12 - 2015 |SICUREZZA/ INNOVAZIONE/1
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La nuova frontiera: webcam, Internet, banche dati e droni

Cyber security contro la minaccia terrorista

Il Ministro Andrea Orlando: "Potenziati i nostri sistemi di intercettazione"

Paolo Mazzanti

L’esempio, negativo e positivo insieme, della sicurezza informatica è l’assalto dell’agente immobiliare Claudio Giardiello il 9 aprile scorso al Tribunale di Milano, che è costato tre morti e due feriti. Esempio negativo: Giardiello, all’epoca imputato di bancarotta fraudolenta, riuscì a entrare in Tribunale con una pistola nonostante i controlli a base di metal detector e vigilantes privati. Esempio positivo: poche ore dopo Giardiello, che era riuscito a fuggire dal Tribunale con il suo scooter, venne fermato a Vimercate dai carabinieri che erano andati a casa sua, si erano fatti dare il numero di targa dello scooter, e l’avevano rintracciato poco dopo grazie una telecamera di sorveglianza di Vimercate, collegata alla centrale operativa dei carabinieri. 

Telecamere, tag e banche dati

Il premier Matteo Renzi, al Digital Day di lunedì 23 novembre a Torino, ha parlato di tecnologia e sicurezza, preannunciando l’intensificazione del controllo del territorio attraverso una maggiore diffusione di telecamere, l’uso più intenso delle banche dati e dei cosiddetti “tag” per il riconoscimento visivo e la condivisione dei dati sensibili (a cominciare dalle immagini dei sospetti) con i servizi di sicurezza dei Paesi nostri alleati. Le telecamere più evolute sono realizzate in Israele (che esporta apparati per la sicurezza per 4 miliardi) e sono dotate di un particolare software che consente di segnalare immediatamente al centro di controllo la registrazione di un volto sospetto presente nelle banche dati collegate.
È uno schema già in atto a Roma per il Giubileo: prima dell’apertura della Porta Santa, l’8 dicembre scorso, le telecamere di controllo attorno al Vaticano sono state aumentate con 200 nuovi apparati all’avanguardia. Le telecamere sono collegate al Centro di controllo della Questura di Roma e ogni dirigente della polizia responsabile di una zona di servizio è stato dotato di uno smartphone per trasmettere e ricevere in tempo reale immagini dai luoghi monitorati. 
Si stima che in Italia esistano circa un milione e mezzo di telecamere di controllo, circa la metà pubbliche, il 40% di banche, aziende e altre strutture private e il 10% in edifici residenziali. Milano è la città più monitorata d’Italia in relazione alla popolazione e all’estensione territoriale con 1100 telecamere. Roma, prima del Giubileo, ne aveva circa duemila, contro le diecimila di Parigi. Questo modello di “homeland security” richiede ovviamente anche una profonda conoscenza del territorio, nonché schemi di sorveglianza integrata terra-aria-acqua-reti, il collegamento tra le diverse banche dati e il loro incremento, come la realizzazione della nuova banca dati europea sui passeggeri degli aerei concordata tra i ministri dell’Interno a livello Ue.

Le Olimpiadi di Londra e l’Expo di Milano 

Tra gli esempi recenti più positivi ci sono le Olimpiadi 2012 in Gran Bretagna e l’ Expo di Milano. A Londra, dove sono stati impegnati 15 mila poliziotti e 17 mila soldati, con supporto operativo della Marina Militare con navi nel Tamigi, dell’Aviazione con gli Eurofighter della Raf, delle batterie missilistiche terra-aria, lo screening informatico ha coinvolto 380 mila persone, tra atleti, tecnici e volontari, ed ha impiegato scanner integrati biometrici e telecamere a circuito chiuso dotate delle più sofisticate tecnologie automatiche di riconoscimento facciale e di comportamento. Le Olimpiadi londinesi sono state anche il banco di prova principale per l’installazione e l’espansione di misure di sorveglianza permanenti, con la condivisione dei dati tra le forze di sicurezza europee su chiunque si potesse considerare sospetto.

Per Expo 2015 sono state installate 700 telecamere: sistemi per la videosorveglianza e videoanalisi, rilevazione del fumo, comunicazione di emergenza vocale con il pubblico, sistemi di comunicazioni sicure per gli operatori professionali basati su standard Tetra, tra i più avanzati anche in campo militare. Selex, società di Finmeccanica, ha realizzato il Main Operation Centre, un “centro operativo di gestione” con una rappresentazione satellitare cartografica in 3D di alcune aree del sito espositivo, realizzata da e-GEOS (Telespazio/Agenzia Spaziale Italiana) che ha offerto una visione immediatamente fruibile di quanto avveniva negli spazi monitorati.
Grazie agli apparecchi Tetra, tablet o altro, il Centro operativo poteva mettersi direttamente in contatto con il personale sul campo e verificare anomalie segnalate dai sistemi di sicurezza, di comunicazione, di alimentazione, o contribuire a indirizzare i servizi di emergenza e di pronto intervento. È una tecnologia di punta che l’industria italiana già produce ed esporta. Un esempio su tutti: la piattaforma tecnologica City-OS di Selex ES, per la previsione e gestione di situazioni di crisi in grado di integrare i dati di sensori, satelliti e reti.

