10 - 2015 | 60° Congresso degli Ordini d' Italia
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Le idee e le proposte elaborate durante il consueto impegno annuale della categoria riunitasi a Venezia

A Venezia il grido d’allarme degli ingegneri: urgono misure urgenti per superare la crisi


Il lavoro come forza propulsiva per la ripresa economica e sociale del Paese. Ecco perché urgono interventi drastici, rapidi e risolutivi da parte del Governo per dare nuovo slancio all’occupazione; in un quadro così dipinto, gli ingegneri sono pronti a fare la loro parte, con spirito di devozione nei confronti dell’Italia. Al sessantesimo Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri, che si è tenuto a Venezia dal 30 settembre al 2 ottobre, la categoria compatta ha gridato a gran voce la necessità di un deciso cambio di passo, da parte delle istituzioni, delle politiche occupazionali e sociali. D’altronde, il titolo stesso dell’evento, “Ingegneria. Valore lavoro” non lasciava dubbi sulle tematiche da affrontare. Un processo evolutivo certo non facile e che si porta dietro alcuni retaggi del passato, come ad esempio le lungaggini burocratiche ed un peso della Pubblica Amministrazione eccessivo, capace ancora di ingolfare gli ingranaggi di un Paese alla costante ricerca di se stesso.

Quale la soluzione, dunque? Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, pone all’attenzione generale la questione: “Gli ingegneri e la cultura ingegneristica devono essere portate al centro della pubblica amministrazione. Un settore che ha avuto due fasi negli ultimi anni; una tradizionale con il prevalere della cultura giuridica che ha portato a creare un coacervo di disposizioni e di norme in ogni settore di attività, primo vero ostacolo allo sviluppo. La seconda fase è stata dominata dalla cultura economica, in un’ottica di presunto taglio alla spesa. Presunto perché la spesa pubblica continua purtroppo a crescere; spese correnti e non spese in investimenti come invece era ed è drammaticamente necessario.

Quello che serve ora è un innesto di una cultura ingegneristica, che rinforzi gli organici della Pubblica Amministrazione con giovani ingegneri e che soprattutto alimenti con la cultura del problem solving e del risultato la nostra Pubblica Amministrazione”. Come al centro dell’agenda politica deve per forza di cose essere messa la difficile situazione dei liberi professionisti, avvolti da una crisi che non sembra avere fine. Come tra l’altro ha ammesso, tra le righe, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, che in un messaggio fatto arrivare ai congressisti ha detto: “È vero che il Jobs act si è occupato fondamentalmente di lavoro dipendente mentre abbiamo problemi anche sul lavoro autonomo. Nella legge di Stabilità affronteremo questo tema. In tal senso stiamo studiando una serie di misure che riguardano il trattamento fiscale per l’avviamento delle nuove attività professionali con volumi limitati.

Non è possibile anticipare le decisioni che prenderemo nelle prossime settimane, perché i vincoli di finanza pubblica sono stretti ma l’attenzione su questo versante c'è. Il tema è all’ordine del giorno e lo affronteremo”. Una posizione apprezzata dai vertici della categoria, anche se la strada verso la luce è ancora lunga. “Gli strumenti di sostegno agli investimenti ed alla crescita – ha spiegato Zambrano - sembrano focalizzarsi in modo quasi esclusivo su alcuni comparti produttivi, in particolare quelli di matrice industriale, mentre il nuovo piano per le infrastrutture strategiche, il piano per il Sud, gli interventi per la prevenzione del rischio idrogeologico, i piani di riqualificazione urbana sono solo ad uno stato embrionale o procedono in modo discontinuo.

La semplificazione amministrativa, dopo decenni di annunci e dibattiti, appare sostanzialmente un miraggio. Gli ingegneri intervistati dal nostro Centro studi mostrano di avere le idee molto chiare. Dopo anni di interventi di semplificazione, l’intrico normativo che sovrintende in Italia ogni attività e ogni iniziativa viene ancora percepito come il principale ostacolo alla ripresa. Le proposte che avevamo portato all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni politiche al Congresso di Brescia di due anni fa, incentrate sulla sussidiarietà sono rimaste lettera morta. Gli interventi sul jobs act sono percepiti dagli ingegneri come positivi, ma quello che davvero serve è un abbattimento drastico del costo del lavoro e della tassazione per i liberi professionisti”. Altra grana: i recenti tentativi di modifica dell'articolo 31 sul DDL Concorrenza, che i vertici della categoria non hanno digerito per niente. “Una vera indecenza, bisogna smetterla di fare regole al servizio di chi pensa di essere più forte ed è comunque più arrogante”, ha tuonato Zambrano. “Si vogliono forzare le regole, aprendo il mercato privato alle società di ingegneria senza garantire regole uguali per tutti.

Le istituzioni, il Parlamento e in particolare il Governo devono ascoltarci e non possono continuare a proporre correzioni in aperta violazione dei pareri espressi dalle Commissioni Giustizia e Ambiente della Camera, che hanno ribadito la necessità di un quadro regolamentare comune a tutti gli operatori nel settore, assicurando equità e correttezza”. Gli ingegneri, ha proseguito Zambrano, hanno accolto gli impegni richiesti dalla riforma del settore in tema, ad esempio, di formazione e assicurazione obbligatoria, “regole da noi prontamente accettate e digerite, tutti però devono essere sottoposti a questi principi.

Le società di ingegneria (in realtà, solo una piccola minoranza di esse) che spingono per questa soluzione, intendono sottrarsi alle regole deontologiche e di correttezza”. Zambrano si è rivolto direttamente al governo, “che stiamo provando a convincere a tornare indietro su questa grave decisione”, e alle forze parlamentari, affinché possano rivedere quegli emendamenti “che il Paese, non gli ingegneri, non meritano”. Quindi un appello alla propria categoria e alle stesse professioni tecniche: “Singolarmente non siamo ancora sufficientemente forti come dovremmo di fronte a questi attacchi, per questo occorre fare rete in misura ancora maggiore, serve più coesione e solidità. Del resto abbiamo dato l’esempio in tema di riorganizzazione interna e di riordino delle aree tecniche, proseguiamo allora su questa via prima che lo facciano altri, prima che una riorganizzazione diversa da quella che vogliamo ci venga imposta dall’esterno o dall’Europa”.

 

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