04 - 2015 | Attualità
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Il pensiero di Armando Zambrano, presidente del CNI, dopo gli ennesimi e recenti fatti di cronaca

Corruzione e appalti, più rotazione tra i manager

Roberto Di Sanzo


Una maggiore rotazione dei manager, unita a una decisa ridefinizione delle competenze delle figure dirigenziali che operano nella Pubblica Amministrazione. E’ questa la ricetta del Consiglio Nazionale degli Ingegneri per cercare di arginare la piaga della corruzione nell’appalto di lavori pubblici, in particolar modo per quanto concerne le grandi opere e per l’alta velocità. Come spiega Armando Zambrano, presidente del CNI, “E’ necessario dare sostanza alla riforma della Pubblica Amministrazione cominciando ad investire in figure professionali appropriate, accompagnati da processi di selezione e valutazione delle competenze che siano corretti e trasparenti”.

E proprio nei giorni scorsi il testo in merito alla riforma degli appalti, depositato dal senatore Stefano Esposito, relatore del Ddl delega presso la commissione Lavori pubblici del Senato, pare accogliere almeno in parte le richieste degli ingegneri, come conferma lo stesso Zambrano: “Le nostre richieste sono state accettate, dai limiti del ricorso all'appalto integrato, all'abbassamento dei criteri per le gare di ingegneria, fino alle commissioni giudicatrici dell'Anac”. Rimangono però ancora tanti dubbi. A cominciare da una netta separazione dei ruoli, in grado così di porre fine alla commistione di interessi che sta alla base del fenomeno corruttivo.Tutto ciò si traduce nel “ricondurre l’appalto integrato di progettazione e costruzione ai limitati casi che la normativa prescrive. Reintrodurre la regola aurea della prima ‘Merloni’, con una separazione netta tra attività di progettazione e quella di costruzione, il cui affidamento deve essere reso possibile solo sulla base di un progetto esecutivo. Occorre abrogare la disposizione che consente al concessionario di nominare il direttore dei lavori, il quale ultimo che essere indicato esclusivamente dalla stazione appaltante. L’attività di verifica del progetto, nel caso quest’ultimo sia stato predisposto dagli uffici tecnici interni alla pubblica amministrazione, non deve poter essere svolta dagli stessi uffici ma essere affidata a professionisti esterni”.

Zambrano tira anche una stoccata al “sistema” di aggiudicazione delle gare, auspicando maggior trasparenza: “è evidente come il settore degli appalti pubblici sia un comparto chiuso, dove a vincere gli appalti sono sempre i soliti soggetti e dove incarichi milionari possono essere affidati senza gara a pochissimi soggetti, sempre gli stessi. E’ necessario rendere trasparenti questi dati, con l’istituzione di una anagrafe nazionale degli affidamenti che possa consentire di evidenziare l’eventuale presenza di posizioni oligopolistiche. Oltre all’azione meritoria dell’Anac, vorremmo vedere anche in questo settore gli interventi dell’Autorità garante della concorrenza che finora è rimasta immotivatamente silente”.
Un sistema che – per sanzionare con maggior tempestività i comportamenti scorretti – dovrebbe prevedere controlli maggiori e dare un ruolo preminente all’Ordine professionale: “Se si reintroducesse l’obbligo per i tecnici che svolgono attività professionale nell’ambito della pubblica amministrazione di essere iscritti all’albo, si consentirebbe agli Ordini di poter concorrere con il proprio controllo deontologico, svolto ora da organi terzi composti da soggetti anche esterni all’Ordine, nominati dal Presidente del Tribunale competente territorialmente, di poter affiancare e supportare l’azione della magistratura a tutela del corretto realizzarsi dell’azione amministrativa”.

Infine, una riflessione anche sulle società di ingegneria, per le quali non vige l’obbligo di iscrizione all’albo. Un modus operandi che genera un corto circuito pericoloso, come ricorda il presidente Zambrano: “In tal modo quelle società coinvolte in casi di corruzione possono continuare ad operare indisturbate, semplicemente sostituendo il proprio Direttore tecnico sottoposto a giudizio o arrestato. Ciò comporta anche una disparità di trattamento con i professionisti e le società tra professionisti che invece hanno l’obbligo di iscrizione all’albo ed in caso di arresto dei propri titolari o dei propri soci, sono immediatamente e automaticamente sospese dall’albo, con la conseguente impossibilità di continuare ad operare sul mercato”.

 

 

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