12 - 2014 | L'intervento
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Progettare città competitive, accoglienti e creative

prof. dott. Ledo Prato 
Segretario generale Associazione Città d’Arte e Cultura

L’Italia, attraverso tante sue città, si è presentata alla competizione per la Capitale Europea della Cultura 2019 come nessun altro Paese. Non poteva essere diversamente. Sono tante le città vive, dinamiche, abituate a rinnovarsi. E’ una storia che affonda le radici nei secoli. Ecco perché siamo riusciti a stupire un “freddo” anglosassone come il Presidente della Commissione europea di valutazione, Steve Green, il quale ha fatto due affermazioni importanti: “un giudizio molto positivo sui dossier di candidatura delle città, fino al punto da mettere in difficoltà i valutatori, rendendo molto difficile la scelta; l’Italia, grazie alla qualità del lavoro delle città, ha aggiunto reputazione alla competizione a Capitale Europea della Cultura e ha introdotto una grande innovazione, grazie al Programma Italia 2019.

Una innovazione che la Commissione suggerirà ai Paesi che si cimenteranno nelle prossime edizioni”. Come si spiegano valutazioni di questo tenore? Solo cortesia istituzionale? Credo proprio di no. Vediamo perché. 21 città candidate, in nessun altra edizione si è verificata una partecipazione così numerosa. Alcune di esse, la maggior parte, hanno avviato la preparazione della candidatura alcuni anni prima del 2013 con un ampio coinvolgimento dei cittadini, dei rispettivi territori di riferimento, chiamando in causa le istituzioni culturali, le Università, i centri di ricerca, gli operatori culturali, i soggetti di rappresentanza dell’economia e della società.

Istituzioni che hanno abbandonato l’idea di una programmazione affidata ad un unico centro autoreferenziale, scommettendo sulle risorse dell’intera comunità. Un grande processo partecipativo che ha coinvolto studenti, giovani, donne e, in qualche caso, le comunità di stranieri che popolano i territori interessati. Sono stati allestiti progetti da realizzare nel quadriennio 2015/2018 (come prevede il regolamento della competizione) e oltre, con un cronoprogramma molto puntuale. Guardando alle dinamiche di lungo periodo, hanno disegnato le città del prossimo decennio. Perché il futuro non si immagina soltanto, si costruisce. Alle città si è chiesto di non attardarsi sulle glorie della storia passata, ma di disegnare un futuro, rintracciando nel patrimonio culturale le spinte necessarie per reinventarsi. Una sfida difficile per città che hanno nel patrimonio culturale la ragione fondante della propria reputazione internazionale (si pensi a Siena, Venezia, Ravenna o Perugia e Assisi, solo per citare qualcuna delle città in competizione). Eppure nessuna di esse si è sottratta. La spinta è arrivata dalla consapevolezza che la crisi di questi lunghi anni ha profondamente messo in discussione un modello economico e sociale che aveva reso le città vere e proprie piattaforme produttive, assicurando, soprattutto nel Centro Nord, un livello di specializzazione molto elevato in grado di affrontare la competizione internazionale.

Questo modello non tiene più. Soprattutto le città medie, in tutta Europa, sono al centro di una crisi, innanzitutto di ruolo e di funzioni. Sono state spinte progressivamente ai margini dell’economia più avanzata attratta dalle grandi aree metropolitane. Sono soggette a spopolamento e calo demografico, con fenomeni crescenti di svuotamento dei centri storici e con forti tensioni sociali. Molte delle città che si sono candidate sono partite da qui. E nella ricerca di un nuovo modello di economia urbana hanno disegnato nuove funzioni per la cultura e la creatività, hanno progettato la riqualificazione degli spazi urbani, hanno guardato al territorio come una risorsa da curare e valorizzare, costruendo nuove reti brevi ma con un occhio attento alla costruzione di reti lunghe in Europa.

Basti pensare alla miriade di accordi che hanno sottoscritto con tante città europee, soprattutto nella promozione di una nuova offerta culturale, nelle collaborazioni fra Università e persino nell’ambito della ricerca. Fino al caso di Perugia che, coinvolgendo molte città umbre, ha promosso una nuova Rete Europea fra città e territori per sperimentare nuovi modelli di partecipazione democratica dei cittadini alla costruzione di una nuova Europa, partendo proprio dall’esperienza di costruzione del dossier di candidatura. L’attribuzione del titolo di Capitale Europea della Cultura alla città di Matera è una conferma del processo che ho brevemente descritto. Basta leggere il dossier che hanno presentato. Certo non tutti i dossier hanno lo stesso livello qualitativo, non tutte le scelte adottate corrispondono pienamente ad una visione futura delle città capace di interessare l’Europa, non tutte le istituzioni interessate hanno investito convintamente sul capitale umano e sociale delle proprie comunità.

E tuttavia ci troviamo di fronte ad una esperienza che, nelle sue linee essenziali, può generare un modello virtuoso per le città italiane ed europee che intendono affrontare le trasformazioni che il tempo presente richiede a tutti. Per questo è nato il Programma Italia 2019, per dare una possibilità alle città candidate, oltre la selezione propria di una competizione, di realizzare almeno una parte del bagaglio progettuale allestito con le proprie comunità, per riprogettarsi e affrontare le sfide a cui ci chiama il futuro. Un Programma ambizioso, un incubatore di nuove politiche culturali e urbane, approvato dal Parlamento ed ora in fase di attuazione.

Una occasione per utilizzare le risorse della programmazione europea del 2014/2020 in funzione di progetti su scala territoriale sulla base di un disegno strategico condiviso orientato al miglioramento delle infrastrutture culturali, alla rigenerazione urbana, allo sviluppo delle vocazioni dei territori, al miglioramento della qualità della vita urbana. Insomma una occasione per dare concretezza ad una idea di città media resiliente, competitiva, accogliente, creativa, per uscire dalla lunga crisi di questi anni. E le professioni più legate alla cura delle città possono svolgere un ruolo molto importante per progettare e realizzare un nuovo modello di città.

E’ una sfida difficile. Ma possiamo farcela. Dobbiamo farcela.

 

 

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