Internet e play station

Il 7 dicembre scorso il sito internet di una scuola di Scandicci, provincia di Firenze, è stato violato da hacker islamisti che vi avevano postato un video di 18 minuti su schermata nera, dal titolo ‘La verita’ prevarra” firmato da un sedicente ‘Moroccan Islamic Union Mail’. È solo l’ultimo di una serie di attacchi informatici del terrorismo islamista il più famoso dei quali è stato contro ll’emittente francese TV5 Monde, oscurata dagli hacker per diverse ore lo scorso 9 aprile. Dopo la strage di Parigi del 13 novembre, sedicenti affiliati al Califfato sono entrati nel profilo Twitter del quotidiano americano “Albuquerque Journal”, postando un messaggio minaccioso: “Siamo già qui, nei vostri Pc e nelle vostre case”. Destino simile per la homepage della Malaysia Airways, su cui è apparsa una scritta quasi ironica: “Errore 404 - aereo non trovato. Isis vincerà”. Un raid informatico ha colpito persino gli account Twitter e Facebook del Comando Centrale delle truppe Usa a Tampa, dove sono comparse frasi come: “Lo Stato Islamico vi insegue” e “guardatevi le spalle”.

Questi episodi confermano la competenza informatica dei terroristi islamisti e la necessità di combatterli anche nel cyberspazio, sia per oscurare i loro siti che i social network di propaganda, veicoli di proselitismo e arruolamento, sia per evitare i loro attacchi, sia per intercettarne le comunicazioni, che potrebbero utilizzare anche strumenti imprevedibili, come le funzioni comunicative delle play station. “Un tempo – ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando - lo scambio di notizie avveniva solo al telefono. Oggi gli strumenti sono molti di più e la rete offre infinite opportunità. Per questo abbiamo deciso di potenziare i nostri sistemi di intercettazione, anche sulle play station e su tutte quelle chat legate ad altri programmi come, ad esempio, quelli per scaricare musica”.
Non ci sono per ora prove che i terroristi abbiano utilizzato le play station per comunicare, ma uno scenario del genere non è inverosimile, viste le ampie possibilità comunicative offerte dai videogame.

I droni: nuovi protagonisti della sicurezza
Nel nostro Paese continua a crescere il numero delle aziende impegnate nel settore degli aeromobile a pilotaggio remoto

Tra i nuovi protagonisti della sicurezza informatica ci sono i droni, utilizzati per il controllo dall’alto. In Italia il mercato dei droni continua a crescere. Ad oggi, sono oltre 1.200 gli Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR) che sorvolano il nostro Paese applicando il Regolamento emesso dall'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (Enac), per un totale di circa 600 piccole aziende specializzate nella produzione di questi velivoli radiocomandati o nel loro utilizzo in varie applicazioni professionali oltre alla sicurezza: dalle riprese aeree, all'osservazione del territorio; dall'agricoltura, al controllo di grandi infrastrutture. Sono questi i primi dati del Rapporto 2015 sull'attività dell'Enac nel settore degli APR. "Il mercato dei droni nel nostro Paese continua effettivamente a crescere, almeno per quanto riguarda il numero delle aziende impegnate nel settore - sottolinea Luciano Castro, presidente di Roma Drone Conference - Anche se restano notevoli difficoltà dovute ai limiti normativi, alla lentezza delle grandi commesse pubbliche e alla presenza di numerosi operatori che volano illegalmente”.

La nostra Enac è stata tra le prime autorità del settore al mondo a dotarsi nel dicembre 2013 di un regolamento ad hoc - aggiornato lo scorso luglio - che risponde a due esigenze fondamentali: da un lato garantire la sicurezza ai cittadini (sia quelli che sono sorvolati da un drone, sia quelli che viaggiano su un aereo che si trova a condividere lo stesso spazio), dall'altro, stabilire regole certe così da stimolare lo sviluppo industriale del settore. L'Enac ha puntato sulla classificazione degli APR in base al peso al decollo - entro i 25 kg e dai 25 ai 150 kg - alla possibilità o meno da parte del pilota di vedere l'APR e alla criticità delle operazioni specializzate. Tutti i Sistemi Aerei a Pilotaggio Remoto (SAPR) devono poter essere identificati tramite una targhetta apposta sul mezzo (cui si aggiungerà dal prossimo luglio un dispositivo elettronico) ed essere condotti da un pilota con regolare licenza. Prima di effettuare operazioni non critiche (cioè che non prevedono il sorvolo di aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani o infrastrutture sensibili) l'operatore deve presentare una dichiarazione all'Enac, mentre per le operazioni critiche (che necessitano di sistemi più complessi sotto il profilo della sicurezza) occorre un'autorizzazione dell'Ente che deve verificare l'accettabilità del rischio che può derivare a terzi e che quindi applica regole più stringenti che riguardano anche la durata massima di alcune di queste operazioni.

Gli APR con massa uguale o superiore a 25 kg che effettuano attività all'interno dello spazio aereo italiano, sono registrati dall'Enac mediante iscrizione nel Registro degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto, con l'apposizione di marche di registrazione dedicate e necessitano di un permesso di volo e di un certificato di navigabilità a seconda del tipo di operazioni. Gli ultimi dati dell'Enac indicano 330 dichiarazioni presentate, di cui 253 sono state accettate, 176 per attività sperimentale e 77 per operazioni specializzate. Quanto alle scuole, ne sono sorte molte e l'Enac ha approvato 43 Training Organization per corsi teorici e 3 per corsi pratici.

 

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