11 - 2015 | Economia
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L’intervento - Politiche del “non fare” portano inevitabilmente al fallimento

La strategia dell’Europa che non c’è

L’innovazione distrugge attività e imprese, ma mentre in Europa ci si sforza di salvarle e comunque prolungarne la vita, in America molte imprese innovatrici cercano di distruggere le concorrenti tradizionali

prof. dott. Giuseppe Lanzavecchia, Università di Urbino

 

America (Stati Uniti e Canada), ed Europa (oltre all’Australia) pur con la stessa cultura di base, umanistica e tecno-scientifica, le stesse competenze, le stesse capacità di pensiero e di azione, stanno divergendo sempre di più, soprattutto    dopo l’ultima crisi del 2008: mentre l’America, nonostante alcune difficoltà e tentennamenti, si sta riprendendo in modo deciso, l’Europa, salvo alcune indecise isole di ripresa, arranca e soprattutto non ha nessuna strategia coerente di lungo termine per come procedere. Che le due ali del “Mondo Occidentale” fossero diverse nella loro stessa “anima”, fin dalla loro nascita - l’Europa da una storia plurimillenaria e l’America da europei migrati nel nuovo continente e ribellatisi alle loro origini - era ed è ben noto, anche se esse hanno continuato a mantenere vincoli di fratellanza.

Cambiare per sopravvivere

Gli ultimi tre decenni hanno rivoluzionato il mondo costringendo cittadini, governi, organizzazioni mondiali a scelte (o non scelte) per il futuro; l’umanità, da quando è apparsa sul pianeta, ha dovuto affrontare processi di cambiamento per sopravvivere, ottenere risorse, organizzare strutture sociali; dalle risorse che si trovano in natura è passata a quelle che richiedono di trasformare le materie prime; dalla vita nell’ambiente naturale a quella in un ambiente ricostruito; fino alla società “moderna”, nella quale viviamo, con stati, leggi, religioni, ideologie e, soprattutto, con il distacco dell’uomo dalla vita di natura propria degli altri animali. La scienza di Galileo e Newton, e il pensiero razionale dell’illuminismo e Kant (Carducci dice ingenuamente “Decapitaro, Emmanuel Kant, Iddio, Massimiliano Robespierre, il re) hanno generato le rivoluzioni Industriale, tecnoscientifica e informatica, la razionalizzazione del pensiero col superamento di quello naturale, la crescita straordinaria della ricchezza, l’accelerazione dei cambiamento, sino all’evoluzione continua che ha coinvolto quelle sociali: lavoro, educazione, ideologia (religione, comunismo, politica e partiti, sindacato), scomparsa della classe operaia, emarginazione della piccola e media borghesia (ossia della “middle class”) che conta sempre meno perché le sta rimanendo il solo ruolo di operatore di attività, decise e impostate da altri (finanzieri e innovatori), proprio come fu di quella operaia con la rivoluzione industriale. Tutti questi processi hanno portato all’emarginazione, distruzione, scomparsa di popoli, etnie, organizzazioni, culture. Walter Benjamin dice «Bisogna basare il concetto di progresso sull’idea di catastrofe. Che le cose continuino come prima, ecco la catastrofe».

Anche la presente trasformazione richiede le sue vittime, le sue distruzioni, chi riuscirà a sopravvivere e chi rimarrà soltanto un ricordo nei libri di storia. Paesi e culture avanzate sono i più minacciati perché debbono rispondere subito a un’evoluzione inesorabile che altrimenti li lascia indietro, mentre quelli emergenti hanno ancora il tempo per colmare il “gap” che li separa da chi è più avanzato. Milioni di persone hanno pagato e pagheranno in Occidente, per l’evoluzione in atto, con la perdita del loro lavoro, ma mentre in America (e in Australia) le nuove attività innovative sono state subito messe in atto per reagire a questa sfida mortale, in Europa - col tacito accordo di politici, imprese, sindacati e lavoratori - la risposta è stata il sostegno delle attività e delle imprese esistenti e la creazione di attività convenzionali di tipo lineare, destinate a essere cancellate, in tempi brevi, dai paesi emergenti e in via di sviluppo a basso costo del lavoro, con ben minori esigenze delle nostre e con gente disposta al sacrificio per un futuro migliore, come lo fummo noi italiani nel dopoguerra.

