11 - 2015 | Sostenibilità
PDF Stampa E-mail

Stoccaggio rifiuti: il presidente della Sogin Zollino ha illustrato il progetto all’Assemblea dei Comuni a Torino

Ecco il deposito per le scorie radioattive: tre “sistemi protettivi” per 300 anni

La struttura sarà realizzata all’interno di un Parco tecnologico con un investimento di un miliardo e mezzo. Intanto però l’amministratore delegato di Sogin si è dimesso in polemica col presidente

 

“Ogni giorno in Italia si producono rifiuti radioattivi: negli ospedali, nelle industrie, nei laboratori di ricerca e nei vecchi impianti nucleari dismessi, oggi in via di smantellamento. Sullo smaltimento di questi rifiuti, tuttavia, il nostro Paese non è andato avanti. Non esiste, infatti, un’infrastruttura che permetta la loro messa in sicurezza definitiva. Oggi è possibile ripartire insieme, in quanto la legge ha previsto anche per l’Italia, come per la maggior parte degli altri Paesi europei, la realizzazione di un Deposito Nazionale unico, che permetterà di sostituire le decine di depositi temporanei che al momento custodiscono in via provvisoria i rifiuti radioattivi italiani. Che cos’è il Deposito Nazionale? Perché è necessario? Dove sarà realizzato? E come puoi partecipare alla scelta? Entra nel sito e trova tutte le risposte alle tue domande”. Così si legge nella home page del sito www.depositonazionale.it allestito da Sogin, la società pubblica che si occupa dello smaltimento delle scorie nucleare, il cosiddetto “decommissioning”, e che deve realizzare entro il 2024  il Deposito nazionale, che prevede un investimento di un miliardo e mezzo, dopo le infauste esperienze del passato, soprattutto quella di Scansano Jomnico, naufragate tra proteste popolari e opposizioni politiche. Il processo di individuazione del Deposito si è rimesso in moto e subito Sogin è ripiombata nella bufera. Qualche giorno fa  l’amministratore delegato della società Riccardo Casale si è dimesso in polemica con il presidente Giuseppe Zollino con una lettera di dimissioni in cui, secondo indiscrezioni di stampa, si citerebbero “illeciti penali”, inerzie e ritardi operativi e riduzioni di risorse.

Nel frattempo, il 28 ottobre scorso, il presidente Zollino ha illustrato all’assemblea dell’Associazione Comuni (Anci) riunita a Torino, la procedura in corso: “Sogin – ha detto Zollino - è impegnata in una sfida per il Paese: decidere insieme con le popolazioni delle aree che abbiamo individuato come potenzialmente idonee. Anche se avessimo individuato la scelta migliore dal punto di vista tecnico ed economico,  non è previsto che sia Sogin a scegliere dove si va a fare il deposito che sarà un edificio di una certa dimensione, grande quanto un palazzetto dello sport come volume, che sorgerà in un’area di rispetto intorno ai 100 ettari”.

Nei mesi scorsi la Sogin ha consegnato l’elenco dei siti potenzialmente idonei allo stoccaggio all’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e ora è in attesa del nulla osta del governo alla pubblicazione della mappa. “Non so quante siano le aree – ha proseguito Zollino parlando ai sindaci - so che sono diverse decine, in diverse Regioni. Il nostro scopo è spiegare tutti gli aspetti connessi alla realizzazione del deposito e del parco tecnologico: ci sono ovviamente dei vincoli esclusivamente di destinazione d’uso del terreno che vanno riconosciuti, ma ci sono anche dei vantaggi in termini occupazionali sul territorio. Dal punto di vista della sicurezza – ha concluso Zollino - il Deposito ospiterà oggetti inerti, metalli contaminati, ma senza nessun processo attivo di cui si possa perdere il controllo, e nessuna necessità di sostituire parti che si usurano,  contenuti in appositi fusti, fino a che la loro bassa radioattività originaria non decada completamente, quindi per 200-300 anni”.

Con la pubblicazione della lista si aprirà la fase di consultazione pubblica nella quale tutti i soggetti interessati parteciperanno a seminari regionali che sfoceranno in un appuntamento nazionale. Con la elaborazione delle osservazioni dei territori e grazie ai necessari approfondimenti tecnici, verrà realizzata la  Carta nazionale delle  aree idonee (Cnai), vale a dire la mappa definitiva. A questo punto i territori potranno presentare le loro manifestazioni di interesse non vincolanti.

