12 - 2014 | Cultura
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Patrimonio artistico e architettonico: promuovere le "buone prassi"


Il progetto proposto dal Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano “Gli edifici religiosi in concio d’argilla nel tessuto urbano di Monza”

dott. ing. Luca Sorteni, Consigliere segretario del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano

La manutenzione corrente, ma anche la conservazione ed il restauro delle nostre Chiese sono impegni che travalicano il tempo di una vita umana: basti pensare che le loro vicende coprono intervalli di secoli; così come la loro costruzione ha richiesto, a volte, tempi che oggi sembrano lunghissimi, nell’ordine dei decenni, anche la loro vita ed i loro cambiamenti hanno cicli molto lunghi; a volte è pure capitato che i cantieri fossero portati a compimento da architetti che hanno accolto l’eredità e continuato i progetti di altri.
A ben vedere, nei secoli passati, si progettavano e realizzavano interventi anche molto radicali per adeguare le chiese alle nuove funzioni: si rilegga, ad esempio, a tratti, la storia del Duomo di Monza:

“La chiesa - dedicata a san Giovanni Battista - sorse quindi come cappella della vicina residenza regia longobarda …e risulta già officiata in occasione del battesimo di Adaloaldo - figlio di Agilulfo e Teodelinda - nel 603…/
Come spesso accade nel medioevo, tutto ha origine da un miracolo. Al prete Francesco da Giussano, assorto in preghiera in chiesa, appaiono due donne, Santa Elisabetta e Teodelinda, che lo invitano a ricercare reliquie dimenticate da tempo.
Prima di provare a individuare, al disotto delle successive rielaborazioni, la struttura originaria, occorre insistere sulla forte, non casuale coincidenza di un tale episodio con il Giubileo romano del 1300 quello della “grande perdonanza”, indetto da Bonifacio VIII … Il duomo assunse così, almeno nella prima campagna di lavori, iniziata nell’anno giubilare e che durò sino alla consacrazione dell’altare maggiore, avvenuta nel 1346, le forme semplici e austere dell’architettura mendicante: prevalentemente in cotto, con il corpo longitudinale spartito da sobri pilastri, e copertura a capriate dell’invaso centrale… La facciata sorse a tre campi, con paramento lapideo a bande bicrome bianco-nere (secondo la tradizione locale lombarda già romanica) e unico portale centrale…/
Le esigenze della comunità e il ruolo crescente di rappresentatività promosso dai Visconti, signori di Milano, imposero presto l’avvio di una seconda campagna di lavori, che occupa la seconda metà del XIV secolo ed è caratterizzata dalla presenza di maestranze campionesi, e in particolare di una figura di grande rilievo come Matteo da Campione. Si pose mano innanzitutto all’ampliamento delle navate da tre a cinque; ciò impose anche l’allargamento della facciata per comprendere le testate dei corpi di fabbrica aggiunti, ed il suo adeguato proporzionamento in altezza…È infatti esplicita l’intenzione da parte dei Visconti di accreditare nella seconda metà del Trecento il duomo di Monza come sede per le incoronazioni imperiali, insieme ad Aquisgrana e Roma, e in stretta connessione con il S. Ambrogio di Milano, facendo leva sulla presenza nel Tesoro della “Corona Ferrea”...”

Oggi non abbiamo l’arditezza dei nostri avi, nel rimaneggiare ed ampliare gli antichi edifici, ma siamo chiamati a conservare e tramandare nel tempo questo grande tesoro artistico ed architettonico, possibilmente migliorandolo e rendendolo il più possibile adeguato ad affrontare la consunzione del tempo.
E’ con questo spirito che Fondazione Cariplo ha promosso e finanziato il bando “Promuovere buone prassi di prevenzione e conservazione del patrimonio artistico e architettonico”, con l’obiettivo di “favorire il miglioramento delle politiche di conservazione del patrimonio culturale (attraverso l’adozione di innovazione tecnologica e di processo), come premessa
indispensabile per una gestione più sostenibile dei beni culturali, e contribuire allo sviluppo di modelli virtuosi di pianificazione della conservazione dei beni culturali da attivare su sistemi di beni omogenei, ovvero coerenti per affinità tecnologiche costruttive, stilistiche, materiche, ecc…”

A questo bando ha partecipato anche il Collegio Ingegneri ed Architetti di Milano, con un progetto che ha raccolto l’interesse e la compartecipazione finanziaria della Parrocchia di San Giovanni Battista, costituita da Duomo di Monza e dalle sue quattro chiese sussidiarie, e dei padri Barnabiti del convento di Monza dell’Ordine dei Chierici Regolari di San Paolo.
Il progetto proposto: “Gli edifici religiosi in concio d’argilla nel tessuto urbano di Monza”, che focalizza la sua attenzione su sette chiese in particolare, è risultato assegnatario di un cospicuo finanziamento; esso pone le basi di un nuovo modo di fare conservazione dei beni artistici: ovvero, attraverso l’identificazione, la catalogazione ed il monitoraggio nel tempo dei fenomeni degenerativi in atto, sia da un punto di vista delle strutture, sia dal punto di vista delle superfici e dei materiali costituenti, al fine di guidare su basi scientifiche le future proposte di interventi di restauro conservativo, graduandoli nel tempo in funzione dell’effettiva urgenza.
I sette edifici religiosi oggetto del progetto sono, in ordine decrescente di vetustà:

