03 - 2015 | Attualità marzo
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Il Presidente del Consiglio e il Rettore Marco Gilli all’inaugurazione del nuovo Anno Accademico

Politecnico di Torino, start up e vivaio di imprenditori

Davide Canevari

 

“Scuola, università e ricerca possono costituire la carta vincente per il nostro Paese per uscire non dalla crisi economica ma da anni di rassegnazione, stanchezza, sguardo rivolto a terra senza una minima progettazione del futuro”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi nel suo discorso di apertura dell’Anno Accademico al Politecnico di Torino. Parole accolte positivamente dal Rettore Marco Gilli che ha affermato: “Siamo certi che l’azione riformatrice avviata dal Governo saprà affrontare le principali criticità del nostro sistema universitario e soprattutto saprà creare le condizioni perché le Università possano avviare in tempi brevi un significativo ricambio generazionale, condizione necessaria per dare un futuro al sistema di alta formazione e della ricerca del nostro Paese. Per quanto ci compete le assicuriamo la nostra piena collaborazione”.


L’inaugurazione di un Anno Accademico, nonostante tutto, resta comunque un momento molto intenso e di profondo significato nella vita di un’Università, dei suoi studenti, di chi ci lavora e vi fa ricerca. Lo avevamo scritto alcune settimane fa, quando la cerimonia si era svolta al Politecnico di Milano e ora le medesime considerazione valgono anche per Torino, dove lo scorso 18 febbraio – alla presenza di Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei Ministri – il Rettore del Politecnico, Marco Gilli, ha ufficialmente inaugurato l’Anno Accademico 2014/2015. Non si vuole in questa sede fare una cronaca dettagliata di quello che è avvenuto (fuori e dentro l’Ateneo) e che è stato detto.

Più che altro, ci piace richiamare l’attenzione su alcuni passaggi evidenziati dallo stesso professor Gilli che ben definiscono la sua visione e la sua idea di Università... e più in generale di Sistema Paese. Prima di tutto, non è solo una questione di risorse; spesso – anzi - i vincoli burocratici si dimostrano più stretti di quelli economici. “Siamo una comunità di professori, ricercatori, tecnici, amministratori e studenti – ha dichiarato Gilli - che, con entusiasmo, passione e una chiara e condivisa pianificazione strategica si propone di contribuire allo sviluppo scientifico, tecnologico ed economico del Paese e più in generale alla soluzione delle grandi sfide sociali dei prossimi anni.

Restano una serie di problemi strutturali, che vanno rapidamente affrontati e risolti, perché limitano significativamente la capacità competitiva delle nostre Università più virtuose e, conseguentemente, la competitività del Paese: si tratta del progressivo innalzamento dell’età media del personale docente delle università, della carenza di risorse per il diritto allo studio, dell’assenza di una reale differenziazione del sistema di formazione terziaria del Paese, della rigidità dei vincoli di carattere strettamente disciplinare, che regolano il reclutamento e la predisposizione dell’offerta formativa da parte delle università, e di quelli formali e normativi, per citare solo i principali”.

Eppure, là dove c’è eccellenza... le risposte non mancano; anche in queste condizioni non ottimali un polo formativo di alta qualità può dare e ricevere riscontri all’altezza delle attese. Nell’Anno Accademico 2014/2015 a Torino gli immatricolati sono stati più di 5.500 su un totale di più di 33.000 iscritti, di cui il 18 per cento sono stranieri; sono cresciuti a più di 3.000 i laureati magistrali dello scorso anno accademico e la condizione occupazionale è superiore alla media: il 91 per cento dei neoingegneri lavora a un anno dal titolo. É stata anche sottolineata l’importanza del modello di Entrepreneurial University, ovvero di “Ateneo capace di svolgere un ruolo strategico nell’’innovazione, nella ricerca e nella didattica per divenire motore di sviluppo e rispondere nel modo migliore alle esigenze della società”; in questo senso, naturalmente, il capitale umano è la risorsa più preziosa”.

Tradotto nel concreto? “Abbiamo messo a punto una programmazione quinquennale coraggiosa, per favorire, per quanto possibile, il ricambio generazionale e garantire sempre di più l’’eccellenza scientifica e didattica del Politecnico. Sempre in quest’’ottica, sarà fondamentale che l’’internazionalizzazione del nostro Ateneo riguardi sempre più il corpo docente: prevediamo la chiamata diretta di circa 30 Professori Associati e 10 Professori Ordinari di elevata qualifica scientifica e reputazione internazionale in servizio presso università o centri di ricerca esteri e un piano, appena finanziato dal Consiglio di Amministrazione, per accogliere nell’Ateneo 20/25 Visiting Professor ogni anno”. Protagonista anche la ricerca - fondamentale, collaborativa e interdisciplinare – consapevoli del fatto che, rimboccandosi le maniche e mettendo sul tavolo tanta competenza e voglia di fare, non è impossibile trovare risposte (e risorse) anche dalle parti di Bruxelles.

“Per quanto riguarda la ricerca fondamentale, è stato promosso un progetto di incentivazione alla partecipazione ai programmi finanziati dell’ERC (European Research Council) che ha dato risultati superiori alle aspettative: abbiamo riscontrato un aumento delle proposte presentate (33 nel solo anno 2014, a fronte di una media di 10 l’anno del VII Programma Quadro), con due proposte finanziate nell’ambito degli “ERC Starting Grant”, un riconoscimento “ERC Proof of concept” e tre proposte che hanno superato la prima fase della valutazione nell’’ambito degli “ERC Consolidator Grant”.

Si tratta di un risultato particolarmente significativo se si tiene conto che su 328 ERC Starting Grant complessivamente finanziati dall’ERC soltanto 11 sono stati attribuiti a istituzioni italiane”. “Per quel che concerne la ricerca collaborativa e interdisciplinare, il bilancio del VII Programma Quadro appare confortante, ma incentiveremo ulteriormente la partecipazione al Programma “Horizon 2020”; abbiamo inoltre costituito 7 Laboratori Interdipartimentali, in cui attrezzature e spazi fisici sono condivisi da ricercatori impegnati in attività di ricerca strategiche, che richiedono di esplorare le aree di frontiera tra differenti discipline.

Vorrei segnalare inoltre un’iniziativa visionaria per la valorizzazione dei risultati della ricerca: la costituzione di un Laboratorio Interdipartimentale per il coordinamento di tutte le attività di trasferimento tecnologico, che si propone di migliorare la nostra capacità di collaborare con il sistema industriale e di supportare i Dipartimenti e i singoli ricercatori per individuare le attività di ricerca che, opportunamente orientate, possono condurre a brevetti significativi o alla creazione di start-up”. 

 

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