10 - 2015 | Expo
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Giappone -  Il padiglione più gettonato

Tutti in coda tra innovazione e tradizione 

 

Narghes Doust, dottore di ricerca al Politecnico di Milano

 

La filosofia progettuale del padiglione Giappone per Expo 2015, si basa sul rapporto ideale tra uomo e natura che ha sempre caratterizzato gli antichi villaggi giapponesi, i Satoyama, estesi su vaste aree coltivate che si adagiano tra colline lussureggianti. Col passare del tempo, però, questo equilibrio si è pian piano svilito nella civiltà moderna e l’attuale rapporto è ormai basato su uno sfruttamento unilaterale della natura che vede svanire l’originario sistema basato sul riciclo. La concezione progettuale, proposta dal Prof. Arch Atsushi kitagawara e sviluppata ed ingegnerizzata dalla società Ishimoto Architectural & Engineering Firm Inc., prevede l’utilizzo del legno come risorsa rinnovabile, una sorta di evocazione delle foreste. Proprio le foreste rappresentano Il il 70% del territorio giapponese e e questa imponente presenza ha quasi imposto l’utilizzo del legno come elemento che caratterizza trasversalmente la quotidianità giapponese a partire dall’architettura fino ad arrivare all’artigianato locale accomunando, quindi, le grandi strutture dell’ingegneria civile su scala urbana con gli articoli per la casa di uso quotidiano.

Alla base dell’idea progettuale sta la convinzione che la maggior parte dei problemi legati all’alimentazione su scala mondiale sia dovuto all’attuale sistema che non si fonda sul riciclo. Il contributo del Giappone al tema di Expo2015 nei confronti dei problemi alimentari globali risiede nell’idea di “ ricca cultura alimentare / cultura forestale / società del riciclo” portata avanti fin dai tempi più antichi. Espressione architettonica di tale ideologia, è rappresentata da un graticcio tridimensionale di travi in legno che descrive i volumi del padiglione e ne delimita le aree. Tale graticcio è realizzato  con oltre 20 mila travi lunghe due metri in legno lamellare di larice giapponese, caratterizzate da una sezione di circa 11.5x11.5cm. Questa struttura rappresenta un primo esemplare realizzato con una commistione di tecniche costruttive tradizionali ed analisi strutturali moderne per realizzare un esempio di architettura innovativa capace di esprimere appieno la fusione di cultura tradizionale e tecnologia moderna.

Il sistema costruttivo proposto ha il vantaggio di poter essere smontato ripercorrendo a ritroso il procedimento utilizzato nel montaggio; in questo modo l’intera struttura può essere “riciclata” in altra sede lasciando spazio a nuove finalizzazioni e nuove destinazioni d’uso nell’ottica della sostenibilità ambientale che è proprio una delle parole chiave di Expo 2015. La sostenibilità della struttura è stata pensata con riferimento a tutto il ciclo di realizzazione dell’opera; infatti, le limitate dimensioni dei singoli elementi hanno permesso di ottimizzare le operazioni di trasporto permettendo di compattare ben 1600 pezzi su un unico autotreno di normali dimensioni. Il padiglione presenta una struttura su due piani: il piano terra dedicato alla zona espositiva mentre il primo piano è occupato dai ristoranti e dalla zona eventi. Le esposizioni allestite all’interno del padiglione sono incentrate sul tema della “Diversità Armoniosa” che vuole trasmettere un messaggio impregnato del senso di riconoscenza e amore per la natura, con un occhio di riguardo anche verso le numerose persone coinvolte nella filiera alimentare. Questo messaggio è trasmesso ai visitatori attraverso un’esperienza vissuta in un percorso cha parte dal campo agricolo e arriva alla tavola, ripercorrendo il lungo viaggio del cibo.

I visitatori sono invitati a utilizzare i loro cinque sensi in un percorso attraverso altrettante aree tematiche dedicate alla cultura del cibo giapponese in cui si susseguono armonia, diversità, tradizione ed innovazione. Il percorso e gli ambienti sono definiti da vaste superfici vetrate altamente tecnologiche che fungono da punto informativo e che sono anche utilizzate per proiettare testo e immagini, riflettendo così lo stile d’avanguardia del padiglione. Tale soluzione tecnologica prevede inoltre l’utilizzo di un vetro che abbina le proprietà riflettenti di uno specchio alla proiezione di immagini, tutto ciò permette di compiere un viaggio virtuale nel Giappone rurale. Guardando la struttura è molto difficile ricavarne una concezione strutturale nitida e chiara; è necessario abbandonare le categorie di giudizio classiche delle costruzioni e cercare di immedesimarsi nella mentalità costruttiva giapponese del passato pur trovandoci lontanissimi sia culturalmente sia geograficamente. Il primo passo per immergersi in questa cultura risiede proprio nel significato della parola architettura “Kenchiku”. Nella mentalità occidentale con architettura ci si riferisce a qualcosa di eterno, che segna un particolare periodo storico; in Giappone, invece, un qualsiasi edificio storico non corrisponde mai all’originale: nella cultura giapponese, la consapevolezza dell’origine organica del legno, fa sì che ciò che è oggetto di conservazione non sia il materiale in sé ma siano l’atto mentale ed il gesto tecnico.

 



 

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