07 - 2015 | Attualità
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Rinnovabili: occorrono scelte forti, a partire dalla carbon tax

prof. ing. Gianni Silvestrini, Direttore scientifico Kyoto Club

 

Le rinnovabili diventeranno centrali negli scenari energetici mondiali, ma il percorso per arrivare ad un loro ruolo egemonico va studiato con intelligenza perché sono ancora molti gli ostacoli da superare. Questa evoluzione sarà più facile nella generazione di elettricità, considerato che quella “verde” diventerà meno cara dei kWh delle centrali termoelettriche. Se oggi questo è vero solo per alcune realtà, come in Brasile e in Cile, dal prossimo decennio il minor costo delle rinnovabili porterà benefici economici ad una larga parte dell’umanità oltre a limitare i rischi di un catastrofico cambiamento del clima. Ma, se si amplia lo sguardo all’insieme dei combustibili fossili, la situazione appare più complessa. Gli investimenti mondiali indirizzati verso carbone, petrolio e gas sono ancora più che doppi (oltre 1 triliardo $) rispetto a quelli delle rinnovabili e dell’efficienza. Se non si riescono a modificare le strategie degli stati produttori e delle multinazionali, che vogliono continuare l’esplorazione dell’Artico o lavorare le sabbie bituminose, la battaglia climatica sarà persa. Ma facciamo un passo indietro per capire come si sia avviata la corsa delle rinnovabili elettriche e valutare quali potranno essere le evoluzioni future.

Le sorprese della storia

Si parla spesso in Europa di incentivi eccessivi, sfuggiti al controllo dei governi. Certamente, se solo fosse stata prevista la chiusura di molte centrali e la crisi delle utility, le istituzioni avrebbero gestito in modo molto diverso il sostegno alle rinnovabili. Una crescita “controllata” avrebbe limitato gli incrementi delle bollette, ma la diffusione del solare e dell’eolico sarebbe stata modesta, con il risultato che i prezzi di queste tecnologie sarebbero oggi ancora elevati. In sostanza, è stata la sorpresa del crollo dei prezzi a spiazzare le politiche energetiche determinando la diffusione su larga scala e cambiando il paradigma della produzione centralizzata del secolo scorso. E’ vero però che il peso del cambiamento è stato sostenuto solo da alcuni paesi, mentre ora i bassi prezzi avvantaggiano tutto il mondo, ad iniziare da quella fetta di umanità, 1,3 miliardi di persone, priva di energia elettrica che avrà accesso a questo servizio in tempi molto più brevi di quanto stimato solo qualche anno fa.

I drivers del prossimo sviluppo delle rinnovabili

Proprio i paesi di punta, come Germania, Italia, Danimarca, Spagna, adesso devono affrontare nuove sfide. Si tratta infatti di governare l’ulteriore crescita delle rinnovabili e di trasformare la rete. Il contesto è però molto diverso rispetto allo scorso decennio. Da un lato pesa l’incidenza degli incentivi sulle bollette. Dall’altro le utility oscillano tra la difesa del ruolo delle proprie centrali e la necessità di cambiare il modello di business proprio a favore delle rinnovabili, dell’efficienza e delle soluzioni smart. Possiamo immaginare che all’attuale periodo di transizione, caratterizzato da un rallentamento delle installazioni, seguirà una ripresa finalizzata al raggiungimento di obiettivi ambiziosi imposti dall’accentuarsi della crisi climatica. La copertura entro la metà secolo del 100% della domanda elettrica con le rinnovabili orienterà infatti le strategie di un numero crescente di paesi. Un aiuto alla decarbonizzazione delle economie verrà dallo sviluppo della mobilità elettrica, destinata a esplodere alla fine del decennio, che consentirà di ridurre la dipendenza dal petrolio.

La diffusione delle tecnologie verdi sarà certamente facilitata dal calo dei prezzi che, nel caso del fotovoltaico, porterà ad un ulteriore dimezzamento entro il 2025. Ma le evoluzioni future in questo settore dipenderanno soprattutto dalle modalità con cui verranno trasformate le regole del mercato elettrico. E occorre avere una visione che vada oltre la sola generazione elettrica. Le rinnovabili elettriche si sono imposte grazie ad una “forzatura”. Adesso si deve accelerare la sostituzione dei combustibili fossili anche negli altri ambiti, occorre preparare la prossima ondata. Le tecnologie verdi si imporranno perché ambientalmente più sostenibili, più resilienti, più efficaci per la sicurezza e, infine, anche più economiche. Ma non sarà un processo inerziale. Occorrono scelte politiche forti, che forse verranno dopo la Conferenza di Parigi. Ad esempio, con l’adozione nel medio periodo di una seria carbon tax. E si dovrà invertire l’attuale rapporto degli investimenti, con l’accoppiata rinnovabili+ efficienza in grado di raccogliere il doppio delle risorse destinate ai fossili.