I criteri per l’individuazione dell’area (caratteristiche geologiche, sismiche, morfologiche, idriche, distanza dalle popolazioni…) che potrà ospitare il Deposito, elaborati da Ispra, in linea con gli standard dell’International Atomic Energy Agency (Iaea), rappresentano un insieme di requisiti fondamentali e di elementi di valutazione per arrivare, con un livello di dettaglio progressivo. I criteri sono suddivisi in  Criteri di Esclusione, per permettono di scartare le aree che non soddisfano i requisiti di sicurezza per la tutela dell’uomo e dell’ambiente, e Criteri di Approfondimento, indicati per analizzare, confermandole o escludendole, le aree che hanno superato il vaglio dei criteri di esclusione. L’applicazione dei Criteri di Esclusione è effettuata attraverso verifiche basate su normative, dati e conoscenze tecniche disponibili per l’intero territorio nazionale, anche mediante l’utilizzo dei GIS-Sistemi Informativi Geografici e, in alcuni casi, di banche dati gestite da Enti pubblici. L’applicazione dei Criteri di Approfondimento è effettuata, invece, attraverso indagini e valutazioni specifiche sulle aree risultate non escluse.

“Insieme al Deposito Nazionale – si legge nel portale www.depositonazionale.it -sorgerà un Parco Tecnologico, nel quale saranno avviate attività di ricerca di alto profilo sulle nuove metodologie di gestione dei rifiuti radioattivi e su tecnologie di interesse per il territorio che ospiterà il Deposito Nazionale.

Il Deposito Nazionale sarà integrato con il territorio, anche dal punto di vista paesaggistico. Infatti, una volta completato il riempimento, sarà ricoperto da una collina artificiale, realizzata con materiali inerti e impermeabili, che costituirà un’ulteriore protezione, prevenendo anche eventuali infiltrazioni d’acqua.

La copertura armonizzerà anche visivamente il Deposito con l’ambiente circostante, mediante un manto erboso. Il Deposito Nazionale, comprensivo delle strutture per la sistemazione definitiva dei rifiuti a bassa e media attività, lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti ad alta attività, le strutture ausiliarie e il Parco Tecnologico, sarà costruito all’interno di un’area di circa 150 ettari, di cui 40 dedicati al Parco Tecnologico. Il Deposito Nazionale sarà costituito da 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, all’interno delle quali verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con i rifiuti radioattivi già condizionati, detti manufatti. Nelle celle verranno sistemati definitivamente circa 75.000 metri cubi di rifiuti a bassa e media attività. Una volta completato il riempimento, le celle saranno ricoperte da una collina artificiale di materiali inerti e impermeabili, un’ulteriore protezione anche da eventuali infiltrazioni d’acqua. In un’apposita area del deposito, sarà realizzato un complesso di edifici idoneo allo stoccaggio di circa 15.000 metri cubi di rifiuti ad alta attività, che resteranno nel Deposito per un massimo di 50 anni per poi essere sistemati definitivamente in un deposito geologico di profondità”.

Il sistema di sicurezza prevede tre livelli di protezione. Il primo livello saranno le strutture, a forma cilindrica o di parallelepipedo, costituite da contenitori metallici e dai rifiuti radioattivi al loro interno, già condizionati in una forma solida. La stabilità chimica e fisica consente al manufatto di essere movimentato e trasportato in sicurezza. I rifiuti radioattivi a bassa e media attività arriveranno al Deposito Nazionale già in questa forma, che rappresenta la prima barriera.

La seconda barriera sarà rappresentata da moduli in calcestruzzo speciale  a forma di parallelepipedo (3 m x 2 m x 1,7 m) in calcestruzzo speciale, armato o fibrorinforzato, dove verranno collocati i contenitori metallici che saranno sigillate da un coperchio, anch’esso in calcestruzzo speciale. La terza barriera protettiva sarà costituita da 90 celle in calcestruzzo armato speciale (27m x 15,5m x 10m), progettate per resistere per almeno 300 anni, dove verranno sistemati i moduli con i rifiuti radioattivi. Una volta riempite,  le 90 celle  saranno ricoperte da una collina multistrato.

 

Usiamo i cookies per darti un'esperienza pratica e senza soluzione di continuità sul nostro sito. Continuando a navigare in questo sito, concordi con la nostra politica sui cookies. Scopri di più sui cookies nella nostra pagina dedicata alla Politica sui Cookies.

Accetto e proseguo la navigazione del sito