio viene prevista la sospensione, senza diritto al corrispettivo, del rapporto di lavoro per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare. Come forma di tutela, però, viene garantita la sospensione del versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi per l’intera durata della malattia e dell’infortunio, fino ad un massimo di due anni. Ma solo in caso di malattia e infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre sessanta giorni. Per le malattie oncologiche, poi, viene prevista una specifica tutela: i periodi di malattia certificati come conseguenza di trattamenti terapeutici di malattie oncologiche sono equiparati alla degenza ospedaliera. In una prospettiva più ampia, infine, arriva la parificazione dei lavoratori autonomi ai piccoli imprenditori per l’accesso ai PON e ai POR a valere sui fondi strutturali europei: una misura che, peraltro, ricalca quella già inserita in legge di Stabilità, perfezionandola e ampliandone gli effetti. Anche in questo caso, come per la manovra, resta però insoluto il problema del ruolo attribuito alle Regioni. Saranno, infatti, queste a dover equiparare in pieno, nei loro bandi, le Pmi e i professionisti.  Su tutte queste novità, comunque, va fatta una precisazione decisiva. Il testo uscito dal Consiglio dei ministri, infatti, non è un decreto legge (immediatamente esecutivo) ma un disegno di legge. Per questo, dovrà passare dall’approvazione del Parlamento prima dell’ok definitivo. Il tempo medio per compiere il percorso tra Montecitorio e Palazzo Madama, con almeno tre letture, è solitamente di 12-18 mesi. Le novità, allora, non saranno attive prima di metà 2017. E potrebbero metterci anche di più. Un esempio rende l’idea: il collegato ambientale, di recente approvazione, ha impiegato più di due anni a compiere i tre passaggi necessari, rischiando diverse volte di restare definitivamente bloccato.

Anche perché va sottolineato che la materia dello statuto degli autonomi è potenzialmente esplosiva. Il provvedimento, allora, potrebbe subire integrazioni importanti durante il passaggio parlamentare. Ascoltando le opinioni degli addetti ai lavori, mancano ad esempio completamente norme che affrontino la questione fiscale. Il sistema dei regimi di favore, recentemente ritoccato dalla legge di Stabilità, avrebbe dovuto trovare una più completa disciplina all’interno dello Statuto degli autonomi. Ma non solo. Resta completamente insoluto il problema dell’inquadramento fiscale e previdenziale delle società tra professionisti: anche in questo caso erano attese risposte dal Governo, che non sono arrivate. Discorso simile per le casse di previdenza. Da più parti viene sollecitata una ristrutturazione di questi enti, dandogli ad esempio maggiore autonomia rispetto a quanto avviene adesso in fase di programmazione dei loro investimenti. O, in aggiunta, più poteri in fase di creazione di strumenti di welfare a favore degli iscritti. Insomma, il lavoro da fare nei prossimi mesi è ancora lunghissimo.

 

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