Una distruzione salutare

L’innovazione distrugge attività e imprese, ma mentre in Europa ci si sforza di salvarle e comunque prolungarne la vita, in America molte imprese innovatrici cercano di distruggere le concorrenti tradizionali: “Disruptive technologies are powerful forces that unseat entrenched incumbents”. Così l’E-Commerce ha portato Borders a chiudere, nel settembre 2011, le attività di vendita nei negozi; la fotografia digitale, la Kodak, nel febbraio 2012, a smettere di fare quella convenzionale; lo Smartphone, nel novembre 2012, la AT&T ad annunciare che avrebbe smesso il servizio via cavo. Il mio amico Peter Diamandis mi ha appena mandato una lettera, intitolata “disrupting adjacencies”, dicendo “let’s start with a few disruption examples”

FACEBOOK Disrupts SMS MESSAGING; TESLA Disrupts ENERGY STORAGE; GOOGLE disrupts MOBILE PHONES; AMAZON disrupts EBOOKS; NETFLIX disrupts CONTENT STREAMING & CREATION; UBER disrupts FOOD DELIVERY; LINKEDIN disrupts RECRUITING; RED BULL disrupts PUBLISHING; FUJIFILM disrupts COSMETICS; APPLE disrupts MUSIC PLAYERS; GOOGLE, APPLE, UBER & TESLA disrupt CARS & DETROIt; FACEBOOK, GOOGLE, SPACEX, VIRGIN/QUALCOMM disrupt COMMUNICATION

Posso mandare la descrizione dei dodici casi citati a chi fosse interessato.

Le attività salvate e nuove sono sostenute con opportune politiche: in Europa cercando di adeguarle al mercato; Paolo Barilla afferma che “L’Italia deve riuscire a portare le sue tradizioni nel mondo sapendosi innovare, siamo noi che dobbiamo adattarci per riuscire ad entrare in nuovi mercati”, con lo sviluppo lineare delle attività tradizionali dove governa il mercato. Si tratta dello sviluppo tipico del terzo mondo, mentre quello esponenziale delle “startup” nasce dall’innovazione rivoluzionaria e distruttrice che la gente non concepisce, il mercato ignora e deve essere imposto a utenti e consumatori; anche se già negli anni ‘70 la strategia della 3M era “Se il tuo prodotto va bene pensa a sostituirlo”, prima che ci pensino i tuoi concorrenti. All’inizio degli anni ‘60 Piero Giustiniani, appena defenestrato da Anninistratore Delegato della Montecatini, ricordando l’avventura del polipropilene mi raccontava che chi era stato contro il suo progetto di costruire un grande stabilimento si basava sui risultati negativi delle ricerche di mercato, stupidi perché il polipropilene era un prodotto nuovo e pertanto senza mercato.

L’handicap del pregiudizio

Soprattutto in Europa la gente vuole un lavoro per sempre, ma i nuovi lavori richiedono nuove competenze e sono destinati a durare sempre meno; inoltre le ideologie portano al rifiuto di molte attività, come i vaccini - che stupide credenze, criminali da parte di medici, insinuano che fanno male - gli OGM, il nucleare, il trattamento dei rifiuti, la biologia molecolare sintetica portata avanti negli USA dal settore militare, accusato di essere poco interessato ai rischi che, quando si conoscono, sono controllabili. Fermarsi davanti a un ipotetico rischio, come avvenne nel caso di Asilomar o del nucleare, è quanto di più stupido si possa immaginare. La gente ammira ancora (per quanto?), letteratura e arti ma sospetta sempre più che le costruzioni materiali possano essere pericolose, come i fertilizzanti o i vaccini, o comunque poco valide, come i diamanti sintetici, che hanno il “difetto” di essere più puri o più uniformemente drogati di quelli naturali. Troppa gente in Europa è, di fatto, contro la scienza, che si sta appropriando di ogni settore del sapere e demolisce la ragione comune. Sul Corriere del 10 ottobre Edoardo Boncinelli ha scritto “la rivista scientifica «Science» ha dedicato quattro pagine a un argomento decisamente inconsueto per una pubblicazione del genere: lo sviluppo e la diffusione delle grandi religioni, quelle che tirano in ballo i cosiddetti Grandi Dei, vale a dire le divinità la cui predicazione ha chiari intenti moralizzatori.” ma la gente sceglie col pensiero “naturale” e ideologico, come Erri De Luca col TVA, in modo perverso e reazionario, come fu quello dei Luddisti con la rivoluzione industriale.

