1-2 - 2015 | Legge regionale sul consumo del suolo
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Pubblicata la prima legge regionale dedicata in maniera esclusiva a un tema di grande attualità

La Lombardia dice stop al consumo del suolo

Le aree verdi non potranno più essere cementificate

dott. arch. Annamaria Giorgi

 

E’ stata approvata nella seduta del 19 novembre 2014 dal Consiglio regionale della Lombardia la l.r. 28 novembre 2014 n. 31 “disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato”. (è possibile scaricare il testo integrale della legge dal sito della regione Lombardia nella sezione Territorio, Urbanistica e difesa del suolo). Ad oggi la Lombardia è l’unica regione italiana, insieme alla Toscana, (che però non ha predisposto una normativa ad hoc, ritoccando esclusivamente la propria legge di riferimento urbanistico) ad aver legiferato a favore di una legge che si occupa e si preoccupa di difendere il suolo, nel tentativo di giungere ad una pianificazione urbanistica che fosse in grado di azzerare completamente, nell’arco di tre anni, il consumo di suolo.

La necessità e la responsabilità di predisporre tale normativa sembrava un obbligo nei confronti delle nostre città e delle generazioni future. Si è dovuto prendere atto che la mancanza di una regolamentazione in questo ambito, ha portato ad una crescita di consumo di suolo, si pensi che negli ultimi 5 anni il consumo di suolo è aumentato al ritmo di 8 metri quadrati al secondo, pari a 340 mq per abitante l’anno, corrispondenti nel 2010 a oltre 20.500 mq.

In questo quadro la Lombardia occupa il primo posto per aver superato la soglia del 10% di suolo consumato. Tutto questo aumentare dell’urbanizzato ha portato ad una riduzione della superficie agricola, (in Italia dagli anni ‘70 la Superficie Agricola Utilizzata è diminuita del 28% superficie pari a 5 milioni di ettari) che riguarda maggiormente la superficie a seminativi e prati permanenti da cui provengono i principali prodotti di base dell’alimentazione italiana. La rapida e spesso disordinata crescita della città moderna ha creato un aumento delle aree dismesse e del patrimonio inutilizzato, che ha portato ad un lento degrado delle città (in Lombardia il 65% degli immobili fanno parte degli edifici residenziali costruiti prima degli anni Settanta, di cui il 30% versa in condizioni fatiscenti).

Si è partiti da queste premesse per giungere oggi ad una legge che intende invertire tale tendenza, soprattutto tenuto conto del fatto che il suolo è una risorsa non rinnovabile e quindi una risorsa finita A tal proposito tre sono i temi cardine di questa normativa, che intendono migliorare e armonizzare lo sviluppo del nostro territorio, senza però penalizzare l’economia in un momento già difficile.

1. Pianificazione per arrivare ad un “consumo di suolo zero”.

2. Incentivi per la rigenerazione urbana e per il recupero delle aree dismesse.

3. Strumenti per il riallineamento delle previsioni urbanistiche locali ai reali fabbisogni.

Per quanto riguarda la pianificazione per arrivare al “consumo di suolo zero”, in particolare, la legge si propone di integrare il Piano territoriale Regionale con la previsione della soglia regionale di consumo di suolo (entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge 31/2014), da articolare poi a livello provinciale con il PTCP (entro i successivi 12 mesi dall’adeguamento al PTR) e a livello comunale dal PGT (a seguito della prima scadenza del Documento di Piano), secondo un meccanismo di programmazione a cascata (PTR-PTCP-PGT) che sia in grado di produrre realmente una riduzione del consumo di suolo e che al contempo rispetti la competenza e l’autonomia dei diversi livelli programmatori. E’ proprio attraverso tale normativa che si andrà a preservare il suolo agricolo da manovre speculative.

Nello specifico è con il blocco alle varianti e a nuove previsioni urbanistiche che consumino terreno, che si intende preservare oggi e per sempre le aree verdi individuate come agricole dagli strumenti urbanistici. Di fatto, dal mese di novembre in Lombardia non è possibile prevedere un solo metro quadro “nuovo” di suolo da consumare, sino a che non siano state attuate le previsioni di espansione e trasformazione vigenti al 01.12.2014. L’impossibilità di costruire il nuovo consumando suolo libero, dovrà andare a vantaggio anche delle aree comprese all’interno del tessuto urbano consolidato evitando uno scenario futuro di centri abbandonati e sempre più fatiscenti.

Tema rilevante affrontato dalla normativa dunque sono gli incentivi per il recupero urbano e per il recupero delle aree dismesse, la legge introduce un concetto sino ad ora estraneo alla materia urbanistica: la rigenerazione urbana, ponendo il cosiddetto “riuso” come opzione, oggi da privilegiare e da domani da ritenersi come metodo esclusivo per costruire in Lombardia. Inoltre dà importanza agli incentivi per la rigenerazione delle aree urbane ed il recupero delle aree dismesse, individuando misure semplificate e misure di incentivazione, anche di natura fiscale, per il recupero del patrimonio edilizio urbano e rurale esistente e attribuisce priorità nella concessione di finanziamenti regionali ai comuni che avviano azioni concrete per la realizzazione di interventi di rigenerazione urbana. Nella normativa la rigenerazione passa attraverso l’abbattimento degli oneri per gli interventi di recupero che siano anche in grado di migliorarne le prestazioni energetiche e dall’aggravio degli stessi per chi continua a consumare.

In quest’ottica è utile evidenziare l’introduzione dell’articolo sui recuperi energetici che per interventi di riqualificazione e sostituzione edilizia a fronte di un miglioramento dell’efficienza energetica del manufatto, o di quella parte di esso oggetto dell’intervento, superiore al 30 per cento, prevede lo scomputo dei muri perimetrali portanti e di tamponamento, nonché dei solai che costituiscono involucro esterno. Negli edifici di nuova costruzione, tale scomputo sarà concesso al raggiungimento della classe energetica A.

Il terzo punto, anch’esso importante per raggiungere l’obiettivo di privilegiare la rigenerazione urbana, è quindi il riallineamento delle previsioni urbanistiche locali ai reali fabbisogni. A tal proposito la legge prevede la definizione di criteri per la determinazione degli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT relativamente ai diversi sistemi funzionali e, in particolare, all’effettivo fabbisogno residenziale e allo sviluppo insediativo. Poiché l’intento non è stato quello di creare un documento calato dall’alto, che non fosse sensibile e rispettoso delle volontà delle autonomie locali, è stato introdotto un momento transitorio lasciando un tempo di 30 mesi dalla data di entrata in vigore della legge 31/2014 per realizzare gli interventi previsti dai PGT. Questa è la prima misura concreta, una specie di “moratoria differita” per permettere ai buoni interventi di partire comunque, garantendo anche il non azzeramento degli oneri per i bilanci comunali.

 

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