1-2 - 2015 | Attualità
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Il sindaco di Cremona interviene nel dibattito lanciato dal nostro Giornale

Il ruolo delle città infinite... e con identità aperte


Gianluca Galimberti, Sindaco di Cremona

Un nuovo Rinascimento in Italia è necessario. E come il Rinascimento italiano visse in città e territori di arte e cultura, oggi il nuovo Rinascimento deve partire dalle città e dai territori, ma città aperte all’incontro con altre città, per costruire strade che uniscano territori differenti, città infinite secondo una definizione che su questo giornale in altri articoli è stata usata. E su queste strade deve innanzitutto scorrere cultura, che aiuti anche lo sviluppo di un nuovo turismo internazionale. Cultura, commercio e passaggio di persone uniscono infatti i territori. Se nuovo Rinascimento di città aperte deve essere, ogni territorio è chiamato a declinarne i contorni e i contenuti culturali, antropologici, geografici, storici e individuare così le originali traiettorie di sviluppo.

Noi ad esempio abbiamo una vocazione storica: raccontare la valle del fiume Po davvero come una valle di fiume, che unisce il paese e non è solo insieme di due rive separate tra loro. Per questo lavoriamo con altre città, a partire da Piacenza. E abbiamo un’ulteriore vocazione: contribuire a rendere una parte della Valle Padana, soprattutto nella sua parte est, territorio coeso di progetti e sviluppo. Anche in questo caso lavoriamo con altre città. Il Festival Monteverdi tra Cremona, Mantova e Venezia; le proposte culturali e turistiche da Cremona a Busseto, ovvero da Monteverdi a Verdi, perché noi siamo la patria del Melodramma; i progetti tra Cremona Romana e Brescia Romana; il Festival dal Lago al Fiume, da Salò a Cremona sul tema dell’acqua; il progetto di un Istituto musicale tra Brescia e Cremona. Sono tutti progetti in essere che concretizzano l’idea di città aperta. Declinare i contenuti culturali e storici di un nuovo Rinascimento significa conoscere il presente e immaginare il futuro di una città e di un territorio, leggere la propria storia, capire con lucidità che cosa essa ci consegna, per immaginare con altrettanta lucidità il futuro. La chiamerei “consapevolezza di sé come comunità”.

Occorre pertanto lavorare per far crescere dentro la città una coscienza comune, orgogliosa di sé e consapevole di radici e futuro e rendere davvero la cultura respiro di una città. La programmazione culturale partecipata, su cui abbiamo fin da subito lavorato, corrisponde alla raccolta di molti progetti di animazione culturale proveniente dalla città (associazioni, cittadini, gruppi) secondo filoni culturali, progetti strutturali e progetti innovativi condivisi e questa programmazione va nella direzione di costruire quella consapevolezza condivisa, quella capacità di riconoscersi dentro un unico cammino di crescita. Lucidità di lettura significa anche durezza di analisi, capace di individuare risorse ed anche limiti invalicabili, non per rassegnarsi, ma per trarre da questa consapevolezza concretezza di proposta. Significa individuare le priorità, le originalità e su quelle scommettere. Noi siamo città di innovazione nella creazione musicale e nella creazione di strumenti solisti: i violini. A Cremona nasce il melodramma con Monteverdi e nasce il violino con Amati e Stradivari.

Il nostro saper fare liutario è bene immateriale dell’Unesco per tutta l’umanità. Ma per renderlo vivo occorre ridefinire progetti e costruire un sistema di istituzioni culturali in grado di sostenere con continuità un cammino. La questione del ruolo delle istituzioni culturali in una città è questione centrale, anche di sostenibilità economica. Il loro rilancio implica la capacità di costruire un sistema di relazioni tra istituzioni. La nostra città ha di fronte a sé alcune sfide: la costruzione di un Polo museale; il rilancio di un sistema integrato tra Teatro di Tradizione e Auditorium del Museo del Violino; la costruzione di un Polo per il restauro di strumenti musicali e il rilancio della scuola di Liuteria; i progetti sull’Istituto preposto alla formazione musicale, in accordo con il sistema di formazione musicale scolastica di base, insieme al Conservatorio di Brescia per la formazione superiore e con la possibilità di una laurea in Musica insieme a Musicologia, grazie alla quale gli studenti possano avere contemporaneamente una formazione universitaria e da conservatorio; infine, l’alta formazione dei corsi Stauffer e delle summer school, in grado di portare giovani da tutto il mondo a Cremona. In questo sistema che unisce istituzioni e ne rilancia e ridefinisce la missione, il ruolo delle Università è cruciale (Musicologia, Politecnico, Università Cattolica, Università di Brescia, laboratori del Ministero dell’Agricoltura): rappresentano un centro culturale essenziale per la crescita del territorio.

La loro attività di ricerca è centrale, i loro laboratori di ricerca sono uoghi di innovazione basilari da integrare nel tessuto culturale ed anche imprenditoriale del territorio. Una delle questioni fondamentali nella partita della costruzione di un progetto culturale è riassumibile in una parola: spazi. Gli spazi della città sono spazi urbani da rigenerare, spazi in cui permettere alle persone di incontrarsi, di costruire relazioni come elemento fondante del respiro culturale della città, spazi in cui l’animazione culturale di gruppi ed artisti e la loro creatività possano rendere vivi gli spazi stessi e creare così ulteriori relazioni. Si tratta di “rigenerazione urbana” come prospettiva di animazione culturale della città, su cui stiamo intensamente lavorando. Concludo con la questione dei finanziamenti. Innanzitutto solo innovazione di progetto è garanzia per reperire finanziamenti. Servono quindi nuove azioni positive per il recupero di fondi.

Un esempio virtuoso di recupero possibile di finanziamenti è stata l’azione che come amministrazione di Cremona abbiamo messo in atto: capofila di 25 città italiane con Teatri di tradizione, abbiamo ottenuto dal Ministro Franceschini la defiscalizzazione delle sponsorizzazioni anche per le attività dei Teatri di tradizione ed è un bel risultato ottenuto insieme. Le azioni di costruzione di bandi sono poi essenziali ed è proprio per questo che la costruzione di reti territoriali tra città italiane e la ricerca di legami con città europee è essenziale per poter rispondere a bandi europei. Ma molto lavoro occorre fare per innovare comunicazione e marketing culturale/turistico. Anche per questo rapporti internazionali sono indispensabili, con ambasciate italiane all’estero ad esempio, con gli istituti di cultura italiana, con altre città europee. Cultura abbiamo detto è il respiro di una città. Cultura è volano di sviluppo. Cultura è innovazione e progetto, visione di futuro. Cultura è il nuovo nome dello sviluppo ed è oggi sinonimo di pace. 

 

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