Destra e sinistra

Destra e sinistra sono il residuo di ideologie senza significato; il partito comunista è nato e rimasto conservatore se non reazionario; negli ultimi tre secoli innovazioni tecniche e avanzamenti sociali e culturali sono stati frutto soprattutto della borghesia illuminata, sempre più americana; quest’ultima, come ha spigato Sergio Romano, rifiuta il socialismo, ma non teme di attuare il rinnovamento anche con le riforme “liberal”; perché poi i liberali in America sono di sinistra, come si è sbandierato nelle ultime elezioni canadesi, e in Europa sono in alcuni paesi di centro e in altri di destra? Destra e sinistra non hanno più senso e si dovrebbe parlare di conservatori e reazionari da un lato in contrapposizione a innovatori e distruttori, come aveva indicato Schumpeter, il cui insegnamento è più valido che mai. I politici aborrono i tecnici, ossia gli esperti, e ritengono, con qualche ragione, che i loro governi sono stati pessimi; ma in Europa i governi, dal quartiere allo stato, per carenza di esperti non sanno fare scelte e quando arrivano a farle - sempre in ritardo - le fanno ridicole. In America, dalla fine del secondo conflitto mondiale i governi sono sostenuti da consiglieri esperti in ogni settore della cultura e non proni alle ideologie e c’è l’esplicita richiesta di rafforzarne il ruolo (Why the Next President Needs a Powerful Science Adviser. The next U.S. president needs to elevate the role of the White House science adviser). Tra i candidati alla prossima presidenza degli Stati Uniti, per il partito repubblicano, c’è Carly Fiorina, grande esperta di tecnologia, che ha dichiarato che, se venisse eletta, sosterrebbe decisamente ricerca e innovazione.

La ripresa non aspetta

Nella Regione Lombardia, non si è scelto un tecnico alla sanità bensì Maroni. La ripresa non aspetta i governi e la loro ignoranza. Lunedì 26 ottobre, su Corriere Economia, Bianca Carretto ha scritto “Tesla. Mister Musk ha perso un po’ di carica”, e il 27 Outsider Club mi ha mandato la notizia che “Electric car manufacturer Tesla is about to build the largest factory of its kind at a cost of $5 billion. The idea is to produce electric cars for the masses — 500,000 of them per year— by slashing the cost of batteries in half. Groundbreaking for this so-called Gigafactory has already begun on a 2,864-acre site outside of Reno”. In America si fa, in Europa l’ideologia (del rischio) porta a non fare e fallire, magari raccontando la fandonia che le auto diesel non inquinano. Insomma i responsabili di imprese, di stati e governi, devono affidarsi non tanto ad amici fedeli, ma a forti sostegni culturali, scientifici tecnici, umanistici, sociali, che li informino, al di là delle idee politiche e degli indirizzi ideologici, di come stanno davvero le cose; e questo è il modo serio di affrontare il problema della scelta “tecnici vs politici”.

Le divergenze Europa America sono quasi incolmabili, dall’atteggiamento e ruolo dei populismi, all’energia e le risorse, e soprattutto a quale futuro pensare: la primazia nel mondo o l’arretramento verso un passato di staterelli litigiosi che, per il momento, si esaltano per frazioni di punto di crescita dovuta alla ripresa di altri.

 



 

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