07 - 2015 | Gestione del territorio
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La conseguenza della rottura di una diga e la  "mappa" delle inondazioni

dott. ing. Leonardo Mancusi

 

Le conseguenza della rottura di una diga e la mappa delle inondazioni La gestione dei rischi, naturali e non, abbraccia ormai una visione sempre più ampia, che comprende anche concetti come esposizione, vulnerabilità, resilienza e capacità adattativa Ing. Leonardo Mancusi Dipartimento Sviluppo sostenibile e Fonti Energetiche Ricerca sul Sistema Energetico - RSE Secondo il Registro Italiano Dighe, aggiornamento marzo 2015, sono 540 le grandi dighe presenti sul territorio italiano. Queste rappresentano una risorsa fondamentale, per il contributo che forniscono al sistema energetico, per l’approvvigionamento idrico, per la regolazione delle piene. Allo stesso tempo, tuttavia, rappresentano una potenziale fonte di rischio per le popolazioni e i territori interessati dalla loro presenza. A tal riguardo, in seguito all’emanazione delle Circolare Ministeriale LL.PP. 28/8/1986 n. 1125 e 4/12/1987 n. 352 e successive, circa vent’anni fa, sono stati svolti appoiti studi riguardanti la mappatura delle aree inondabili seguito dell'apertura degli scarichi e di un ipotetico collasso delle opere.

Gli studi hanno prodotto come risultato una valutazione quantitativa della pericolosità (hazard) delle dighe, cioè della potenzialità a produrre danni, senza tuttavia quantificarli in funzione dei beni coinvolti e del numero di persone esposte. Un approfondimento ulteriore a questo tipo di analisi è rappresentato dalla valutazione del rischio, cioè dalla quantificazione degli effetti del verificarsi di una situazione di pericolo caratterizzata da un’assegnata probabilità. Tralasciando per il momento la questione della stima della probabilità, che per una diga dipende da tanti fattori (idrologici, strutturali, eccetera), la valutazione del rischio contempla in ogni caso anche la valutazione delle conseguenze. Come è intuibile, la stessa inondazione, infatti, rappresenta un rischio molto elevato se avviene in una zona urbana densamente abitata ed un rischio basso se avviene in una zona disabitata. L’analisi del rischio offre quindi dati più oggettivi nella scelta delle priorità di intervento, anche nell’ottica della ottimizzazione delle risorse disponibili.

L’attuale la ricerca nell’ambito dell’ingegneria delle dighe è orientata proprio verso problematiche quali la gestione del rischio e il mantenimento in sicurezza ed efficienza dell’attuale patrimonio di infrastrutture. Non a caso nell’ambito del 12th ICOLD International Benchmark Workshop on Numerical Analysis of Dams, Graz (Austria - 2013), per la prima volta è stato trattato anche il seguente tema: Computational Challenges in Consequence Estimation for Risk Assessment, a cui anche RSE ha partecipato, e che riguardava la valutazione delle conseguenze dell’ipotetico collasso di una diga a prescindere dalla sua probabilità di accadimento. Tali ricerche, comunque, sono da inquadrare nell’ambito più generale del cambiamento di approccio alla gestione dei rischi, naturali e non, degli ultimi decenni, passato da una visione incentrata esclusivamente sul pericolo, (hazard centred approach) ad una visione più ampia del rischio, che comprende anche concetti come esposizione, vulnerabilità, resilienza, e capacità adattativa.

Questo cambiamento è stato accompagnato e sostenuto da iniziative internazionali a livello europeo e mondiale, e dalla legislazione recente, di cui un esempio è la Direttiva la 2007/60/CE relativa alla valutazione ed alla gestione del rischio di alluvioni. Un esempio di prodotto in questo ambito realizzato in RSE è FloodRisk. Si tratta di un software, sviluppato e disponibile per tutti grazie ai fondi della Ricerca di Sistema, che si integra nel sistema Open Source QGIS e che consente di effettuare valutazioni rapide delle conseguenze di un’inondazione, naturale o da crollo diga, sia in termini di perdite economiche sia di possibili perdite di vite umane. Esso implementa metodologie di letteratura di tipo classico, applicabili tuttavia con l’ausilio un moderno Sistema Informativo Territoriale in grado di utilizzare i più aggiornati dati territoriali digitali.

I dati territoriali in formato digitale dei beni e delle persone esposte, nonché le funzioni di vulnerabilità delle varie tipologie di beni, sono i punti cardini per una fattiva valutazione del rischio in un territorio. Quanto più ampia e dettagliata e standardizzata sarà la messa a disposizione di OpenData da parte degli Enti Territoriali, tanto più saranno realizzabili - a costi contenuti - le analisi di rischio.

Un secondo elemento importante da non dimenticare è la sistematica raccolta dei dati inerenti i danni provocati dalle alluvioni e la loro elaborazione al fine di produrre funzioni di vulnerabilità, simili a quelle esistenti per gli Stati Uniti, che siano specifiche per le nostre realtà. Tali funzioni, sulla base di dati reali pregressi, consentono di stimare il danno atteso in funzione del tipo di edificio o di infrastruttura soggetta ad inondazione e in funzione del tipo di uso (abitativo, commerciale, industriale, eccetera). 

 

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