Le “Disruptive Technologies” favoriranno la de-carbonizzazione del sistema energetico

E veniamo alla questione climatica, che viene specificatamente affrontata in un libro, 2 °C, per evidenziare la possibilità per la prima volta concreta, di evitare crisi irreversibili per il nostro pianeta. L’incremento delle temperature da non superare per evitare catastrofici impatti climatici, due gradi, che è appunto il titolo del libro, sarà uno dei più importanti stimoli e condizionamenti dello sviluppo dell’umanità dei prossimi decenni. Spalancherà opportunità e definirà vincoli destinati a modificare profondamente i principali comparti della nostra economia. Si tratta di una sfida ambiziosissima. Gli attuali sforzi per decarbonizzare l’economia globale dovranno essere moltiplicati per sei. A quella climatica si aggiungono altre emergenze ambientali e la necessità di fornire cibo, case, servizi, lavoro a quelle 250.000 persone che ogni giorno nei prossimi quindici anni usciranno dalla povertà andando a vivere in città.

Un impegno da far tremare i polsi. Eppure ce la si può fare. Stanno infatti affermandosi, con una rapidità ed una efficacia eccezionali, soluzioni in grado di affrontare le crisi e di fornire risposte totalmente innovative. Stanno inoltre emergendo modalità totalmente innovative nel fornire servizi e nel soddisfare bisogni, che passano per la sharing economy e l’economica informale. Si sono lette analisi che sottolineano la gravità della crisi del pianeta in tono fatalistico. Sul versante opposto, alcuni contributi affidano alle novità tecnologiche un effetto taumaturgico. La chiave di lettura di “2 °C” passa attraverso l’analisi delle risposte tecnologiche che saranno progressivamente disponibili, accompagnata dallo studio delle forze in gioco, da quelle che resistono al cambiamento a quelle che mettono in discussione equilibri ormai precari.

Nel libro si analizzano le trasformazioni di interi settori produttivi e si individuano soluzioni destinate a convergere nel delineare risposte radicali. Vengono intercettati i segnali che emergono nei più diversi contesti: dall’irresistibile avanzata del solare alle bio-raffinerie del futuro; dalla realizzazione di edifici a energia zero all’esplosione di nuove forme di mobilità sostenibile. Il tutto contestualizzato nell’attuale orizzonte energetico in rapida evoluzione. In che modo rinnovabili ed efficienza energetica stanno rimettendo in discussione il modello dei combustibili fossili, consolidatosi nel corso degli ultimi due secoli?

Come stanno cambiando le strategie delle aziende elettriche messe in discussione dall’emergere di milioni di produttori e dal progressivo superamento della produzione centralizzata? Altri settori, quelli dell’auto, dell’edilizia e dell’industria sono investiti dal vento del cambiamento: nuove forme organizzative e gestionali assieme ad un’innovazione spinta fanno intravvedere come questi mondi siano destinati a mutare profondamente. La rivoluzione digitale ha favorito la rapidissima evoluzione di alcune tecnologie che manifestano una tale capacità di trasformazione da essersi guadagnate il nome di “Disruptive technologies”: ne sono analizzate una decina, spaziando dall’energia alla mobilità, dall’industria all’edilizia. La stampa 3D riuscirà ad incidere sulle strutture produttive tradizionali? Il successo del car sharing e le prospettive dell’auto senza guidatore incideranno sulle strategie delle multinazionali dell’auto?

Si può affrontare la sfida di costruire edifici che consumano dieci volte meno di quelli esistenti e moltiplicare per dieci i risparmi annui della riqualificazione, passando alla “deep renovation” di interi edifici e quartieri? Sono alcune delle domande a cui il libro cerca di rispondere, sottolineando anche la complessità di alcuni approcci che, se non ben governati, rischiano di generare contraccolpi negativi. Ed è lo stesso modello lineare di un’economia usa e getta ad essere rimesso in discussione a favore di schemi circolari basati sulla valorizzazione del riuso, della riprogettazione, del riciclo. Ma per agevolare l’uscita dalla crisi che morde molti paesi e ridurre i rischi climatici occorre un ruolo “attivo” delle istituzioni. E il messaggio forte, radicale, dell’enciclica “Laudato si’” ci ricorda la valenza etica e morale di questa sfida e le implicazioni per le popolazioni più povere e per le generazioni future. Ma, l’impressione è che siamo vicini ad una svolta, in grado di evitare che la più importante minaccia per l’umanità in questo secolo riesca a prevalere. Gianni Silvestrini Direttore scientifico Kyoto Club

 

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