  • Basilica di San Giovanni Battista, Duomo di Monza; reperti di costruzioni dall’epoca teodolindea del VII secolo, tessiture murarie di epoche dal secolo X al secolo XV in misto conci e pietra di fornace locale.
  • Chiesa Domenicana San Pietro Martire, facciata e colonnati in concio locale dal secolo XIII
  • Chiesa di Santa Maria in Strada; facciata in cotto tessuto a mattone e concio modanato; XV secolo
  • Complesso conventuale dei Padri Barnabiti edifici stratificati in concio di mattone cotto mai intonacato a partire dal sec XVII.
  • Chiesa conventuale San Maurizio, facciata in cotto e marmo; sec XVIII
  • Santa Maria degli Angeli; XIX secolo
  • Chiesa di San Rocco, chiesa parrocchiale in cotto di epoca moderna; XX secolo

Per la realizzazione del progetto, attraverso una ‘Call for expert’, di concerto con il Collegio Architetti e Ingegneri di Monza, sono stati incaricati quattro team di professionisti, costituiti da un Architetto esperto di restauro e da un Ingegnere esperto di strutture; l’incarico prevedeva “la raccolta di materiali documentali esistenti, la loro catalogazione e sistematizzazione, l’analisi del manufatto e la schedatura del suo stato, la produzione di materiali fotografici e digitali sotto forma di schemi ed il caricamento dei dati sul SIT “Carta del Rischio””, unitamente a tutte le eventuali indagini e studi diagnostici eseguiti da terzi sui manufatti.
Il primo passo concreto del progetto è stato, pertanto, la raccolta di materiali documentali esistenti e la realizzazione di una prima catalogazione secondo i modelli previsti dal Sistema Informativo Territoriale “Carta del Rischio” del MiBAC, Ministero dei Beni Artistici e Culturali, una piattaforma informatica pubblica ed accessibile on-line.
Parallelamente a queste prime attività, sono state commissionate diverse indagini, i cui risultati sono stati poi inseriti sempre nella Carta del Rischio, consistenti in:
1) termografie sulle chiese di: S. Maria degli Angeli, S. Maurizio e Santa Margherita, S. Maria in Strada, S. Maria al Carrobiolo; con ulteriore fase di rilevamento prevista nell’arco temporale di mesi 6 dal mese di svolgimento primo rilevamento
2) relazione di verifica statica e sismica del campanile della Chiesa di San Pietro Martire in Monza con rilievo geometrico e tavola del quadro fessurativo, col supporto di indagini strumentali (tre martinetti idraulici, semplici e doppi; tre prove soniche di superficie; quattro endoscopie con fori di piccolo diametro)
3) rilievo fotogrammetrico mediante laser scanner della chiesa di S. Maurizio, ricostruzione del modello 3D mediante nuvola di punti georiferiti
4) posizionamento di fessurimetri wireless per la campagna di monitoraggio dati presso il campanile della Chiesa di Santa Maria al Carrobiolo, annessa al Convento dei Padri Barnabiti, con ulteriori fasi di rilevamento trimestrale nell’arco di dodici mesi.
Riassumendo, con la positiva conclusione del progetto, i risultati sono stati: l’aver dato sistemazione a tutto il materiale conoscitivo sulle singole chiese, l’aver reso disponibili i risultati delle indagini svolte su una piattaforma pubblica, l’aver creato una base informatica su cui caricare i risultati delle indagini che, in futuro, verranno messe in atto periodicamente, secondo una logica di monitoraggio e valutazione nel tempo dei fenomeni degenerativi.

Questo lavoro consentirà, quindi, ai professionisti che si occuperanno della redazione dei progetti di restauro e conservazione, di poter disporre di tutte le informazioni necessarie, senza dover ricorrere a nuove ricerche, ed offrendo loro la possibilità di incrementare la conoscenza della storia specifica del bene di cui si prenderanno cura, offrendo loro uno spazio virtuale, sul quale registrare i nuovi interventi.

Nello specifico del progetto diretto dal Collegio degli Ingegneri ed Architetti di Milano, gli indicatori di vulnerabilità rilevati sono quelli riportati nella tabella.
Come riferimento si consideri che, in banca dati, i valori di minima e massima vulnerabilità globale, sono, rispettivamente, -1,603 e +5,661.

Tabella sorteni BIG

 

Il SIT Carta del Rischio, messo a punto dell’Istituto Superiore per la Conservazione (già ICR), è un sistema di sperimentazione sul territorio, per la conoscenza sul rischio di danno dei beni, inserito in un sistema integrato che vede l’interoperabilità con il SIGEC dell’Istituto Centrale per la Catalogazione e la Documentazione e Beni Tutelati della Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’architettura e l’Arte Contemporanea: il SIT è, quindi, un sistema di banche dati, alfanumeriche e cartografiche, in grado di esplorare, sovrapporre ed elaborare informazioni intorno ai potenziali fattori di rischio che investono il patrimonio culturale.
Questa “carta” prevede la raccolta e catalogazione sistematica sia della documentazione storica, sia delle rilevazioni tecniche prodotte nel tempo. Queste informazioni, su richiesta al MiBAC, sono messe a disposizione dei restauratori per una corretta progettazione degli eventuali interventi che si rendessero necessari nel tempo. La Carta del Rischio, inoltre, consente di calcolare un indicatore sintetico di vulnerabilità architettonica, che ne misura, quindi, indirettamente la maggiore o minore urgenza d’intervento conservativo.

 

 

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